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Calabria: così gli orti bio in affitto hanno bloccato la discarica

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Calabria: così gli orti bio in affitto hanno bloccato la discarica

C’è l’orto di Rita, di Franco, di Greta, quello di Gianvito, di Valentina, di Oreste, di Mara e Daniela, di Marcello e Teresa. Piccoli fazzoletti di terra presi in affitto per la stagione estiva, come ombrelloni e lettini sulla spiaggia del Golfo di Squillace.

L’agricoltura ferma la discarica più grande d’Europa

Siamo a San Floro, nell’entroterra catanzarese, su una collina di 4 ettari: gelsi, pini, fichi e grano (Senatore Cappelli) a perdita d’occhio. Quasi a 360 gradi, ma poi lo sguardo precipita in un burrone, una fossa che è ancora una ferita per i 600 abitanti del paese: in quella enorme vasca di 40 ettari, con una capacità di “abbanco” di 3 milioni di metri cubi, da qui a poco sarebbe sorta l’isola ecologica di Battaglina, la discarica per rifiuti solidi e speciali più grande d’Europa. Una pattumiera da 300 tonnellate al giorno, vasta più di Malagrotta, alla quale il comitato No Bat e i cittadini dei comuni di San Floro, Girifalco, Borgia, Amaroni, Cortale, Settingiano e Caraffa, supportati da Legambiente, hanno saputo opporsi con tutta la proverbiale passione che i calabresi nutrono per la propria terra. Alla fine di maggio, la Regione , dopo dure battaglie burocratiche e giudiziarie, ha annullato il decreto per la concessione dell’area alla società che avrebbe dovuto costruire l’ecomostro. Resta una voragine incolmabile e un’indagine della Procura.

Stefano Caccavari

Le famiglie si abbonano all’ orto di Stefano

Nei campi di Stefano Caccavari, studente in Economia aziendale all’università Magna Grecia di Catanzaro, si coltiva “L’orto di famiglia”, progetto agricolo di custodia della territorio. Social e innovativo: aggrega dal vivo (ma anche attraverso il web) le famiglie del circondario, coinvolgendole nella lavorazione della terra, rigorosamente bio. Per tornare a mangiare come un secolo fa. Ma la formula è nuova: «Propongo in abbonamento 100mq per coltivare in sei filari ortaggi di stagione – spiega Stefano – io e la mia squadra ci dedichiamo alla semina e alla crescita delle piante, senza usare concimi chimici. Gli abbonati vengono il sabato a raccogliere i frutti». Sono partiti in 10, adesso sono in 100 (numerosi i professori dell’università e i professionisti della zona). Considerata la lista d’attesa, fra pochi mesi gli ortisti di famiglia saranno 500. Ottantamila euro il reddito raggiunto da Stefano in meno di un anno di attività. Così a San Floro, nel cuore della Calabria, è nata una bio valley. Che attira turisti e vip di passaggio, come gli ospiti del Magna Grecia Film Festival, che si è appena svolto a Catanzaro Lido.

Colture autunno-inverno, primaverili ed estive

Ogni appezzamento di terreno può essere personalizzato con cartelli e insegne fai da te: 750 euro l’anno il costo del servizio, che prevede anche l’orto autunno-inverno – broccoli, cavolfiore, rape, cicorie, finocchi, lattughe – e quello di primavera – fave, piselli, patate, spinaci, bietola. Adesso fioriscono le zucchine, maturano le melanzane, i peperoni, i pomodori, i cetrioli, le angurie e i meloni. Per la prossima estate sarà pronto il frutteto, mentre già si raccolgono i fichi dottati (tipici anche della provincia di Cosenza) e di altre 35 cultivar. A lavoro, nei campi, c’è Stefano, lo zio Franco (neo assunto) e tre braccianti stagionali. Ma il piano di sviluppo prevede di dare lavoro stabilmente a 50 agricoltori.

Nei campi lotta biologica con insetti predatori

Se da una parte Stefano recupera e diffonde antiche pratiche agricole, dall’altro spinge sull’ innovazione: nel suo orto, contro gli insetti dannosi si fa solo lotta biologica, su indicazioni dell’agronomo Francesco Santopolo, esperto di biodiversità e di difesa biologica delle piante. Per contrastare gli organismi patogeni, che in genere distruggono la metà dei raccolti, è previsto l’utilizzo di insetti predatori (o batteri e funghi). E, senza pesticidi, gli ortaggi maturano sanissimi. Per imparare come si fa, è già stato definito il calendario dei corsi di formazione.

Solo grano Senatore Cappelli per pagnotte di “Bruniettu”

L’azienda si sta attrezzando per intensificare la produzione di miele e anche quella dei grani antichi: «Coltivo il Senatore Cappelli e lo porto a macinare a Santa Severina, in provincia di Crotone. Poi impastiamo la farina con “u lavatu”, il lievito madre, e cuociamo tutto in un forno alimentato con frasche di ulivo. Ho in programma di aprirne uno artigianale – annuncia Stefano – per fare il pane integrale che mia nonna chiamava “u bruniettu”, per via del colore scuro della pagnotta». L’entusiasmo e la ricerca di Stefano sono inarrestabili: «In un libro del ‘600 ho scoperto che questa era anche terra di mele, voglio recuperarne i semi e tornare a coltivarle».

I ragazzi della cooperativa Nido di seta

A San Floro torna l’allevamento del baco da seta

Così un giovane universitario, alla riscoperta dei sapori del territorio e dei valori della terra, che presto discuterà la tesi di laurea proprio sul caso della sua azienda, diventa un simbolo della Calabria che rema, che è anche il nome di una delle associazioni che contrappongono ai dati del recente rapporto Svimez sull’agonia del Sud e della regione calabrese, la vitalità di una terra (anche) operosa. E a San Floro Stefano non è il solo: la cooperativa Nido di seta (i giovanissimi Miriam, Giovanna e Domenico) alleva su 3.500 piante di gelso di varietà Kocusò, concesse in affitto dal Comune, i bachi da seta, estraendo i filamenti senza sacrificare l’animale. Una filiera etica che riprende una tradizione millenaria, diffusa già nel ‘400 a Catanzaro: la città esportava seta grezza realizzata con 300 telai. La cooperativa, che nel castello del paese gestisce anche il museo della seta, ha avviato una piccola produzione di sciarpe destinata ai turisti (prevalentemente stranieri). Con i frutti prepara deliziose marmellate di more di gelso e piccoli gioielli con tessuto e ceramica di Squillace.

In Calabria l’agricoltura fa la rivoluzione

L’agricoltura calabrese forse sta facendo la rivoluzione: pronta a sperimentare nuovi modelli e a valorizzare le tradizioni, trasforma campi, prodotti e tecniche agrarie in beni culturali e attrazioni turistiche. Lo anticipano i numeri, le stime, i calcoli statistici contenuti nel libro “Il Cuore e la terra, agricoltura e Sud per uno sviluppo a misura d’uomo” di Franco Laratta e Nicodemo Oliverio (Rubbettino), presentato di recente a Expo: gli autori vanno alla scoperta di aziende e imprenditori che in Calabria hanno puntato tutto sullo sviluppo del settore agricolo, dalle risaie della Sibaritide alle vigne del Cirò, dalla cipolla rossa di Tropea al bergamotto di Reggio Calabria. Dimostrandoci che il rilancio economico ed etico del Sud passa dall’agricoltura.

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