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A rischio le rotte del petrolio. Riad ferma i transiti verso il Mar Rosso

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energia e geopolitica

A rischio le rotte del petrolio. Riad ferma i transiti verso il Mar Rosso

Le tensioni in Medio Oriente cominciano a ostacolare le rotte dell’energia. L’Arabia Saudita, dopo aver denunciato l’ennesimo attacco a due petroliere al largo dello Yemen, ha deciso di sospendere il transito di navi da Bab el-Mandeb, braccio di mare che collega il Golfo di Aden con il Mar Rosso. Una misura drastica, che molto probabilmente comporterà aggravi di costo soprattutto per le raffinerie di Europa e Usa. Le forniture di greggio saudite rischiano infatti, almeno in parte, di non poter raggiungere il Canale di Suez ed essere quindi costrette a una lunga circumnavigazione dell’Africa.

Il trasporto verso il Mediterraneo richiederebbe almeno due settimane in più, creando un altro ostacolo agli approvvigionamenti proprio mentre il ritorno delle sanzioni Usa sta già riducendo il flusso di petrolio dall’Iran: in Europa e altrove molte società hanno interrotto gli acquisti perché non riescono più a ottenere copertura assicurativa sui carichi e lettere di credito dalle banche.

L’Iran stesso ha più volte minacciato di vendicarsi delle sanzioni bloccando un altro tratto di mare, ancora più importante per il petrolio: lo Stretto di Hormuz, tra Golfo Persico e Oceano Indiano. Per ora nessun problema in quest’area, da cui passa oltre un terzo dell’export mondiale di greggio e prodotti raffinati, 18,5 milioni di barili al giorno nel 2017. A sorpresa a finire sotto i riflettori è invece Bab el-Mandab, uno stretto meno affollato (i transiti ammontano a circa 4,8 mbg) ma strategico.

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L’annuncio del ministro del Petrolio Khalid Al Falih è arrivato mercoledì sera, a mercati chiusi, dopo che Riad aveva accusato i ribelli yemeniti Houthi (che ritiene armati dall’Iran) di aver attaccato due grandi petroliere dell’armatore statale Bahri, danneggiandone una. Anche gli Houthi si erano vantati dell’impresa, ma affermando di aver colpito una nave da guerra.

La compagnia Saudi Aramco – le cui navi e infrastrutture nei mesi scorsi erano già stati presi di mira – sospenderà «con effetto immediato e finché la situazione non sarà più chiara» tutti i transiti da Bab el-Mandeb, ha affermato Al Falih, spiegando che la decisione è stata presa «per la sicurezza delle navi e dei loro equipaggi e per evitare il rischio di perdite di petrolio».

Anche gli Emirati e il Kuwait hanno fatto sapere che stanno valutando precauzioni analoghe, alimentando il sospetto di strumentalizzazione della vicenda: Riad e gli alleati sunniti potrebbero voler montare un caso, per spingere l’Onu a occuparsi della crisi in Yemen.

Il blocco dei transiti da Bab el-Mandeb – che Riad impiega per 500-700mila bg di forniture – è una misura estrema per i sauditi, che erano riusciti a mantenere stabili le loro esportazioni via mare persino durante il conflitto Iran-Iraq, negli anni 80, e al culmine della guerra del Golfo del 1990-91.

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Oggi peraltro ci sono rotte alternative ben superiori a quelle di un tempo: il greggio saudita può raggiungere il Mar Rosso (e proseguire verso Suez) anche con la East-West Pipeline, nota anche come Petroline, un oleodotto potenziato che in breve arriverà a 7 mbg di capacità. I tubi arrivano fino al terminal marittimo di Yanbu-Muajjiz, dove si riconnette anche un altra pipeline, la Ipsa. Reti e impianti che Riad rafforzare da tempo, con l’obiettivo di spingere la capacità di esportazione totale a ben 15 mbg.

@SissiBellomo

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