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Europa volatile, giù Madrid. Piazza Affari debole, ma brilla…

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la giornata dei mercati

Europa volatile, giù Madrid. Piazza Affari debole, ma brilla Ferragamo

Andamento titoli
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Seduta a doppia velocità e con volumi di scambio non particolarmente elevati per le Borse europee. Milano ha terminato attorno alla parità (+0,11%), Londra ha chiuso in aumento dello 0,05%, Parigi ha guadagnato lo 0,67% e Francoforte lo 0,53%, nonostante l'indice tedesco Zew, che misura le aspettative dell'economia, in luglio si sia attestato sotto le stime. In calo invece Madrid (-0,43%). Lo spread ha chiuso in lieve calo a 236 punti. In una giornata positiva per Wall Street, il braccio di ferro sui dazi è rimasto sullo sfondo e i riflettori si sono orientati sull'inizio della stagione delle trimestrali, che entrerà nel vivo venerdì con i conti del secondo trimestre di Citigroup, Wells Fargo e JPMorgan. Gli investitori sono positivi sulle aziende americane e sull'economia a stelle e strisce, mentre sono tornati a nutrire dubbi sulla congiuntura del Vecchio Continente, nonostante proprio ieri il presidente della Bce, Mario Draghi, abbia sottolineato che i fondamentali dell'Europa sono solidi, anche se gli ultimi dati macro hanno messo in evidenza un rallentamento della crescita. Intanto la situazione sui mercati finanziari rimane fluida, con le preoccupazioni provocate dal protezionismo che rimangono sullo sfondo. Ieri lo stesso Draghi, ha ammonito che i rischi sull'evoluzione dell'economia stanno aumentando proprio a causa dei dazi. Comunque nel frattempo Cina e Germania hanno firmato diversi accordi commerciali.

Banche sotto la lente, Carige verso nuova assemblea
A Piazza Affari sotto pressione sono state proprio le banche, che hanno registrato ribassi anche fino al 2%, complice il cattivo andamento del settore in Europa (l'indice Euro Stoxx 600 Banche ha ceduto lo 0,66%). Non è arrivato particolare sostegno dalle parole del presidente dell'Abi Antonio Patuelli e del governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco, che durante l'assemblea dell'Associazione bancaria italiana hanno dipinto un quadro in chiaroscuro. Visco ha dichiarato che la riforma delle banche popolari «va portata a compimento, così da consentire alle rimanenti popolari di dimensioni rilevante di conseguire i necessari miglioramenti in termini di trasparenza degli assetti di governance, di capacità di ricorso al mercato, di possibilità di partecipare ai processi di aggregazione». In calo uasi tutti gli istituti quotati sul Ftse Mib in calo: Banco Bpm in discesa dello 0,83%, Intesa Sanpaolo dell'1,6%, Unicredit dell'1,61%, Ubi Banca dell'1,47% e Bper Banca dell'1,94%. Ha fatto bene invece Banca Generali (+1,08%), dopo che la raccolta netta di giugno si è attestata a 502 milioni con un saldo da inizio anno di 3,15 miliardi. Fuori dal listino principale, sotto i riflettori Banca Carige (invariato il titolo), nel giorno del Cda, convocato per discutere di governance dopo le dimissioni del presidente Giovanni Tesauro e di due consiglieri indipendenti, e poi trovatosi a dovere discutere anche della richieste dell'azionista Raffaele Mincione (5,42% del capitale), che ha chiesto di convocare un'assemblea dei soci a settembre per discutere della revoca del Cda. Al termine della riunione odierna si è deciso che in una prossima seduta del Cda si convocherà l’assemblea degli azionisti, verosimilmente per la seconda parte di settembre con all'ordine del giorno la revoca e il rinnovo degli organi sociali.

