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L’«oro bianco» non abbaglia più: prezzo del litio in…

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metalli per batterie

L’«oro bianco» non abbaglia più: prezzo del litio in calo del 15% quest’anno

Gli investitori non si lasciano più abbagliare come un tempo dall’«oro bianco». Il prezzo del litio, metallo impiegato nelle batterie, quest’anno è sceso di circa il 15% dopo essere più che raddoppiato nel 2017. E anche le società del settore iniziano a scontrarsi con qualche difficoltà.

Una di queste, Bacanora Minerals, la settimana scorsa ha rinviato un aumento di capitale destinato a raccogliere fondi per una nuova miniera, giustificando la decisione con le «condizioni sfidanti del mercato». L’annuncio del collocamento di azioni per 100 milioni di dollari sul listino Aim di Londra è stato accolto in modo tutt’altro che entusiasta: il titolo è crollato del 20% in due sedute, il 16 e il 17 luglio, e non si è ancora ripreso.

Anche i big del litio non godono più del favore incondizionato degli investitori. Da inizio anno la cilena SQM e l’americana Albemarle hanno perso oltre un quinto di capitalizzazione in Borsa. Un’altra grande società Usa, FMC Corp, è in ribasso di circa il 10%.

L’ultimo colpo è arrivato con le indiscrezioni diffuse domenica dal Wall Street Journal, che hanno fatto temere per la liquidità di Tesla, non il più grande ma di certo il più in vista tra i produttori di auto elettriche e sistemi di storage: secondo un documento filtrato al quotidiano Usa, la società di Elon Musk avrebbe chiesto la restituzione di anticipi in denaro ad alcuni fornitori, per far fronte a problemi di cassa.

Tesla ha poi precisato che in realtà si tratta solo di sconti su alcuni progetti a lungo termine, per migliorare il futuro cash flow, ma i titoli dei produttori di litio lunedì sono comunque andati a picco: il Solactive Global Lithium Index è sceso ai minimi da 11 mesi. Una reazione emotiva, senza dubbio, perché – come fa notare David Fickling, analista di Bloomberg – i consumi di Tesla rappresentano solo il 2% circa della domanda mondiale di litio. Lo scivolone evidenzia però come gli investitori siano ormai in stato di allerta sul settore.

Rispetto all’attuale fabbisogno il litio non manca. In Cina, secondo il Metal Bulletin, sarebbe anzi addirittura in corso una «guerra dei prezzi» tra produttori rivali, che sta spingendo in continuo ribasso i prezzi, con ripercussioni anche in altre aree del mondo. Il carbonato di litio oggi è scambiato a 17-19 $/kg sia in Asia, che in Europa e negli Usa.

In futuro potranno verificarsi carenze, se ci sarà una rapida diffusione dei veicoli elettrici, con batterie simili a quelle attuali. Ma a breve, secondo diversi analisti, è possibile al contrario un surplus di offerta. I forti rincari del metallo hanno infatti stimolato gli investimenti in nuova produzione . «Il collo di bottiglia degli impianti di conversione – osserva Wood Mackenzie – sta causando un eccesso nell’offerta di concentrati e una carenza di derivati chimici, ma ci aspettiamo che la situazione cambi nei prossimi mesi».

Le forniture di litio stanno aumentando, anche nelle forme direttamente utilizzabili nelle batterie. In prima fila c’è SQM, che la settimana scorsa ha avviato l’iter autorizzativo per l’espansione degli impianti di Salar del Carmen: obiettivo del progetto è portare la produzione di carbonato di litio a 180mila tonnellate l’anno entro il 2020, dalle attuali 70mila tonnellate.

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