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Un giro nel Monferrato, tra Barbera ed Albarossa

Andar per vini

Un giro nel Monferrato, tra Barbera ed Albarossa

I colori delle colline del Monferrato sono particolarmente gradevoli a settembre, con l’estate che sta andando verso la fine. Colori non solo dei paesaggi ma anche del vino e di alcuni splendidi piatti della cucina piemontese. Sommando tutte queste cose, mi trovo inevitabilmente a Cocconato, piccolo paese in provincia di Asti, che da anni organizza una manifestazione dedicata ai vini del territorio. Quest’anno per la prima volta si parla non solo di Barbera, ma anche degli altri vitigni lì coltivati: il tema è passato dal “Barbera di Cocconato” al “Vigneto di Cocconato”.
Bella occasione per me per degustare anche l’Albarossa, un vitigno che amo in modo particolare e di cui voglio raccontarvi la storia, perchè secondo me si tratta di un vitigno dalle grandi potenzialità e che, se ben valorizzato e raccontato, potrà ambire a diventare tra i più grandi rossi piemontesi.

Come è nato l’Albarossa

La storia inizia negli anni ’30: il professor Giovanni Dalmasso, fra i più grandi ampelografi italiani, realizzò degli incroci varietali che furono archiviati in una collezione viticola della regione Piemonte e mai utilizzati. Circa cinquant’anni dopo il professor Mannini, del Cnr di Torino, mise mano a questi incroci ed iniziò a studiarli ed impiantarli: tra questi c’era appunto l’Albarossa, un vitigno a bacca nera ottenuto dall’incrocio di Barbera e Nebbiolo.
Ricerche genetiche più recenti hanno però dimostrato che il papà dell’Albarossa – la mamma è la Barbera – non è il Nebbiolo ma lo Chatus, varietà autoctona alpina, detta anche Nebbiolo di Dronero. Il vitigno fu ufficialmente iscritto nel Catalogo nazionale delle varietà di vite (Cvt) solo nel 1977. Nel 2001 viene inserito nella lista dei vitigni raccomandati per le province di Alessandria, Asti e Cuneo. Dal 2009 è nella DOC Piemonte come vino in purezza. La diffusione è ancora limitata, ma sempre più produttori, anche di grande nome, stanno avvicinandosi all’Albarossa, vitigno che mi ha fatto scoprire un piccolo produttore dell’ovadese, Luciano Montagna, uomo di grande valore e simpatia, prematuramente scomparso qualche anno fa.
E’ un vitigno a maturazione tardiva, che dà origine a vini di un bellissimo colore rosso rubino, dai grandi profumi, prevalentemente fruttati, al gusto caldo, strutturato, armonico e vellutato. Notevole la persistenza.
Di seguito presento 2 aziende di Cocconato, parlando quindi proprio di un Albarossa e poi di una Barbera

Bava– Cocconato (AT)
La famiglia Bava è sicuramente di una certa importanza nel panorama storico della viticoltura piemontese ed in particolare del Monferrato. Presenti almeno dal 1.600 a Cocconato, la loro cantina è stata costruita nel 1911: ormai è abbondantemente tagliato il traguardo delle 100 vendemmie. Siamo arrivati alla quarta generazione da quel 1911: oggi la cantina è gestita dai 3 fratelli Roberto, che si occupa prevalentemente della parte commerciale, in particolar modo dell’estero, Giulio, che segue la parte vinicola, e Paolo, responsabile della parte viticola. Giulio e Paolo sono entrambi enologi. Naturalmente il tutto sotto l’attenta supervisione di papà Piero, sempre presente in cantina, sindaco per tanti anni di Cocconato. Non voglio dimenticare l’importante ruolo di consulente svolto da Donato Lanati, fra i più noti e preparati enologi italiani.
La famiglia è proprietaria ormai da qualche decennio anche della Giulio Cocchi Spumante, azienda nota per la produzione di aperitivi, spumanti e Barolo chinato: trattandosi di prodotti totalmente diversi ma interessantissimi, ne parleremo in una prossima occasione.
Torniamo quindi all’azienda Bava: 55 ettari di vigneti di proprietà, in 3 differenti località. A Cocconato c’è Cascina della Pieve, dove si coltivano la Barbera, l’Albarossa e le uve bianche. Ad Agliano è situata la cascina PianoAlto di Crena, con le uve per il Nizza, la Barbera e il Grignolino. A Castiglione Falletto vi sono vigneti e cantina per il Barolo ed il Dolcetto d’Alba. La produzione annua si attesta sulle 450-500.000 bottiglie.
Ho passato alcune ore in cantina con Roberto, grande appassionato di musica e fotografia, e nell’occasione mi ha aperto diverse bottiglie per farmi conoscere meglio la loro produzione: dopo il trentesimo assaggio ci siamo però fermati e mi sono concentrato su quello che vuole essere l’oggetto del mio articolo: l’Albarossa.

