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Petrolio Usa al record di produzione: è testa a testa nella sfida con…

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vacilla il primato russo

Petrolio Usa al record di produzione: è testa a testa nella sfida con Mosca

Gli Stati Uniti sono già da tempo il maggior produttore mondiale di gas. Ora grazie allo shale oil stanno per strappare alla Russia anche il primato nel petrolio: per la prima volta nella storia Washington la settimana scorsa ha estratto 11 milioni di barili di greggio al giorno. Mosca, che si era mantenuta a lungo intorno agli stessi volumi, oggi è tornata a produrre circa 11,2 mbg, ma solo perché ha cominciato a riaprire i rubinetti, attenuando i tagli concordati con l’Opec.

Anche l’Arabia Saudita, messa sotto pressione da Donald Trump, ha accelerato fortemente le estrazioni, riportando l’output a 10,5 mbg in giugno. Riad tuttavia non ha mai raggiunto quota 11 mbg, benché ne abbia la capacità e si prepari – a quanto si dice – a spingersi fino a questo livello nei prossimi mesi, per far fronte ad eventuali carenze di offerta dovute alle sanzioni Usa contro l’Iran e ad altre emergenze produttive.

Il dato sulla produzione americana potrebbe essere impreciso. In passato l’Energy Information Administration (Eia) ha spesso corretto – anche in modo pesante – le statistiche settimanali, che si basano in parte su stime.

Le ultime statistiche mensili, considerate più attendibili, risalgono ad aprile e indicano un output di 10,5 mbg: un risultato comunque eccezionale per la rapidità con cui è stato raggiunto. Grazie alla ripresa delle quotazioni del greggio, che ha incoraggiato le attività di fracking, gli Usa hanno aumentato la produzione di oltre 1,3 mbg nel giro di un anno.

La potenza energetica americana preoccupa sempre di più i concorrenti. Anche le esportazioni di greggio, che Washington ha liberalizzato solo a fine 2015, sono cresciute in modo esponenziale, spingendosi un mese fa a un picco di 3 mbg: volumi che la maggior parte dei Paesi Opec non è in grado neppure di estrarre.

Per l’amministrazione Trump non è ancora abbastanza. L’obiettivo dichiarato è raggiungere il «predominio energetico», atraverso la conquista di quote di mercato sempre più ampie non solo per il greggio, ma anche per il gas liquefatto e possibilmente per il carbone «made in Usa», salvo invocare l’aiuto dei concorrenti – come l’Arabia Saudita e la Russia – per moderare i prezzi quando la volatilità diventa eccessiva.

Riad, in chiave anti-iraniana, per ora sta al gioco. Lo stesso sembra fare Mosca. Ma nell’Opec molti tremano. Anche perché dagli Stati Uniti si sta profilando una nuova minaccia.

Il disegno di legge «Nopec», acronimo che sta per «No Oil Producing and Exporting Cartels», è stato approvato dalla commissione giustizia alla Camera e ora ha avviato lo stesso iter al Senato. Serviranno anche il voto in aula e il via libera della Casa Bianca, ma la possibilità che il testo diventi legge – consentendo agli Usa un’azione antitrust contro l’Opec – sembra concreta. Tanto concreta che il gruppo, secondo indiscrezioni, avrebbe convocato per oggi a Vienna una riunione con esperti legali per studiare le contromosse.

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