Finanza & Mercati

Perché la curva dei tassi italiana non è più scesa ai livelli di…

  • Abbonati
  • Accedi
grafinomix

Perché la curva dei tassi italiana non è più scesa ai livelli di due mesi fa

Dai picchi toccati a fine maggio, quando la speculazione sul debito italiano ha toccato i massimi, i rendimenti dei titoli italiani sono scesi molto. La curva dei tassi resta tuttavia molto di sopra dei livelli di inizio maggio. Allora c’erano rendimenti negativi fino a due anni. Di fatto il mercato pagava lo Stato italiano per detenere BoT e BTp. Oggi non è più così dato che solo fino alla scadenza di 6 mesi i tassi restano sotto zero. Per il resto la differenza rispetto ai livelli di inizio maggio resta molto ampia. Su tutta la curva ormai i tassi sono più alti di circa lo 0,71 per cento.

A questi livelli di fatto lo Stato si indebita a costi maggiori. Un costo dettato principalmente dall’incertezza sulla tenuta dei conti pubblici. Soprattutto alla luce dei contenuti dei contratto di governo che prevede misure estremamente costose come la flat tax, il reddito di cittadinanza o l’abolizione della riforma Fornero sulle pensioni. Il ministro dell’economia Giovanni Tria ha più volte rassicurato gli investitori. In primis sulla permanenza del governo nell’euro e poi sulla tenuta dei conti pubblici garantendo sul fatto che, su questo fronte, l’unica discontinuità rispetto all’esecutivo precedente riguarderà il mix di misure di politica economica. I saldi di bilancio resteranno invariati ha fatto sapere. Non solo. Il governo si adopererà per ridurre il debito pubblico.

Le parole di Tria hanno contribuito a contenere le tensioni sullo spread ma certo non a riportarlo dov’era prima che l’esecutivo Lega-5stelle entrasse in carica. Questo perché gli investitori vogliono vedere nero su bianco i numeri della politica fiscale del nuovo esecutivo. Da questo punto di vista tutto è rimandato all’autunno con la legge di stabilità che dovrà essere sottoposta all’approvazione delle autorità comunitarie entro il 15 di ottobre.

Prima che da Bruxelles in ogni caso l’Italia sarà sottoposta al giudizio delle agenzie di rating da cui si attende un aggiornamento dei giudizi sul merito di credito. Il prossimo 31 gi agosto si pronuncerà Fitch mentre il prossimo 7 settembre potrebbe arrivare la bocciatura di Moody’s che ha messo sotto osservazione il rating dell’Italia in vista di un possibile declassamento. L’aggiornamento di Standard & Poor's è invece previsto il prossimo 26 ottobre.

Insomma si preannuncia un autunno caldo e il negoziato con Bruxelles non sarà una passeggiata. Il recente rialzo dei rendimenti dei titoli di Stato italiani tuttavia non dovrebbe mettere in discussione la sostenibilità del debito pubblico perché il suo impatto sul costo di rifinanziamento del debito è destinato a farsi sentire solo in maniera graduale secondo Matteo Ramenghi, capo investimenti di Ubs. «L’Italia - spiega in un recente report - ha imparato da tempo a convivere con una spesa per interessi alta e da tempo ed uno dei pochi Paesi ad aver mantenuto un avanzo primario per 25 degli ultimi 30 anni».

© Riproduzione riservata