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Anche Glencore nel mirino degli Usa: sotto inchiesta per corruzione

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focus su congo, venezuela e nigeria

Anche Glencore nel mirino degli Usa: sotto inchiesta per corruzione

Anche Glencore potrebbe essere rimasta impigliata nella fitta rete di sanzioni intessuta dagli Stati Uniti. Washington non è si è spinta fino a inserire il colosso svizzero delle materie prime in una delle sue tante blacklist, ma il dipartimento della Giustizia l’ha messo sotto inchiesta sull’ipotesi di corruzione (in base al Foreign Corrupt Practices Act) e di riciclaggio di denaro sporco.

È stata la stessa Glencore a rivelare di aver ricevuto un’ingiunzione a produrre documenti relativi alle attività svolte dal 2007 a oggi nella Repubblica democratica del Congo, in Venezuela e in Nigeria.

Il faro acceso su aree geografiche ad alto rischio e su un arco di tempo di oltre un decennio lascia immaginare un’indagine di ampio respiro, che potrebbe comportare guai seri per la società guidata da Ivan Glasenberg, che è già invischiata in numerose vicende giudiziarie.

Il titolo a Londra ha reagito con un tonfo di oltre il 12%, un crollo che riporta alla memoria le sedute di Borsa del 2016, quando Glencore era sull’orlo del collasso finanziario.

Gli Usa hanno diversi motivi di irritazione nei confronti di Glencore. Il gruppo – noto per aver sempre operato in modo spregiudicato – ha relazioni strette anche con la Russia e in particolare con Rusal, di cui possiede l’8,75% oltre a commercializzarne l’alluminio. La società, legata all’oligarca Oleg Deripaska, è tuttora colpita dalle sanzioni americane, ma Washington evidentemente non ha trovato appigli per un’inchiesta formale sul fronte russo e almeno per il momento ha scelto di concentrarsi su altri Paesi.

Sugli affari in Congo, dove Glencore possiede grandi miniere di rame e cobalto, starebbero indagando anche il Serious Fraud Office britannico e l’Ontario Securities Commission in Canada, mentre a livello internazionale nessuno finora ha messo sotto la lente le operazioni in Venezuela e in Nigeria, dove la società – che è il maggiore trader di materie prime al mondo, oltre che un’importante mineraria – commercia petrolio.

La compagnia di Caracas, Pdvsa, ha comunque denunciato Glencore e altri partner stranieri per corruzione. E la Nigeria è al centro di diverse azioni giudiziarie per lo stesso reato, a carico di altre società, comprese Eni e Shell, rinviate a giudizio in Italia.

La situazione in Congo si è andata complicando negli ultimi mesi per Glencore E gli sviluppi più recenti potrebbero essere stati per gli Usa la proverbiale goccia che ha fatto traboccare il vaso.

La società svizzera solo un paio di settimane fa ha risolto una disputa con l’ex socio Dan Gertler, finanziere israeliano che da dicembre è oggetto di sanzioni americane, e ha ripreso a pagargli royalties arretrate, con la sola accortezza di evitare le banche Usa e di preferire l’euro al dollaro.

Meno di ventiquattr’ore dopo il dipartimento del Tesoro aveva reagito inserendo nella blacklist 14 società legate a Gertler, compreso il veicolo che avrebbe dovuto ricevere i versamenti da Glencore. Il redde rationem ora è arrivato anche per quest’ultima.

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