Finanza & Mercati

Facebook, l’azionista fa causa per il tonfo in Borsa da 120 miliardi

  • Abbonati
  • Accedi
DOPO LA DELUSIONE DELLA TRIMESTRALE

Facebook, l’azionista fa causa per il tonfo in Borsa da 120 miliardi

Arriva la prima azione legale contro Facebook e il suo amministratore delegato Mark Zuckerberg per il tonfo in Borsa di giovedì, quando i titoli hanno bruciato
120 miliardi di dollari di capitalizzazione di mercato.

L'azionista James Kacouris presenta una causa al tribunale di New York, accusando Facebook, Zuckerberg e il chief financial officer David Wehner di comunicazioni fuorvianti sul rallentamento della crescita dei ricavi, il calo dei margini operativi e quello degli utenti attivi. Il colosso social ha accusato un rallenamento dei ritmi di crescita, con una flessione costata un milione di utenti unici al mese su scala europea.

GUARDA IL VIDEO / Facebook crolla a Wall Street: utenti crescono meno del previsto

Un crollo da record. E le accuse al Gdpr
A scatenare il panico sugli investitori non sono stati i dati finanziari, quanto i numeri sull’utenza. Facebook ha tradito le aspettative di raggiungere i 2,3 miliardi di iscritti su scala globale (fermandosi a 2,2 miliardi) e ha accusato in Europa un calo di un milione di utenti unici al mese. Il rallentamento nella crescita di ricavi (a 13,2 miliardi a trimestre, meno del consensus) ha fatto il resto, scatenando l’agitazione che ha portato il titolo fino a picchi del -20%. L’azienda si è difesa tirando in ballo il ruolo del Gdpr, il regolamento sulla protezione dei dati divenuto applicabile dallo scorso 25 maggio. Tra i sostenitori della tesi c’è proprio Wehner, il Cfo finito nel mirino della causa dell’azionista. «In Europa abbiamo visto il declino che avevamo anticipato con il Gdpr - ha detto David Wehner, il chief financial officer di Facebook - E direi che quell'impatto era davvero dovuto al Gdpr, non a trend di engagement (in gergo, “l'ingaggio” di nuovi utenti sulla piattaforma, ndr)».

© Riproduzione riservata