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La segretezza che non piace al fondo Elliott (a parole)

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LETTERA CONFIDENZIALE AI CLIENTI

La segretezza che non piace al fondo Elliott (a parole)

Paul Elliott Singer, fondatore del fondo Elliott
Paul Elliott Singer, fondatore del fondo Elliott

«Secretive», riservato, silenzioso, reticente a comunicare, trincerato dietro alla segretezza. A Elliott proprio non piace essere associato a quell'aggettivo.
Il fondo americano che in Italia ha preso il controllo del Milan e che è stato protagonista di una battaglia (vinta) con la francese Vivendi per il cda di Telecom, ha spiegato di non volere essere considerato “secretive” in una lettera agli investitori. Una lettera chiaramente “confidential”, top secret.

Nella missiva datata 31 luglio e ottenuta dal Wall Street Journal, Elliott ha fatto riferimento all'aggettivo “secretive” dicendo: «Questa parola irritante è di solito appiccicata, come i rivestimenti di cromo per le auto, alle parole 'hedge fund'. Raramente viene usata con 'governo', 'azienda tech', 'banca centrale', 'presidente' o 'consiglio di amministrazione'».

Sarà anche infastidito da quella parola, ma il fondo da 35 miliardi di dollari proprio trasparente non è come d'altra parte ci si aspetta dagli hedge fund, chiamati semplicemente a depositare presso l'autorità di borsa americana documenti trimestrali sulle loro partecipazioni. E come è normale per questo tipo di veicoli d'investimento, anche le lettere agli investitori - che in questi casi in genere pagano commissioni più alte rispetto a quelle tipiche a Wall Street - restano off limits.

E infatti, scrive il Wsj, l'ultima lettera firmata Elliott era “confidential” e “proprietary”, insomma, così privata da non potere circolare. Stando alla ricostruzione del Wsj, il fondo guidato da Paul Singer negli anni ha fatto di tutto per fare in modo che il contenuto delle sue lettere agli investitori restasse lontano da occhi indiscreti. Basti un esempio: nel 2015 Elliot aveva avvertito i clienti dicendo che avrebbe preso provvedimenti contro di loro nel caso avessero diffuso la lettera del fondo.

Nella missiva da 22 pagine ottenuta dal Wsj, Elliott ha espresso la sua visione su tematiche varie, dalle questioni commerciali al linguaggio usato nella finanza. Inclusa, appunto, la parola “secretive”. «Non sappiamo cosa in pratica significhi visto che tutte le organizzazioni, le agenzie pubbliche e private e la gente hanno segreti», spiega la lettera. «Gli hedge fund non hanno segreti in misura minore o maggiore di altri e i loro segreti non sono né più né meno significativi per i loro risultati». Anzi, precisa Elliott, «le leggi finanziarie richiedono così tante divulgazioni di informazioni che, crediamo, gli hedge fund hanno meno segreti rispetto a tanti altri gruppi».

E sempre in merito al linguaggio della finanza, per Elliott sarebbe un bene se si smettesse di usare una serie di parole abusate come “correzione” (intesa come un calo di almeno il 10% del valore di un asset rispetto al suo massimo più recente), “bolla”, “mercato orso” (definito come una contrazione di almeno il 20% del valore di un prodotto finanziario rispetto al suo picco) e “alpha”(termine spesso usato per indicare la performance in eccesso rispetto a quella di un determinato benchmark).

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