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I piani di Solomon, il nuovo ceo «dj» che cambierà Goldman…

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I piani di Solomon, il nuovo ceo «dj» che cambierà Goldman Sachs

Cambia la musica a Goldman Sachs. Non perché al comando arriva un D.J., o meglio DJ D-Sol, nome di battaglia con cui il neo-nominato chief executive David Solomon intrattiene a ritmo di ballabili brani elettronici feste e festival da New York a Miami alle Bahamas e “stampato” anche nel suo primo “singolo” disponibile su Spotify.

Né, soltanto, perché D-Sol è un outsider: è giunto a Goldman dall’esterno nel 1999 già da partner - proveniente da Bear Stearns - invece di essere scelto e promosso dai ranghi interni, vale a dure il massimo della rottura delle caste nell’impero Goldman.

Un nuovo “spartito” per la banca di Wall Street
No, la chiave per il nuovo “spartito” della banca di Wall Street per eccellenza va cercata nella sua strategia, che ha delineato per sommi quanto ferrei capi: Lloyd Blankfein, il predecessore in carica fino a settembre, aveva guidato la società attraverso le pericolose secche della grande crisi e recessione del 2008, con la missione di sopravvivere al nuovo clima di maggior regolamentazione e avversione al rischio che ha messo la museruola al tradizionale e aggressivo motore di business e profitti del gruppo - il leggendario trading.

Solomon si presenta adesso invece nei panni dell’uomo del cambio di passo. Dell’ingresso in una nuova era per assicurare la crescita futura di un marchio dell’alta finanza americana e globale che si avvia al 150° anniversario dalla fondazione. La sua Goldman sarà più aperta e trasparente - sta pensando anche a un inedito, per Goldman, Investors’ Day - più snella e alleggerita nell’organizzazione come al top, più diversa al suo interno e soprattutto più dedita a promuovere spirito imprenditoriale nei prodotti e servizi.

Solomon si è autoproclamato agente della svolta
Solomon, a 56 anni è ormai un provato e veterano manager e investment banker oltre che musicista e proprietario di tre ristoranti a New York, non difetta di ambizione e determinazione: si è già autoproclamato agente della svolta. «Tutto è sul tavolo», avrebbe detto ai suoi executive in un messaggio inaugurale che suggerisce trasformazioni incombenti sia nel management che nel business. E le mosse iniziali sono già trapelate: intende introdurre una nuova disciplina aziendale, con pagine prese a prestito dalla tradizione della Corporate America al posto della cultura di partnership che da sempre domina.

GUARDA IL VIDEO / La sede della Goldman Sachs e la Freedom Tower

I responsabili delle divisioni d’ora in avanti dovranno mettere nero su bianco chiari budget operativi triennali. Tra i rami secchi dovrebbe potare anzitutto il noto Management Committee, un organismo cresciuto a dismisura negli anni e che oggi comprende una trentina di dirigenti: l’obiettivo è spostare potere a vantaggio di executive che abbiano incarichi nella gestione di attività. Nella sua posizione attuale di direttore generale e operativo, ha inoltre creato una squadra speciale che dovrebbe dare frutti: la missione esplicita e strategica è identificare e promuovere nuove idee, tra cui acquisizioni da portare a termine. E preme per diversificare i vertici, in particolare attraverso la promozione di donne tra i senior executive con il target di una parità entro il 2021.

Nei progetti una giornata per gli investitori
Il colpo di immagine più eclatante che ha in mente - simbolo stesso del cambiamento - potrebbe però essere quello di orchestrare una giornata dedicata agli investitori. Un appuntamento tipico di molte società ma finora anatema per Goldman, che ha storicamente coltivato piuttosto un alone di segretezza quale ingrediente essenziale del suo successo e del suo status “speciale” a Wall Street (compreso il soprannome di Government Sachs, per i tanti banchieri prestati alla politica). L’idea è di organizzarlo rapidamente questo nuovo D-Day, una volta che prenderà le redini il primo ottobre come Ceo e il primo gennaio anche come Chairman. Per l’esattezza già l’anno prossimo, per il 2019. Solomon ha sicuramente esperienza nel costruire nuove iniziative pubbliche e di business di successo: prese le redini di uno scricchiolante evento per Startup sulla costa occidentale - Builders + Innovators Summit - oggi diventato appuntamento immancabile per imprenditori e finanzieri e canale cruciale per l’investment banking di Goldman.

Goldman più “normale” ma protagonista
L’idea di fondo, insomma, è quella di abbandonare il mito irripetibile del passato per fare i conti con la realtà del presente e del futuro. Goldman come azienda più “normale” ma ancora protagonista. Dalla sua Solomon ha anche urgenza dei numeri. Il presente vede infatti la banca ottenere dal glorioso trading nel reddito fisso “solo” più un miliardo di dollari ogni dieci settimane, una cifra che pre-crisi raggiungeva invece ogni dieci giorni. Né il neo-Ceo parte da zero nella sua avventura. Iniziali trasformazioni dell’istituto sono già in corso, con scommesse che vanno dalla gestione patrimoniale e di cash aziendale a attività di banca commerciale e anche al consumo, un’iniziativa battezzata Marcus. Gli analisti vedono però la correzione di rotta come finora spesso troppo lenta e con la necessità di accelerare verso i nuovi orizzonti concorrenziali tra le grandi banche. Soprattutto se Goldman vuole rispettare o eccedere il suo stesso traguardo fissato, di aggiungere cinque miliardi di dollari alle entrate entro il 2020. E se Solomon vuol davvero far danzare Goldman ad un ritmo nuovo e al passo con i tempi.

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