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Copyright sui piatti dei grandi chef? Marchesi lancia la sfida

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Copyright sui piatti dei grandi chef? Marchesi lancia la sfida

Alzi la mano chi non ha mai provato a copiare una ricetta famosa di uno chef. Nulla di male, per carità. Ma copiarla per trarne profitto, è ancora lecito?

“Gentili signori della Corte, Gualtiero Marchesi, cuoco italiano di fama internazionale, ha cresciuto molti allievi, alcuni dei quali sono poi diventati famosi. Nella sua cucina sono passati molti cuochi e assistenti che hanno potuto conoscere in dettaglio le ricette di Marchesi. Fra i piatti più noti del Maestro c’è il riso, oro e zafferano. Uno di questi cuochi, Guido Rossi, dopo un contrasto con Marchesi, apre un proprio ristorante a Milano dove serve ai propri clienti un piatto identico a quello di Marchesi denominato Risotto Oro e Zafferano, Omaggio a Marchesi, presentandolo allo stesso modo e adottando lo stesso prezzo”.

Così la giudice relatrice avv. Anna Maria Stein ha aperto la seduta del dibattimento lo scorso 13 novembre a Milano, in cui Gualtiero Marchesi ha portato in giudizio il rivale ed ex allievo Guido Rossi. “Il riso che si assume in violazione – prosegue Stein –, utilizza il tipo basmati e non carnaroli come nel piatto originale”. Apriti cielo, tra il pubblico si leva un mormorio indignato: il basmati è un riso di buona qualità, ma non adatto per cucinare il risotto, si sa. “Inoltre, il riso utilizzato dal convenuto è un basmati di bassa qualità: alcuni chicchi sono macchiati, rotti e molto cristallini”. Errore imperdonabile per il povero Rossi, che già non godeva delle simpatie del pubblico. E subito in sala c’è chi cerca il suo ristorante in Internet per denunciarlo ulteriormente su Tripadvisor. “Gualtiero Marchesi si è quindi rivolto all’Autorità giudiziaria milanese per vedere tutelati i propri diritti”. Diritti su cosa, su una ricetta? Proprio così. “Fa bene!” è il commento del pubblico.

La discussione del caso è stata affidata a Mario Franzosi, legale di Gualtiero Marchesi e a Cristiano Bacchini, avvocato di Guido Rossi. “Il piatto di Marchesi è costituto da un piatto tondo con un bordo nero – spiega Franzosi – dove è disposto il risotto allo zafferano; sopra il quale viene appoggiata, alla fine della preparazione, una foglia d’oro per uso alimentare. Da qui, il nome del piatto e un’immagine del medesimo che Marchesi considera distintivi. Marchesi ha registrato il 14 dicembre 2002 il design comunitario 000005/2002 che riproduce il piatto e il risotto nella sua presentazione finale. Piatto che è stato pubblicato su diversi libri, riviste, siti di cucina e riviste culturali e d’arte. Marchesi ritiene che l’impiattamento in esame possa trovare tutela anche sotto il profilo autorale così come le modalità di presentazione e promozione del piatto sotto il profilo concorrenziale”.

Applausi per l’avvocato. E “buuu” dal pubblico alle parole della difesa. Questo processo sembra un po’ di parte. Ma questo processo, nonostante il collega seduto vicino a me ci avesse creduto davvero, era ovviamente una finzione o meglio un esercizio – dal momento che corte, giudici, avvocati e lo stesso Marchesi che si sono prestati alla messa in scena, erano veri – per verificare quanto le leggi italiane siano in grado di tutelare le creazioni dei nostri chef. Problema non così secondario se si pensa al business che muove il patrimonio gastronomico italiano, non solo in quanto a prodotti (dal parmigiano al prosciutto crudo) ma anche riguardo i piatti della tradizione e non. Inoltre, gli chef spesso vengono considerati ‘artisti’, anche se con questi non condividono le stesse tutele in caso di plagio o concorrenza sleale. E anche se il collegio lo scorso venerdì alla fine, con gioia del pubblico, ha dato ragione a Marchesi “Il piatto del Maestro Marchesi è parso alla Corte degno di essere protetto anche con la tutela del diritto d’autore ai sensi dell’art.2 n.10 della Legge sul diritto d’autore e questo, perché è dotato di creatività e di valore artistico” e abbia condannato il plagiatore Rossi “a inibire l’offerta in pubblico e a pagare una penale di euro 100 per ogni violazione e di euro 2.000 per ogni giorno di ritardo nel conformarsi a questi ordini”, la questione resta aperta.

E’ possibile che opere destinate ad essere mangiate possano essere tutelate come arte? E cosa si può proteggere, la forma, la preparazione, l’impiattamento, la presentazione? Di tutelare gusto e soprattutto profumo nel mondo si dibatte da anni (si pensi solo alle cause milionarie per le imitazioni delle fragranze), senza arrivare a una norma. Le avvocate Marina Lanfranconi ed Elisabetta Mina hanno infatti portato all’attenzione del pubblico alcune forme di tutela del food (taste and smell), in particolare ai sensi del diritto d’autore, di cui si discute in Europa e negli Stati Uniti e sulle quali si sono pronunciate – in modo diverso e talvolta in contrasto – alcune corti straniere, mentre non vi è ancora giurisprudenza italiana: da noi si può proteggere il logo, il nome e anche il packaging, se registrati, ma non gusto, profumo e creatività poiché non sono elementi proteggibili. E come facciamo quindi a difendere l’amatriciana se all’estero cambiano gli ingredienti? In molti casi, l’unica tutela, come ha spiegato l’Indicam, è la concorrenza sleale, quando la si può dimostrare. Già, quando la si può dimostrare… E buona amatriciana con il bacon a tutti.

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