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Ubp. Attraenti le small cap giapponesi. Ecco perché

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Ubp. Attraenti le small cap giapponesi. Ecco perché

Tra venti di guerre commerciali, tendenza al rialzo dei tassi internazionali, crepe politiche in Europa e esaurimento del Qe da parte della Banca centrale europea, il contesto per gli investitori si sta facendo più difficile, mentre le possibilità di correzione dei mercati aumentano.
Tra le opportunità di diversificazione del portafoglio, Union Bancaire Privée – UBP suggerisce di tenere in considerazione il mercato giapponese ed in particolare non il benchmark o i grandi gruppi, ma il segmento delle small cap.
In una conferenza a Milano,

Cédric Le Berre, senior analyst and investment specialist US and Japanese Equities di UBP. ha sottolineato che tra le maggiori beneficiarie dell'Abenomics ci sono proprio le small cap, per una serie di motivi che vanno al di là delle motivazioni più generali che rendono relativamente attraente l'investimento sulla Borsa nipponica (come le valutazioni, i progressi nella considerazione delle esigenze degli azionisti, il buon posizionamento del Paese sulle nuove frontiere tecnologiche). L'elenco dei fattori è lungo: la ripresa della crescita dei consumi interni, grazie al ripristino della fiducia e all'aumento dei salari; l'incremento della spesa per infrastrutture a Tokyo (in vista delle Olimpiadi 2020) e gradualmente, a cascata, nelle altre grandi città; la ripresa degli investimenti di capitale dopo vent'anni di deflazione e di calo della domanda; il miglioramento della corporate governance in tutti i segmenti dell'azionario giapponese. Inoltre, a sua parere, c'è una maggiore correlazione tra molte piccole aziende giovani e dinamiche con gli schemi di consumo dei “millennials”, mentre esse manifestano una minore dipendenza dall'andamento dello yen, oltre a essere poco coperte dagli analisti (cosa che avvantaggia i gestori attivi). Queste società hanno beneficiato (sia pure indirettamente) anche delle riforme in materia di governance e sono genericamente supportate dalla crescita globale, dalla fine del ciclo deflattivo e dall'andamento positivo del Pil.
UBP propone in particolare il fondo Angel Japan, specialista appunto nelle small cap, di cui compone portafogli “mobili” (”Ipo”, “Steady Growth” e “New Growth”) con una cinquantina di aziende ciascuno, delle quali non conta più del 4% del totale. Con performance lusinghiere. Il team dei suoi specialisti indipendenti segue le aziende con attenzione dalla fase di Ipo: a ogni incontro

con il management si presenta tutto il team, guidato da Seiichi Naito, Chief Investment Manager di Angel Japan (di cui fu co-fondatore nel 2001 con Hirotaka Usami) e gestore dell'UBAM - Angel Japan Small Cap Equity di UBP. La selezione contempla società che fuori dal Giappone sono ovviamente ancora poco conosciute, ma con prospettive di crescita ritenute molto interessanti al di là del breve termine: molte di esse sono legate alla new economy o meglio a idee di business che si inseriscono nelle nuove modalità di commercializzazione di prodotti e servizi. I nomi possono dire poco fuori dal Sol Levante: Yume no machi souzou iinkai, Nittoku Engineering, M3 Inc.,LEC. Elan, istyle. Per forza ci si deve confidare nell'acume selezionatorio di Naito e della sua squadra.
A Tokyo UBP Investments è guidata da Kazuhiko Yoshihara, che, afferma Le Berre “e' inventivo nel proporre ai clienti giapponesi innovative soluzioni di investimento per le loro esigenze”. Tra cui i fondi Angel, ritenuti un'ottima idea di diversificazione e de-correlazione del portafoglio. Oltretutto, conclude Le Berre, “la percezione diffusa è che le small cap siano più rischiose, ma non è così. I dati indicano che non si riscontra una maggiore volatilità”. Almeno nel caso di Angel.

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