Telecom maglia nera sul Ftse Mib, pesa giudizio Ubs
Sono invece in netto ribasso le azioni di Telecom Italia, mentre il mercato continua a interrogarsi sul futuro della compagnia e sugli eventuali accordi con Open Fiber. A pesare sulle quotazioni della compagnia è un report particolarmente negativo di Ubs, in cui si consiglia di vendere le azioni, alla luce del fatto che il management della società e il board non hanno la necessaria stabilità per affrontare le sfide all'orizzonte, dal 5G, alla concorrenza di Iliadm a una trattativa con Open Fiber per cablare il Paese con la fibra.

In evidenza galassia Agnelli, rimbalza Ferragamo
Il Ftse Mib è puntellato dalla buona performance dei titoli della scuderia Agnelli, con Fiat Chrysler Automobiles e Ferrari a trainare i rialzi. La casa auto guidata da Sergio Marchionne è in recupero da ieri, sull'onda dei dati positivi sulle immatricolazioni brasiliane. Del comparto auto sono gettonate anche le Brembo. Bene anche Stmicroelectronics (+2,09%), dopo che il gruppo dei semiconduttori ha acquisito Draupner Graphics, società specializzata nello sviluppo di software.Salvatore Ferragamo, dopo lo scivolone della vigilia, sta rialzando la testa tanto da vantare una delle performance migliori del paniere principale. Al di là del rimbalzo tecnico, a sostenere il titolo sono anche le valutazioni positivi di Jefferies, secondo cui il titolo non è più da vendere. Gli analisti, che hanno confermato il target di prezzo a 19 euro per azione, hanno alzato la raccomandazione da «underperform» a «hold», pur prevedendo un 2018 non del tutto in discesa. «Sarà ancora un anno di test», hanno scritto in una nota. Gli analisti, però, rimangono critici, mettendo in conto che il rilancio del gruppo fiorentino richieda tempio ancora lunghi. Proprio ieri anche il vicepresidente, James Ferragamo, ha dichiarato che ci vorrà ancora pazienza per la scelta dell'ad.

Fuori dal listino principale volano Fincantieri, Netweek e Juventus
Volano invece le Fincantieri, su un articolo del Sole 24 Ore secondo il quale la società è già al lavoro sulla prossima sfida: la maxi-commessa da 20 miliardi di dollari della Marina militare Usa per venti fregate. Le offerte per le fregate della Marina americana dovranno essere presentate entro giugno 2019 nell'ambito di una gara che vede la partecipazione di un numero consistente di aziende. Ma Il Sole spiega che Fincantieri ha doppia probabilità: si presenta infatti sia in consorzio con Lockeed Martin, come cantiere di riferimento per la versione customizzata delle Lcs, o attraverso il suo «braccio» Usa, Marinette Marine, con un progetto basato sulle Fremm. Intanto, sempre Il Sole, riferisce che sarebbe prossimo alla presentazione ai Governi di Italia e Francia il progetto di collaborazione nel settore militare tra l’azienda e Naval Group. Gli analisti di Equita, però, ricordano che sarà «da verificare se le recenti tensioni tra Italia e Francia possano rappresentare un ostacolo alla realizzazione del progetto fortemente sostenuto dai ceo». Equita raccomanda cautela (Hold), stimando un target di prezzo a 1,3 euro. Anche Mediobanca consiglia prudenza con target a 1,09 euro. Tra i titoli a minore capitalizzazione, hanno premuto sull'acceleratore Netweek (+26,15%, dopo essere entrata in asta di volatilità), che ha chiuso positivamente la procedura di concordato preventivo, e Fincantieri(+7,34%), in attesa di indicazioni sulla maxi commessa da 20 miliardi di dollari da parte della Marina Militare americana per 20 fregate multiruolo di futura generazione. Sarebbe inoltre pronto lo schema industriale dell'alleanza con la Francia in capo navale e militare. Bene infine Mondo Tv (+7,77%), che ha rinunciato al progetto per la realizzazione di un grande parco divertimenti in Cina, un'operazione considerata troppo rischiosa dagli investitori e dalla società stessa. Infine, ha chiuso in rialzo del 5,77% la Juventus Fc: a mercati aperti erano circolate indiscrezioni sull'arrivo di Cristiano Ronaldo dal Real Madrid e, dopo la campanella, è arrivata la conferma della firma di un contratto quadriennale da 30 milioni all'anno.

