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Ex popolari, sale l’attesa dei soci. In Veneto quasi 5 miliardi…

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Ex popolari, sale l’attesa dei soci. In Veneto quasi 5 miliardi in fumo

«Sappiamo che aspirare a risarcimenti del 100% sarebbe illogico, basterebbe arrivare a una cifra dignitosa, come non si è fatto finora». Don Enrico Torta è il parroco di Dese, Venezia, che da quattro anni affianca i comitati dei risparmiatori travolti dal fallimento delle banche venete. «Quattro anni fa ho iniziato a interessarmi di questa vicenda, ho partecipato ad alcuni incontri: qualcuno ha pensato di mettere la mia figura, quella di un sacerdote, a garanzia di una lotta di onestà e trasparenza». Oggi le diverse associazioni e comitati di ex risparmiatori rappresentano oltre 80mila persone, per un danno che Unioncamere Veneto ha provato a quantificare due anni fa, dopo la grande batosta, incrociando le liste dei soci dei due istituti con dati Istat e Infocamere, per capire chi ha pagato e continua a pagare il conto.

Per questo sono state necessarie delle stime e delle semplificazioni: ipotizzando, ad esempio, che tutti gli azionisti abbiano acquistato nello stesso periodo e allo stesso prezzo. Il quadro mostra alcune duplicazioni, con soci di entrambe le banche popolari: si tratta di 2.483 famiglie (il 2,8% delle famiglie coinvolte dagli effetti delle crisi bancarie) e 764 imprese (il 4,6% delle imprese complessivamente coinvolte) per una cifra di almeno 4 miliardi persi dalle famiglie venete che possedevano quote di Veneto Banca e di Popolare Vicenza, meno di un miliardo quelli persi dalle imprese: a conti fatti almeno 5 miliardi per la crisi finanziaria che ha colpito l’economia veneta.

Nei giorni scorsi, a Roma, i rappresentanti dei comitati hanno incontrato i vicesegretari all’Economia, compreso il veneto Bitonci. La posizione non è omogenea: «C’è chi ha continuato a difendere il fondo Baretta, che stanziava 100 milioni in quattro anni, quando solo noi rappresentiamo danneggiati per 120-150 milioni - denuncia Luigi Ugone per “Noi che credevamo nella banca popolare di Vicenza e Veneto banca”, la prima associazione per rappresentanza. E poi ci sono i conflitti di interesse, «quelli di chi ha lanciato una sottoscrizione a 300 euro di quota ciascuno per aderire a quel rimborso, e adesso come farebbe a restituirli? Noi siamo invece per il superamento di quella proposta e per una nuova norma».

Difficile stimare quale sia questa dotazione, e a Roma non è stata portata una cifra richiesta. Molte sono le incertezze, a cominciare dal capitolo di chi - per la Vicentina oltre il 60% dei soci - ha accettato la transazione proposta dalla banca, recuperando una minima percentuale di quanto perso (9 euro per azione) e accettando così un «indennizzo corrisposto a fronte della rinuncia dell’azionista ad agire contro la Banca, o altre società del Gruppo BPVi, o loro amministratori, sindaci, revisori o dipendenti, attuali o pregressi, per qualunque ragione o causa, in qualunque sede». La questione, sottolinea Ugone, «sta nella validità di quel patto, ma è una questione molto tecnica. Quello che sta facendo crescere la speranza è avere incontrato persone molto preparate sull’argomento: non dimentichiamo che per avere accesso al fondo Baretta i soci avrebbero dovuto dimostrare di avere ricevuto informazioni scorrette al momenti dell’acquisto, cosa davvero ardua. Servirebbe insomma avere in mano una sentenza, o rimettersi all’Anac, con i tempi della giustizia italiana. Ricordiamo che nel caso delle venete, non ci sono ancora sentenze, nè vittime né reati accertati».

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