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Nuovo tonfo del petrolio: Brent giù del 5%, ai minimi da…

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Nuovo tonfo del petrolio: Brent giù del 5%, ai minimi da tre mesi

Le promesse dell’Opec non erano bastate a mettere un freno al rally del petrolio, ma il mercato ora cede all’evidenza dei fatti: nonostante i rischi per l’offerta non si siano dissipati, l’aumento delle forniture è diventato tangibile (soprattutto, con crescente irritazione dell’Iran, da parte dei sauditi). E le quotazioni del barile continuano a scendere.

I ribassi della settimana scorsa, culminati mercoledì in un tonfo del 7% per il Brent, non sono stati un incidente isolato. Alimentate anche dalle nubi sempre più scure sul commercio e sull’economia globale, che fanno temere per i consumi , le vendite sono proseguite e la seduta di ieri ha registrato un nuovo scivolone di oltre il 4%, che ha portato il riferimento europeo ai minimi da tre mesi, sotto 72 dollari al barile. Il Wti per agosto scambia intorno a 68 dollari.

Messa sotto pressione da Donald Trump, l’Arabia Saudita ha iniziato ad aprire i rubinetti del greggio prima ancora di attendere il verdetto del vertice Opec, pompando 459mila barili al giorno in più a giugno. Le cifre ufficiali (diffuse pochi giorni fa) indicano che Riad ha estratto 10,489 milioni di bg lo scorso mese, ben oltre la quota assegnata di 10,058 mbg. E lo sforamento è destinato a crescere: Saudi Aramco non solo ha abbassato i prezzi di listino del greggio, ma secondo Bloomberg sta offrendo forniture aggiuntive per agosto a clienti asiatici, con un’esibizione di forza che acutizza la contrapposizione con l’Iran.

Teheran ieri ha divulgato il testo di due lettere di protesta che il ministro del Petrolio Bijan Zanganeh ha inviato al suo omologo saudita, Khalid Al Falih, in qualità di presidente del comitato di monitoraggio Opec-non Opec sui tagli produttivi, e all’emiratino Suahil Al Mazrouei, che detiene la presidenza di turno dell’Opec. In entrambe si fa riferimento agli impegni – ormai platealmente traditi – assunti al vertice del 23 giugno, secondo cui l’aumento dell’output non avrebbe dovuto portare nessun Paese a superare il proprio tetto individuale.

Il comitato di monitoraggio «non è autorizzato a interpretare le decisioni della conferenza (dei ministri)», intima Zanganeh nella lettera ad Al Falih, e in particolare non può redistribuire le quote tra i Paesi membri. Qualcuno ha già fortemente sforato a giugno, si lamenta l’iraniano con Al Mazrouei, con un chiaro (ma implicito) riferimento ai sauditi.

«Siamo preoccupati che le violazioni possano continuare, diventando una pratica di routine», aggiunge Zanganeh, che teme di veder «gradualmente erosa l’efficacia» dell’Opec.

Polemiche e divisioni tra i produttori del gruppo non interessano comunque al mercato, molto più concentrato in questo momento sull’arrivo di barili extra (a costo di ridurre pericolosamente la capacità di riserva, come ha ammonito anche l’Aie).

All’aumento delle forniture saudite si è aggiunta anche la svolta in Libia: la settimana scorsa un accordo ha portsato all’immediata riapertura dei porti della Cirenaica e al riavvio di diversi giacimenti . La situazione non è ancora tranquilla: i pozzi di Sharara ad esempio producono a rilento da sabato, dopo un attacco di guerriglieri che ha comportato il sequestro di alcuni dipendenti.

Il greggio libico sta comunque tornando sul mercato. E lo stesso vale per quello canadese, grazie al riavvio (sia pure molto graduale) dell’impianto Syncrude che a giugno era stato messo ko da un guasto.

Sui prezzi pesano anche nuove aspettative, come quella di un rilascio di riserve strategiche Usa, su cui continuano a circolare rumor, o quella, suscitata dal segretario americano al Tesoro Steven Mnuchin, che qualche esonero dalle sanzioni possa consentire un sia pur minimo flusso di petrolio dall’Iran.  

Mosca da parte sua contribuisce ad alimentare le attese. «In caso serva più di un milione di barili – aveva detto venerdì il ministro russo Alexandr Novak – non escludo che possiamo velocemente discuterne tutti insieme e prendere le decisioni necessarie».

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