In rally Fnm in vista scissione della partecipata Trenord
Volano a Milano le azioni di Ferrovie Nord Milano (Fnm), in vista di un riassetto della partecipata Trenord, come preannunciato dal governatore della Lombardia, Attilio Fontana. I titoli, dopo essere schizzati del 9,3% fino a 0,62 euro, sono entrati in asta di volatilità. Fontana ha preannunciato che entro fine anno sarà perfezionata la ripartizione della partecipata di Fnm, Trenord, in due diverse imprese ferroviarie, una che verrà controllata da Trenitalia, del gruppo Ferrovie dello Stato, l'altra dalla Regione Lombardia, proprio tramite la stessa Fnm. Ad oggi, invece, la Regione (attraverso la controllata al 57,57% Fnm) è socia di Trenord al 50%, mentre le Fs, attraverso la controllata Trenitalia, hanno l'altro 50% della società. Il governatore della Lombardia ieri ha incontrato l'ad di Fs, Renato Mazzoncini. «Per noi - ha poi dichiarato - la strada è andare verso la ripartizione differente di Trenord in modo che a valle dell'operazione, per incentivare gli investimenti e creare una sana competizione, nel servizio ferroviario lombardo opereranno due diverse imprese ferroviarie: una controllata da Fnm e una Trenitalia». Fontana ha anche aggiunto che la Regione gestirà attorno al 45% del totale delle linee, mentre Trenitalia circa il restante 55%. La stessa Fnm, attraverso un comunicato, si è definita aperta al dialogo con Ferrovie dello Stato per una scissione di Trenord.

In Europa giù le banche, in ordine sparso le auto
Anche in Europa non hanno brillato le banche, rimaste alla finestra in attesa delle trimestrali americane. A Parigi Bnp Paribas ha ceduto lo 0,93% e Credit Agricole lo 0,43%, a Francoforte Deutsche Bank ha lasciato sul campo lo 0,53%, a Londra Barclays l'1,01% e a Madrid Bankia l'1,95%, Banco Bilbao il 2,45% e Banco Santander l'1,04%. Ancora deboli le utility (indice di settore Euro Stoxx 600 Utilities -0,5%), mentre sono andati in generale bene i tecnologici e gli industriali. Nel settore automobilistico, nelle precedenti sedute messo sotto pressione dalla guerra sui dazi, si è visto un recupero, almeno tra le case francesi, con Peugeot e Renault in aumento a Parigi (rispettivamente +1,82% e +1,4%). A Francoforte invece i titoli si sono mossi in ordine sparso, con Bmw in discesa dello 0,25% e Volkswagen dello 0,01% e Daimler in aumento dello 0,43%, anche se la casa automobilistica tedesca ha sospeso le consegne di un motore diesel per autocarri, meno di un mese dopo avere richiamato 774.000 auto. I motori potrebbero, in certe condizioni, eccedere i limiti legali nell'emissione di ossido di azoto.

Euro perde quota su dollaro, fari puntati su sterlina
Sul fronte valutario l'euro è scambiato a 1,1731 dollari, contro gli 1,1742 dell'apertura e gli 1,1748 della chiusura di ieri. La moneta unica è scambiata a 130,515 yen, contro i 130,38 dell'apertura e i 130,1 della chiusura precedente, mentre il cambio dollaro/yen è a 111,255. Ancora in rialzo i prezzi del petrolio: i future del Wti ad agosto crescono dello 0,16% a 73,97 dollari al barile, mentre quelli a settembre del brent acquistano lo 0,68% a 78,6 dollari.

(Il Sole 24 Ore Radiocor)

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