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Tesla costruirà una fabbrica in Cina da 500mila auto l’anno

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Tesla costruirà una fabbrica in Cina da 500mila auto l’anno

La guerra dei dazi ha accelerato le trattative che duravano da mesi. Aiutate anche dalla nuova legge cinese che toglie il vincolo di joint venture al 50% con i partner locali per produrre automobili in Cina. Così ieri Elon Musk in un albergo a 5 stelle di Shanghai ha siglato il contratto con il sindaco Ying Yong per la realizzazione di uno stabilimento Tesla nella città cinese. L’accordo è stato firmato nel Fairmont Peace Hotel, l’hotel della pace, luogo simbolico di Shanghai. Un tempo sede della municipalità, diventato in seguito, durante gli anni scellerati della Rivoluzione culturale, il centro operativo della Banda dei quattro. Oggi il Fairmont Peace è un albergo di lusso nel Bund, il lungomare della città cinese, da poco rinnovato.

Evitare i dazi all’import
Trump parla di America First. E Musk, che dell’America imprenditoriale è uno dei simboli, sigla la sua pace con le autorità cinesi: da mesi il ceo di Tesla stava trattando per poter aprire una fabbrica in Cina dove assemblare le sue auto elettriche direttamente, e in modo indipendente, senza partner locali - la nuova legge appena approvata glielo consente - e soprattutto per evitare i dazi all’importazione del 25% imposti dal governo sulle auto straniere.

Senza una fabbrica in Cina il car maker californiano non avrebbe potuto competere ad armi pari nel settore delle auto Ev del principale mercato al mondo: le auto elettriche sono una delle aree principali di sviluppo del piano strategico pluriennale di Pechino, denominato Made in China 2025.

Cina primo mercato Ev
La Cina è diventata in pochi anni il riferimento industriale globale per l’innovazione legata ai veicoli a nuova propulsione, elettrici ed ibridi. È il primo mercato mondiale per il settore automotive. Ed ha anche raggiunto il primato delle vendite di auto con le batterie.

Gli obiettivi del governo cinese sono ambiziosi: il 100% dei veicoli elettrici sulle strade al 2030. La diffusione è favorita dai ricchi incentivi che dal 2013 il governo cinese destina sia all’industria che al consumatore finale. Incentivi valutati nel complesso dagli analisti di settore in 15mila dollari per ogni nuovo veicolo Ev o ibrido messo su strada. Tutti i cinesi che decidono di acquistare un’auto scelgono una full electric o una ibrida per questo motivo. A Pechino le licenze di circolazione per i nuovi veicoli a combustione vengono rilasciate a estrazione. A Shanghai le licenze di circolazione per i veicoli tradizionali sono molto costose e bisogna e attendere diverso tempo per ottenerle.

L’asse del settore automotive si è spostato da Europa e Stati Uniti alla Cina: non passa settimana che un costruttore occidentale non annunci il lancio di un nuovo modello Ev dalla vetrina di una qualche metropoli cinese. L’asse tecnologico che per oltre un secolo ha sostenuto l’industria dell’auto occidentale basato sui motori a benzina e a gasolio si sta spostando verso l’elettrico, una tecnologia innovativa ma relativamente semplice rispetto ai motori tradizionali.

Pechino ha completamente bypassato un secolo di tecnologia e tutto il suo legato di know how, competenze e conoscenze, adottando prima degli altri le nuove tecnologie. Ed ora si trova in posizione di vantaggio.

La scommessa di Musk
Tesla lo ha capito prima di altri. Ed è il primo car maker occidentale - ironia della sorte nel momento in cui l’amministrazione Usa tuona contro il dumping della globalizzazione in salsa cinese - ad ottenere l’autorizzazione ad aprire, da sola, un suo stabilimento nella Cina mainland. L’accordo siglato ieri prevede la realizzazione di un impianto di assemblaggio di Tesla a Shanghai, con una capacità produttiva prevista di 500mila auto all’anno. Che è il doppio della produzione annuale attuale di Tesla negli impianti californiani di Freemont. Una sfida enorme, industriale e in termini di investimenti. Lo stabilimento Tesla sorgerà nell’area industriale di Lingang, vicino al porto Yangshan della città: si tratta del più importante progetto di investimento per la costruzione di una fabbrica straniera in Cina. Secondo «Caijing», giornale finanziario locale che cita fonti vicine al progetto, l’esatta posizione non è stata ancora decisa, ma la prima pietra verrà posata all’inizio del prossimo anno. Shanghai diventerà il centro produttivo, ma anche di ricerca e sviluppo di Tesla in Cina: la fabbrica riceverà il sostegno finanziario della città. Musk domani e dopo volerà a Pechino per incontrare i vertici della nomenclatura cinese e suggellare l’intesa. A Wall Street la notizia dell’accordo ha fatto balzare le azioni Tesla. Diversi analisi tuttavia si interrogano sulla capacità di Musk, già alle prese con i problemi produttivi per la Model 3, di finanziare questa operazione.

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