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Il patron di Calzedonia investe sul vino. Ma invece di acquistare vigneti…

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Il patron di Calzedonia investe sul vino. Ma invece di acquistare vigneti apre enoteche

Puntare sul vino e sul buon cibo è un’idea che non fa mai una grinza né una smagliatura. Lo ha capito bene Sandro Veronesi, presidente di Calzedonia, che dal 2012 ha deciso di diversificare il business anche in ambito food&wine, dopo l’abbigliamento. E’ nata così la catena SignorVino, un format innovativo che coniuga wine store, degustazione, ristorazione, organizzazione eventi e corsi di enologia.

«Veronesi – dichiara Michele Rimpici, managing director di SignorVino – voleva un modo nuovo e diverso di vendere il vino. Per questo abbiamo inventato un format che si occupasse di vino a 360°. Si differenzia della enoteche classiche per i prezzi più accessibili e per le modalità di vendita con personale giovane e informato. Si discosta dal classico ristorante, perché la cucina è solo un supporto al vino. E anche dal supermercato, anche se si può comprare il vino in casse o cassette. Il fatto interessante è che non ci sono intermediari tra lo scaffale e la vigna».

In ogni SignorVino, infatti, si può trovare una scelta di oltre 1.500 etichette di vino, tutto rigorosamente italiano, con prezzi che vanno dai 5 euro ai 4mila a bottiglia, e acquistati direttamente presso i produttori per accorciare la filiera. Un magazzino centrale in provincia di Verona riunisce gli acquisti e li distribuisce negli 11 punti vendita con servizio automatico di rifornimento. «Avendo la possibilità di selezionare in prima persona in tutta Italia – spiega Rimpici –, scoviamo anche delle vere e proprie chicche e rarità che hanno poca possibilità di trovare distribuzione adeguata». L’offerta è quindi molto segmentata, dalla selezione base con etichette di brand importanti presente in tutti i punti vendita all’assortimento esclusivamente dedicato al territorio, alla selezione dei vini biologici e biodinamici, fino ai top wine molto ricercati.

Il gruppo veronese, proprietario dei brand Calzedonia, Intimissimi e Tezenis, nonché Falconieri e Atelier Emé, solo dai risultati di questa catena a fine 2015 stima di aggiungere altri 15 milioni di euro al proprio fatturato, che si avvia così verso i 2 miliardi di euro in totale.

«Ovviamente è presto per fare un bilancio della redditività dei singoli locali – avverte Rimpici – poiché in questi numeri pesano le sette aperture effettuate lo scorso anno. Per sapere quanto può rappresentare in termini di fatturato ogni negozio a pieno regime si dovrà attendere la fine della fase di espansione». Che, però, al momento non sembra vicina.

Dal 2012 a oggi, infatti, sono stati aperti 11 punti vendita e per il 2016 ne sono previsti altri quattro, di cui Bologna e Roma imminenti. Ma l’idea è di esportare il format anche all’estero – stanno valutando la Germania – e di affidarsi anche all’affiliazione, per incrementare le aperture, finora tutte a gestione diretta. La nuova catena, oltre agli introiti, ha portato anche lavoro per 170 giovani. La vendita del vino, come l’area di degustazione, è affidata, infatti, a giovani wine manager, scelti tra chi già vanta una formazione specifica in materia enologica e poi formati internamente sui temi di comunicazione e marketing. Mentre la ristorazione è nelle mani anch’essa di giovanissimi chef, privilegiando le materie prime del territorio e la semplicità delle proposte più che la fama del cuoco. Strategica infine la scelta delle location, sempre centralissima e su ampie superfici, intorno ai 450 mq.

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