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Dalla Georgia alla Borgogna, in Toscana il meeting del vino in anfora

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Dalla Georgia alla Borgogna, in Toscana il meeting del vino in anfora

Impruneta e le sue sinuose anfore toscane. Vini in anfora, vinificati e affinati nei contenitori d’argilla dalla storia millenaria risalente a ottomila anni fa.

Recentemente nella zona si sono riuniti i migliori vignaioli italiani, con diverse chicche europee e d’oltreoceano, accomunati dall’utilizzo delle giare nelle loro produzioni (era la prima edizione di Terracotta&Vino). Una due giorni promossa dalla fornace imprunetina Artenova, leader nella produzione di anfore per la lavorazione del vino, e coordinata dall’agronomo Sergio Bettini,  con lo scopo di fare il punto su questa tipologia di produzione  antichissima ma solo recentemente riutilizzata. Convegni, degustazioni e banchi d’assaggio hanno dato ai numerosi partecipanti la possibilità di conoscere i produttori e i loro vini.

Sono arrivate in Toscana aziende come Gotsa Wines e Iago’s Wines della Georgia,  uno dei paesi dove più è diffusa la pratica della vinificazione in anfore, i vini delle aziende francesi di Borgogna, Champagne, Valle della Loira e Provenza. E ancora l’Armenia con i suoi vini provenienti da vigneti di duecento anni e posti a 1500 metri di altezza  sul livello del mare, il Montenegro, la California, l’Australia e la Nuova Zelanda.

Quindici le realtà vinicole italiane provenienti da diverse regioni dello stivale, dal Trentino Alto Adige alla Sicilia, tra cui la toscana Castello di Rampolla e l’inconfondibile vignaiola trentina Elisabetta Foradori.

Il vino in anfora spesso fa rima con bio. Come nel caso dell’azienda agricola di Francesco Cirelli, giovane produttore abruzzese che dal 2008 realizza i suoi vini ad Atri, sulle colline teramane. Ventidue ettari di genuinità di cui due vitati e il resto dedicati a fichi, ulivi, grano, farro, ceci, aglio, luppolo e allevamento delle amiche oche per prosciutti e salumi. Canonica produzione abruzzese con Montepulciano, Trebbiano e Cerasuolo ma su due linee: la base che vede l’utilizzo di cemento e acciaio, e l’anfora che utilizza le diciotto giare di Artenova per fermentazione e affinamento, e che regala appena dodicimila bottiglie annue. Un Montepulciano molto bevibile  e carico di freschezza, netto al naso con i classici profumi rossi e intensi dell’autoctono abruzzese ma con profumi più terrosi e piacevolmente rustici donati dall’anfora.

Non solo vino. All’interno di Terracotta&Vino è stata presentata in anteprima la nuova birra “Anfora” del birrificio Birra del Borgo. Leonardo Di Vincenzo ha inventato un barley wine di spessore partendo dalla già esistente birra Sedicigradi, una birra scura dai sedici gradi alcolici e dai sedici mesi di maturazione ed invecchiamento in barrique. Da questa base arriva l’Anfora che riposa e affina le sue numerose sfaccettature in una giara di duecento litri di capacità (e non di ottocento come le altre utilizzate) per ventiquattro mesi. Il risultato è una bevuta assolutamente non convenzionale dal colore scuro ed impenetrabile, che si esprime con forza attraverso profumi di vaniglia, noci, malto, dattero, maderizzazione e tostatura. La terracotta le dona una buona mineralità e un pizzico di acidità, in bocca è avvolgente, piacevole e lunghissima. Da gennaio arriverà in commercio e prenderà il suo posto nella spettacolare famiglia di casa Birra del Borgo.

C’è solo da augurarsi che  l’odierna concezione dell’anfora possa ben presto mutarsi da mero oggetto del marketing a simbolo concreto del mondo enoico.

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