Food24

Piccole nicchie o grandi premi internazionali, lunga vita alle…

Andar per vini

Piccole nicchie o grandi premi internazionali, lunga vita alle "bollicine di montagna"

Il Trentino è un territorio in cui si fa vino da sempre: le prime testimonianze risalgono al 3.000 A.C.. Fondamentale nello sviluppo qualitativo dell’enologia del territorio è stato ed è l’Istituto Agrario di San Michele, oggi Fondazione Mach, fondato il 12 gennaio 1874. La Dieta regionale tirolese di Innsbruck, che aveva acquistato il monastero di San Michele e i relativi beni, deliberò infatti di attivare a San Michele all’Adige una scuola agraria con annessa stazione sperimentale, per contribuire alla rinascita dell’agricoltura nel Tirolo. L’attività della nuova istituzione iniziò nell’autunno dello stesso anno, con Edmund Mach come primo direttore. Tornando ai giorni nostri, nel 1993 nasce la Doc Trento. Nel 2007 viene creato il marchio TrentoDOC, che riunisce oltre 40 aziende spumantistiche, espressione di una denominazione che territorialmente è costituita dalle aree vocate alla viticoltura della provincia di Trento. Produzione di circa 8 milioni di bottiglie di spumante Metodo Classico, utilizzando in prevalenza uve Chardonnay, ma anche Pinot Bianco, Pinot Nero e Pinot Meunier.

Metodo Classico di montagna, o come dice lo slogan dell’Istituto Trento DOC, “Bollicine di Montagna”, slogan di cui forse posso vantare la paternità. Un’area territoriale piccola, che spazia dal Garda alla Dolomiti, con grande varietà climatica, vigneti che arrivano fino agli 800 metri s.l.m., presenza di grandi escursioni termiche che regalano alle uve profumi intensi e variegati.

Un cenno storico: il padre fondatore del Metodo Classico trentino è uno dei personaggi più importanti nella storia dell’enologia italiana: Giulio Ferrari (1879-1965), dell’azienda omonima, da lui ceduta nel 1952 a Bruno Lunelli. E proprio Ferrari è l’azienda che voglio presentare, insieme a Balter.

Ferrari – Trento (TN)
Nel 1902 Giulio Ferrari, giovane enologo dell’Istituto Agrario di San Michele all’Adige, dopo alcuni viaggi studio in Francia, ravvisando delle somiglianze fra la Champagne e il Trentino, decise di provare a produrre uno spumante trentino. Creò e sviluppò la sua azienda a Trento, cedendola, poichè non aveva figli, nel 1952 a Bruno Lunelli, continuando a lavorarci fino praticamente alla morte: era una piccola cantina, che produceva circa 10.000 bottiglie all’anno.
La famiglia Lunelli ancora oggi è a capo dell’azienda, diventata ora una parte del Gruppo Lunelli, che fra le altre cose comprende la grappa Segnana, l’acqua minerale Surgiva, i vini fermi delle Tenute Lunelli, in Toscana, Umbria e Trentino ed il 50 % di Bisol, nome storico del Prosecco.
La Ferrari oggi produce 4,5 milioni di bottiglie, divise su 11 etichette, possiede 120 ettari di vigneto a cui si aggiungono le uve fornite da 500 famiglie di conferitori, assistiti dal punto di vista agronomico per tutto l’anno dall’azienda. Alcuni dei vigneti sono biologici, altri sono attualmente in conversione, ovunque si seguono rigidi protocolli aziendali miranti all’ottenimento della sostenibilità. L’enologo è Ruben Larentis, con Marcello Lunelli responsabile della produzione. E’ superfluo dire che i vini Ferrari hanno ottenuto tutti i riconoscimenti possibili, fin dal primo Expo di Milano, data 1906, in cui vinsero la Medaglia d’Oro, per arrivare alla recente segnalazione di “Cantina europea dell’Anno 2015” per Wine Enthusiast. Oggi a capo dell’azienda vi è la terza generazione della famiglia Lunelli: Marcello, Matteo, Camilla e Alessandro.
Ho bevuto il vino simbolo per eccellenza: il Giulio Ferrari Riserva del Fondatore

