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Perché Cina e Giappone potrebbero voltare le spalle al debito Usa facendo…

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bond sotto pressione

Perché Cina e Giappone potrebbero voltare le spalle al debito Usa facendo scoppiare la bolla dei bond

L’ultima mossa della Bank of Japan sta spiazzando gli investitori del mercato obbligazionario e rischia di scatenare conseguenze globali. Cosa è successo? In settimana la banca centrale di Tokyo ha annunciato maggiore «flessibilità» nel controllo della curva dei rendimenti. Se prima il range consentito per le variazioni del titolo a 10 anni andava dallo 0 allo 0,1%, ora le oscillazioni possono arrivare allo 0,2%.

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Questi 10 punti base in più in apparenza sembrano poca cosa. Ma per un mercato abituato a variare ogni giorno da almeno due anni al massimo di un centesimo di punto (un basis point) vederlo in settimana muoversi di 7 punti base in una sola seduta ha sorpreso un po’ tutti. Quello che ha colpito non è tanto che il rendimento del decennale si sia posizionato intorno allo 0,15% ma il fatto che si sono mossi al rialzo, e anche di più, i tassi a 20 e 30 anni (+10/15 punti base). E questo ha già innescato vendite precauzionali nelle ultime giornate sui bond globali, la cui capitalizzazione è scivolata di 500 miliardi di dollari.

LA CAPITALIZZAZIONE MONDIALE DEI BOND
Dati in miliardi di dollari. (Bloomberg)

La curva nipponica si è quindi fatta più ripida. Il rendimento a 20 anni è salito allo 0,61% e quello a 30 anni allo 0,83 per cento. Si tratta di livelli di guardia che potrebbero spingere - se salissero ancora un po’ - i più grandi fondi pensione nipponici (che sono anche i più grandi al mondo) a riportare i capitali in casa.

LA CURVA DEI RENDIMENTI IN GIAPPONE
I trentennali si avvicinano all'1%. (Ufficio Studi Il Sole 24 Ore)

I giapponesi non solo sono conosciuti per detenere la gran parte (circa il 90%) del debito pubblico interno (che di conseguenza risulta poco vulnerabile ad attacchi esterni). Ma anche perché sono grandi investitori all’estero. Dopo la Cina il Giappone è il terzo maggiore detentore del debito pubblico Usa (con una quota di 1.048 miliardi di dollari, poco meno dei 1.183 miliardi in mano a Pechino).

CHI DETIENE IL DEBITO SOVRANO USA
Cina seconda dopo la Fed (Fonte: Bloomberg)

Nel complesso gli investitori giapponesi hanno bond esteri per 2.400 miliardi di dollari . Oltre ai 1.000 miliardi investiti in titoli Usa ci sono altri 1.400 miliardi sparsi, con una forte quota in Francia e Germania.

Secondo gli addetti ai lavori la “soglia critica” - quella che potrebbe stimolare lo switch dai titoli stranieri verso i titoli di casa - potrebbe essere l’1% per il trentennale nipponico. A quel punto i grandi fondi giapponesi potrebbero iniziare a porsi la domanda: perché investire in titoli francesi a 10 anni che rendono lo 0,7% accettando il rischio cambio (se lo yen si rivaluta sulla divisa dei titoli stranieri, euro nell’esempio, i giapponesi che comprano fuori casa ci perdono) quando i bond di Tokyo sono tornati più competitivi con un rendimento tra lo 0,8% e l’1% tra i 20 e i 30 anni? Stesso discorso varrebbe nel confronto con i Bund tedeschi che faticano, nella durata a 10 anni, a superare la soglia del mezzo punto percentuale.

RENDIMENTI DECENNALI A CONFRONTO
Il divario tra Francia, Germania e Stati Uniti. (Fonte: Ufficio Studi Il Sole 24 Ore)

E non è da escludere che questa domanda possa abbracciare gli Stati Uniti. È vero che i Treasury a 10 anni rendono il 3% ma se il dollaro dovesse indebolirsi - e Trump non fa altro che predicare questo da tempo - il rischio cambio penalizzerebbe l’investitore straniero di ogni parte, compreso quello nipponico che ha dalla sua la “debolezza” di operare con lo yen, una delle monete più forti del pianeta.

A quel punto per gli Usa il problema sarebbe doppio. Proprio nel momento in cui il Tesoro ha aumentato di un miliardo a settimana le emissioni di titoli di Stato - per finanziare l’aumento di deficit generato dalle politiche espansive volute da Trump - rischierebbe di perdere l’appoggio dei compratori big. Quello di Pechino è già compromesso dalla guerra commerciale (Trump ha deciso di innalzare dal 10% al 25% i dazi su beni cinesi per 200 miliardi) e dopo la manovra della Bank of Japan rischia di venire meno anche quello di Tokyo.

Di certo è che nei prossimi mesi il mercato obbligazionario - da tempo in bolla tecnica per via della liquidità immessa negli ultimi 10 anni dalle banche centrali - potrebbe davvero fare le bizze. Tra fattori macro e politici ce n’è per aumentarne la volatilità.

twitter.com/vitolops

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