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Il caldo rovina i raccolti, grano al record da tre anni in Europa

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prezzo oltre 200 euro/tonnellata

Il caldo rovina i raccolti, grano al record da tre anni in Europa

Il caldo torrido, che sta danneggiando i raccolti in molte aree del mondo, e i 12 miliardi di dollari di aiuti di Stato offerti da Donald Trump ai coltivatori americani potrebbero in parte compensare l’effetto ribassista dei dazi sui mercati agricoli. Il prezzo del grano in particolare è balzato al record da tre anni a Parigi, superando 200 euro per tonnellata, sull’onda delle preoccupazioni per la prolungata siccità e le temperature elevate, che spingono gli analisti a continui tagli delle stime di produzione, soprattutto (ma non solo) nell’Europa centro-settentrionale e nell’area del Mar Nero.

L’ennesima revisione, effettuata ieri da Stratégie Grains, ha abbassato la previsione per il grano tenero nell’Unione europea a meno di 130 milioni di tonnellate: si tratterebbe dei volumi più bassi dal 2012, in calo di quasi il 10% rispetto alla passata stagione.

Si profilano danni ancora più gravi in Russia: Mosca, anche facendo ricorso alle scorte, sta facendo di tutto per conservare il primato mondiale nell’export di grano, strappato l’anno scorso agli Usa, ma il ministero dell’Agricoltura, riferisce la Tass, si aspetta che il raccolto diminuisca addirittura di un quarto, a 64,4 milioni di tonnellate (su un totale di 100 milioni di tonnellate di cereali, contro il record di 135,4 milioni del 2017).

Intanto la domanda si mantiene molto forte. L’Egitto, il maggior importatore di grano al mondo, ha comprato 420mila tonnellate martedì, spendendo in media 235,65 $/tonn, un record da tre anni, segno che non si aspetta una rapida inversione di rotta dei prezzi.

Anche al Chicago Board of Trade (Cbot) il frumento è entrato in tensione: le quotazioni ieri sono balzate di oltre il 5%, ai massimi da due mesi, vicino a 540 cents/bushel, nonostante anche questo cereale sia nel mirino dei controdazi cinesi.

L’ultima tornata di tariffe – che ha colpito anche colture ben più preziose per l’export Usa, a cominciare dai semi di soia – ha spinto il Governo americano a varare un pacchetto di aiuti al settore da 12 miliardi di dollari, il più generoso degli ultimi vent’anni, una misura che fa temere guerre comerciali prolungate e che ha sollevato critiche persino nel partito Repubblicano.

Trump, come al solito via Twitter, si è di nuovo scagliato contro Pechino: «La  Cina prende di mira i nostri coltivatori, che sa che io amo e rispetto, per far sì che io continui a permetterle di approfittarsi degli Usa. Sono crudeli in questo tentativo, che fallirà. Siamo stati gentili finora!»

La notizia del piano di aiuti Usa – di fatto un’ulteriore barriera al libero scambio – ha avuto un effetto modesto sui prezzi delle commodities agricole: i semi di soia, dopo un rimbalzo martedì, sono tornati a calare e restano sotto 9 $/bu, vicini ai minimi decennali.

Caldo e siccità, che colpiscono non solo in Europa, ma anche in diverse regioni dell’Asia e nelle Grandi Pianure meridionali degli Stati Uniti, stanno esercitando un influenza maggiore sui mercati.

Timori sul clima stanno guidando in rialzo (sia pure in modo più moderato) anche il mais e il cotone, altri prodotti colpiti dai dazi cinesi. La quotazioni della fibra in particolare sono tornate in tensione, vicino a 90 cents per libbra all’Ice, per le devastazioni che la mancanza di pioggia sta provocando nel Texas occidentale.

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