Giulio Ferrari Riserva del Fondatore Extra brut 2004 Trento DOC
Si tratta probabilmente della bottiglia più famosa della denominazione, una sorta di “hors-catégorie” nota ed apprezzata in tutto il mondo. E’ uno Chardonnay in purezza, ottenuto da uve vendemmiate a metà settembre esclusivamente nel vigneto di Maso Pianizza, situato a Trento a 500-600 metri slm con esposizione sud-ovest. La permanenza sui lievi è decennale. Le bottiglie prodotte sono 39.000 con una gradazione del 12,5 %.
Nel bicchiere si presenta di colore paglierino con decisi e brillanti riflessi dorati, solcato da un perlage finissimo ed estremamente persistente. Il bouquet è intenso ed amplissimo, con note floreali di acacia, gelsomino, camomilla ed erbe medicinali come la taneda, sentori di crosta di pane e brioches, profumi di frutta matura, di fieno ed anche di agrumi canditi, per chiudere con la parte speziata. L’assaggio è piacevolissimo, sembra aumentare di volume col passare dei secondi, è cremoso, equilibrato, morbido e vellutato, con delle idee di frutta secca e vaniglia, senza dimenticare una sfiziosa nota amarognola finale.
Prezzo in enoteca: 80-90 Euro

Balter – Rovereto (TN)
Il sorriso di Clementina racconta in modo solare l’azienda di famiglia, fondata nel 1990 dal nonno Francesco Balter, Franco per gli amici, insieme ai figli Nicola e Barbara. Oggi a condurre l’azienda è Nicola insieme ai figli, proprio Clementina e Giacomo. L’azienda agricola è costituita da un unico accorpamento di 10 ettari di vigneto posto sulla sommità della collina sopra Rovereto, ad un’altitudine di circa 350 metri: siamo in Vallagarina. La sede aziendale profuma di storia: si tratta di una torre d’avvistamento cinquecentesca, a cui negli anni si aggiunse una seconda torre riunita alla prima. Successivamente la destinazione è passata da militare a civile con la costruzione di stalla, fienile ed orto. La famiglia Balter ne acquisisce la proprietà nel 1872.
Utilizzata per la mezzadria, dopo il 1965 viene condotta direttamente dai Balter, che conferiscono le uve prodotte. Francesco, laureato in Scienze Agrarie, è impegnato lavorativamente nell’azienda di famiglia della moglie, e solo nel 1990 corona il suo sogno di diventare produttore di vino: proprio in quell’anno viene costruita la cantina interrata sotto il vigneto, ed il vino Barbanico è un omaggio ai figli Barbara e Nicola. Nonno Francesco ha saputo trasmettere la sua passione non solo ai figli ma anche ai nipoti Clementina e Giacomo. Importante è anche la consulenza di Paolo Inama, enologo di chiara fama. Come scritto, i vigneti ammontano a 10 ettari, coltivati a Chardonnay, Sauvignon Blanc, Lagrain, Pinot Nero, Merlot e Cabernet Sauvignon. Le bottiglie prodotte sono circa 70.000, con tre etichette di Metodo Classico, tre di vini rossi fermi ed una di bianco.
Ho assaggiato il Balter Riserva 2010.

Balter Riserva 2010 Pas Dosè Trento DOC
E’ ottenuto da base Chardonnay all’80 % e Pinot Nero al 20 %. Produzione di 3.000 bottiglie per un tenore alcolico del 12,5 %. Prima del tiraggio un 15 % del vino base affina in barrique per dare della morbidezza senza che si senta troppo il legno. La permanenza in catasta sui lieviti è di almeno 48 mesi. Si tratta secondo me di uno dei metodi classici più interessanti della denominazione Trento DOC: il perlage è fine e persistente, di colore giallo paglierino cristallino. I profumi vanno dalla crosta di pane alla mela golden matura, passando per albicocca e piacevoli note minerali. In bocca la bolla è giustamente grintosa, buona la struttura e di grande persistenza, con un finale gradevolmente marcato da una nota amarognola.
Prezzo in enoteca: 45-50 Euro

© Riproduzione riservata