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Carige, si dimette anche Balzani. In appello sale la pena di Berneschi

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Carige, si dimette anche Balzani. In appello sale la pena di Berneschi

Francesca Balzani. (Imagoeconomica)
Francesca Balzani. (Imagoeconomica)

Non c’è pace nel cda di Carige. Ieri ha rassegnato le dimissioni Francesca Balzani, avvocato ed ex vicesindaco di Milano, che era stata cooptata in consiglio nel giugno 2017. Intanto la Corte di appello di Genova ha condannato l’ex presidente di Carige, Giovanni Berneschi, a otto anni e sei mesi nel processo per la truffa al ramo assicurativo delle banca, che vedeva imputate otto persone, compreso l’ex padre-padrone dell’istituto di credito genovese. I giudici hanno ritenuto di inasprire la pena decisa in primo grado, infliggendo cinque mesi in più all’imputato. Per Berneschi, che fu arrestato nel maggio 2014, la corte ha anche stabilito la confisca di 21 milioni di euro. Nonostante la prescrizione di alcuni capi di imputazione, i giudici hanno ravvisato l’aggravante della transnazionalità del reato, che ha fatto aumentare le pene. Oltre a Berneschi sono stati condannati anche altri protagonisti della vicenda.

Ma i vertici di Carige, in primis l’ad Paolo Fiorentino, ieri più che sulle vicende di Berneschi si sono dovuti concentrare sulle dimissioni della Balzani, membro del Comitato rischi della banca, al pari del consigliere Stefano Lunardi, dimessosi il 27 giugno scorso, criticando governance ed eccessivi costi operativi della banca. Il 25 giugno si era dimesso, invece, il presidente, Giuseppe Tesauro, per regioni di ordine etico e denunciando un eccessivo personalismo dell’ad.

La Balzani, consigliere indipendente, ha rassegnato le dimissioni ma con decorrenza dall’assemblea dei soci, che presumibilmente si terrà a fine settembre e che dovrà provvedere alla nomina di un nuovo presidente di Carige. Al pari di Tesauro e Lunardi, la Balzani ha motivato in modo dettagliato le sue ragioni al consiglio.

A quanto risulta da fonti vicine al dossier, in una lettera inviata alla banca la consigliera si è concentrata su questioni di metodo. Nel mirino ci sarebbe il ruolo di secondo piano nel quale l’ad Fiorentino avrebbe relegato il cda della banca. A quanto risulta, la Balzani rileverebbe che le operazioni strategiche vengono portate in consiglio solo a cose fatte. O comunque quando è troppo tardi per studiarle a fondo. Proprio su questa ragione di metodo si sarebbe inasprito, in una recente riunione del Comitato rischi, lo scontro sulla vendita della quota Autofiori detenuta da Carige. In quel caso, spiegano fonti interne alla banca, Fiorentino avrebbe scritto, in una lettera alla Bce, che la cessione faceva parte del capital funding plan, prima che la questione fosse sottoposta al consiglio e pur avendo tutto il tempo, in precedenza, di discuterlo in cda. Tutto questo mentre si evita di affrontare – sarebbe una delle critiche mosse dalla consigliera – questioni più spinose, come quella del bond subordinato da 350 milioni che doveva essere emesso da Carige entro marzo e che invece ha subito uno stop.

Ai  passi indietro di Balzani, Lunardi e Tesauro, peraltro, fa da contrappunto il malumore sulla governance della banca manifestato, a suo tempo, dal primo azionista (col 20,6%), Malcalza Investimenti. Il quale a marzo, durante l’assemblea dei soci ha chiesto, tramite i propri legali, una serie di chiarimenti su alcune azioni portate avanti dall’ad. Chiarimenti rispetto ai quali non risulta ci sia una risposta articolata della banca, se non quella data da Fiorentino in assemblea.

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