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Internet of food, così fioriscono le nuove imprese

I mestieri del cibo

Internet of food, così fioriscono le nuove imprese

Nel comparto agroalimentare è in atto una rivoluzione: rete e tecnologie stanno innovando filiere, modelli e processi produttivi. E’ l’universo cangiante delle start up: impossibile mapparlo, ma solo seguirne le continue evoluzioni.

Il cibo, la nuova frontiera della tecnologia

«E’ il cibo la nuova frontiera della tecnologia”: lo sostiene il fondatore di Seeds&Chips Marco Gualtieri.  La filiera si sta innovando in modo trasversale, dal campo alla cucina di casa. Dal 26 al 29 marzo Seed&Chips ha raggruppato imprenditori, accademici, investitori, dirigenti aziendali e media da tutto il mondo per un focus internazionale sull’innovazione digitale nella filiera agroalimentare ed enogastronomica. Una verticale del food che ha offerto opportunità di business e di confronti. Ed è emerso che il futuro, anche per  le startup più innovative,  è tutto a misura d’uomo. E che l’agricoltura sostenibile, per la quale la domanda è ancora maggiore dell’offerta, può essere non solo migliore per il nostro pianeta, ma molto più vantaggiosa, anche economicamente, rispetto a quella industriale. Lo ha affermato Ali Partovi, investitore di  Dropbox, Facebook, Airbnb.

Internet of food, un nuovo ecosistema sostenibile, salutista ed efficiente

Tutto il sistema prende il nome di Internet of food:  un mondo di applicazioni, servizi, tecnologie che sta cambiando il modo di produrre, trasformare, distribuire, consumare e comunicare il cibo. “Siamo agli albori di un cambiamento epocale, e l’Italia, insieme alla Francia, è fra le nazioni più pronte a cavalcare l’onda dell’innovazione – spiega Gualtieri. – Possiamo spingerci molto lontano: c’è tanto da fare in agricoltura (penso ad esempio a quella di precisione o alle colture idroponiche), nella produzione, nel delivery. Cambierà presto perfino il mondo degli elettrodomestici, che tra app e interfacce trasformerà il nostro rapporto con la cucina e le questioni alimentari».

Eccellenze innovative: dispositivi, community e marketplace

All’evento milanese erano presenti le migliori startup italiane ed estere: da Gnammo  (la prima e più grande community italiana per il social eating) a QuiCibo, il mercato online dell’agroalimentare italiano, piattaforma e-commerce gratuita, dove i consumatori acquistano dai produttori di tutta Italia in modo sicuro: la sezione biologica è completamente certificata. L’azienda è  all’interno del Padiglione Italia di  Expo 2015 in veste di protagonista: è stata selezionata dal ministero dell’Agricoltura quale migliore pratica imprenditoriale innovativa del settore.  C’era anche Cucina Mancina, food community dedicata a chi mangia differente, vegetariani, vegani, allergici, con pochi grassi, zuccheri o sodio, curiosi alimentari, e l’americana Mintscrups, che opera contro gli sprechi alimentari, la svizzera Cibyò, marketplace dedicato ai prodotti enogastronomici regionali. Presente la lituana FOODsniffer, il primo “naso elettronico” portatile al mondo per rilevare se un prodotto è fresco, se è pericoloso per la salute, se vi è il rischio di avvelenamento alimentare o è stato lasciato non refrigerato per troppo tempo.

PoliHub, applicazioni scientifiche estese al food

PoliHub supporta startup fortemente innovative: è l’incubatore gestito dalla Fondazione Politecnico di Milano. Giovani e sviluppo tecnologico sono i protagonisti di una realtà che trasforma i risultati della ricerca scientifica in applicazioni industriali. Anche nel food,  che spesso per molte imprese è un importante differenziale competitivo. «Expo è stato uno stimolo per  applicare la tecnologia a nuovi domini  – afferma Stefano Mainetti, Ad di Polihub – XGlab, ad esempio,  che si occupa di spettrometri a raggi X , rivolto inizialmente al settore dei Beni culturali, in vista dell’esposizione universale ha esteso la propria applicazione al cibo, per effettuare scansioni  in grado di analizzare la qualità, la conservazione e la tossicità degli alimenti». Menuale, nato come evoluzione online di un’esperienza editoriale cartacea,  è il primo portale italiano dedicato alla ristorazione 2.0  che ruota intorno alla  ricerca del piatto preferito. Si tratta di un vero e proprio food advisor che aiuta l’utente (50.000 al mese)  a trovare i locali che propongono il piatto desiderato. Il  motore di ricerca funziona in modalità semantica e restituisce immediatamente le coordinate dei ristoranti che cucinano la ricetta selezionata, completa di prezzo di listino e di altre informazioni utili. Zestrip (Where Travelers meet Locals) è la startup che mette in contatto i viaggiatori con gli abitanti del posto, assicurando esperienze uniche, corsi di cucina  e home restaurant, oltre a  passeggiate, shopping, arte e cultura. Anche Findyouritaly ha ricevuto il supporto di PoliHub: è un tour operator che promuove l’Italia meno conosciuta all’estero, quindi fuori dai circuiti turistici, favorendo  il contatto tra clienti e abitanti del territorio e proponendo vacanze responsabili e sostenibili (compresa la gastronomia), con strumenti digitali innovativi. L’intento è di far conoscere quelle zone trascurate dalle rotte turistiche di massa.

Mind the Bridge, un ponte fra Silicon Valley ed Europa

Alberto Onetti conosce bene il mondo delle startup: presidente di Mind the Bridge Foundation ha avvicinato la Silicon Valley alle startup del Vecchio Continente. La sua fondazione californiana promuove l’imprenditorialità in Europa e nel mondo. Da più di un anno  guida la Startup Europe Partnership (SEP), prima piattaforma paneuropea che aiuta le neoimprese a competere sul mercato  globale. «Le startup sono esperimenti coraggiosi e di sempre maggiore qualità. Non rappresentano un mondo a parte, non integrato.  Il loro valore aggiunto semmai è proprio la capacità di connettere le imprese tradizionali con l’innovazione e provocare un forte impatto sulla catena del valore delle aziende». Tanti in Italia i casi eccellenti:  Cibando, con un database nazionale di 150.000 foto e 7.000 recensioni, è stata acquistata al prezzo di 6 milioni di dollari dall’indiana Zomato, piattaforma globale per la ricerca di ristoranti (310.000 in 20 Paesi), che intende costruire la guida più completa per il mercato italiano. Rocket Internet ha comprato PizzaBo: il gruppo tedesco di ecommerce (network globale in 39 Paesi)  ha acquisito la startup fondata 6 anni fa a Bologna da Christian Sarcuni. MyTable, nata a Torino, oggi fa parte di Tripadvisor.

3040Regeneration, le neoimprese incontrano gli  investitori

Rinnovare il contesto industriale unendo il comparto manifatturiero con le nuove idee offerte dall’ecosistema Startup: ecco l’obiettivo di 3040Regenerazion che ha dedicato al food uno dei suoi workshop formativi (15 startup, 28 mentor e 6 testimonial), «per rigenerare l’agroalimentare italiano favorendo l’incontro tra i principali operatori del settore e le startup più innovative», spiega il cofounder dell’associazione Giuseppe Guglielmino. Fra le partecipanti si è distinta  Cucina Mancina, Tasteet (che permette di scegliere il ristorante in base a ciò che si desidera mangiare)  e Fanceat: una scatola di design, venduta online, che contiene ricette e ingredienti per un menù gourmet per due persone (vino compreso). E che racconta  storie e tradizioni dell’italian style.

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