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Banche venete, una ferita ancora aperta

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L'Analisi|le ex popolari

Banche venete, una ferita ancora aperta

Le ferite dei crack bancari degli ultimi tre anni sono ancora aperte. Soprattutto in Veneto, dove si sono rivelate particolarmente dolorose. E tali rimangono soprattutto per gli azionisti, che finora non hanno potuto contare sui ristori messi in piedi invece per i titolari di obbligazioni subordinate. Insieme Veneto Banca e Popolare Vicenza hanno bruciato 10 miliardi, considerando il valore massimo toccato nel 2014 dalle azioni delle due ex popolari, poi azzerato nello spazio di tre anni. Così si spiega perché, in extremis (e maldestramente), il governo Gentiloni abbia tentato di imbastire un intervento risarcitorio aperto non solo agli obbligazionisti ma anche ai titolari di azioni, un palla prontamente raccolta dal governo di GIuseppe Conte, che da subito ha inserito il tema tra le priorità dell’esecutivo.

Con i 100 milioni ipotizzati a fine 2017 si sarebbe potuto fare ben poco, e così dalle parti di Palazzo Chigi oggi si sta cercando di allargare le coperture a mezzo miliardo. Una buona notizia per gli ex soci, che però rischia di scontrarsi con quanto si è già fatto e di quanto si possa realisticamente fare, alimentando un’attesa difficile da soddisfare.

Riguardo a quel che si è fatto, occorre ricordare la transazione da 440 milioni che ha (ri)portato nelle tasche di decine di migliaia di soci il 15% dell’investimento perduto. Poco, pochissimo, quasi una beffa viste le responsabilità di chi ha creato i buchi miliardari. Ma intanto qualcosa è arrivato. Riguardo al futuro, ci sono ostacoli normativi, procedurali e di buon senso sulla strada che porterebbe a rimborsare per la prima volta a carico dello Stato, cioè di tutti i cittadini, chi ha acquistato titoli che sono per definizione rischiosi, cioè le azioni. È vero che dietro ai crack bancari ci sono situazioni di assoluta straordinarietà, ma si creerebbe un precedente assai pericoloso. Oltreché oneroso per lo Stato: difficile pensare che i 500 milioni possano bastare, facile immaginare che oltre alle banche ci siano stati o ci possano essere casi di mala gestio o miss selling che meritino l’intervento dello Stato a ristoro dei soci defraudati. La strada si presenta assai impervia. E il rischio è che per sanare la ferita si finisca solo per riaprirla, senza peraltro essere in grado di guarirla.

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