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35 aziende abbandonano il Consorzio: verso una "guerra del vino" in Oltrepo?

Martedì 8 aprile 35 aziende appartenenti al Distretto di Qualità hanno ufficializzato la loro uscita dal Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese.

Il Distretto di Qualità, nato nel 1912 come strumento di aggregazione di imprese vitivinicole, finalizzato alla condivisione di risorse, all’innovazione e all’internazionalizzazione, riunisce 76 aziende e 2 cantine sociali, tutti produttori di filiera, ovvero che curano il prodotto dalla vigna alla vendita delle bottiglie.

Tale strappo, anche se nell’aria da mesi, costituisce un fatto clamoroso che può aprire nuove frontiere nelle eterne polemiche del mondo vitivinicolo della terza area italiana per produzione vitivinicola.
Area grandemente vocata, ma con problemi strutturali che hanno portato negli ultimi anni ad una preoccupante diminuzione del valore dei terreni, delle uve, dei vini sfusi e delle bottiglie.

I 35 contestatori rappresentano il 16 % della produzione, ma la loro valenza è sicuramente superiore per quanto rappresentano: sono molte delle aziende più note nel settore per storia, tradizione qualità: faccio solo alcuni esempi, Frecciarossa, Picchioni, Giorgi, Cà di Frara, Fiamberti, Quaquarini, Bruno Verdi, Anteo.

Presidente del Distretto, e capofila dei contestatori, è Fabiano Giorgi, che pone 2 problemi fondamentali, la rappresentanza e la qualità.
“Lo statuto del Consorzio Vini permette ad una sola azienda, Terra d’Oltrepò, la cantina sociale di Broni, grazie all’enorme quantità di vino prodotto, di avere il 54 % dei voti in assemblea, e quindi il totale controllo delle attività del Consorzio. Poichè la quasi totalità del vino prodotto da Broni è vino sfuso destinato ad imbottigliatori esterni, sono gli interessi di questi ad essere maggiormente tutelati e non la valorizzazione del territorio e della produzione totale.”

“Il futuro dell’Oltrepò non si costruisce con i milioni di bottiglie ad 1,90 €, ma lavorando sulla qualità – dice Valeria Radice di Frecciarossa – le politiche del Consorzio Vini di questi ultimi anni sono fallite, bisogna cambiare totalmente registro.”

Lo scandalo dello scorso novembre sul “falso” Pinot Grigio prodotto da Terra d’Oltrepò, ed oggetto d’indagini della magistratura, aleggia sopra le teste di tutti gli attori, come un monito della deriva a cui si può andare incontro se non si fanno scelte politiche ed investimenti legati alla qualità: una delle principali preoccupazione è che si vogliano ritoccare i Disciplinari di Produzione per aumentare le quantità di uve prodotte per ettaro, cosa solitamente opposta alla qualità.

Ed ora cosa succederà?
Gira voce che almeno altre 20 cantine siano pronte ad uscire dal Consorzio.
Il Distretto di qualità ha presentato al Consorzio una serie di proposte per modificare lo Statuto e riequilibrare il problema della rappresentanza e per valorizzare le aree di produzione e la qualità del prodotto.

Ed il Consorzio che fa?
Da un lato propone momenti di confronto alle imprese per stabilire le strategie del futuro, fa dei richiami all’unità ed accusa alcuni dei contestatori per non essere stati propositivi in questi anni, nonostante 5 di loro fossero presenti nel CdA del Consorzio.

Vedremo nei prossimi 2 mesi, anche grazie alle elezioni per il CdA del Consorzio Vini, se quanto successo è stata una salutare provocazione che ha messo in moto un cambiamento, o l’inizio di uno scontro frontale, di una guerra del vino in Oltrepò Pavese.

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