Piemonte Albarossa DOC Rosingana 2011
E’ solo qualche anno che viene realizzata questa Albarossa in purezza. L’etichetta prende il nome dalla mezza collina in cui è situato il vigneto, a 350 metri s.l.m., che degrada dolcemente dalla Cascina della Pieve di Cocconato fino ai prati di Marcellina. L’uva viene vendemmiata molto matura, vinificata ed affinata in acciaio.
Per ora è ancora una produzione piuttosto limitata, di circa 5.000 bottiglie.
Molto bello il colore, rosso, deciso ed intenso. Piacevolissimi i profumi: una bellissima passeggiata tra i piccoli frutti del sottobosco. In bocca è morbido ed avvolgente, gradevole nei tannini, di buona struttura, con una corretta acidità ed un’appena accennata idea di dolcezza.

Prezzo in enoteca: 10-12 Euro

Maciot – Cocconato (AT)
La famiglia Macchia si dedica con passione all’agricoltura ed alla ristorazione, 2 agriturismi ed una vineria con cucina lo testimoniano. Interessante è la parte agricola delle attività. Produzione di mais, grano e verdure biologiche, 5 ettari dedicati alle nocciole ed un piccolo allevamento di bovini di pura razza piemontese. E’ diventato quindi spontaneo nel 1995, sono pronti a festeggiare i vent’anni, dedicarsi anche alla produzione di vino.
Sono poco più di 4 ettari di vigneto, ereditati dai nonni paterni e materni di Paolo Macchia, che gestisce l’azienda vitivinicola con il giovane figlio Enrico. I vigneti sono piccoli appezzamenti nei comuni di Cocconato, Piova` Massaia e Montiglio Monferrato. Sempre attento al rapporto con la propria terra, Paolo ha voluto sviluppare un’azienda biologica, intraprendendo dal 2012 anche un percorso biodinamico.
Produzione di 15.000 bottiglie con ben 9 etichette diverse. Io spenderò due parole sulla Barbera d’Asti, citando però l’ultimo nato, “Saurì”, un Sauvignon Blanc, primo esperimento per loro, di cui seguire l’evoluzione nelle prossime annate.

Barbera d’Asti “465” D.O.C.G. 2014
E’ una Barbera in purezza: le uve provengono dal vigneto più alto di Cocconato, 465 m.s.l. , da cui il nome.
Vinificazione e breve affinamento in acciaio, ha un tenore alcolico del 13,5 %. La produzione è di 6.000 bottiglie.
E’ un vino estremamente rappresentativo del territorio, sincero nella sua espressività, bello nel colore, piacevolissimo nei profumi fruttati, dalla spiccata ma non invasiva acidità. Leggermente vinoso, corretto nei tannini. È forse un po’ giovane, da intendersi non come un difetto, ma come un’opportunità: berlo non solo come vino d’annata ma anche come vino adatto a svilupparsi in un affinamento di media durata, direi con estrema tranquillità 4-5 anni.

Prezzo in azienda: 7,5 Euro

DA NON PERDERE

Fino al 13 settembre 2015– Chiuro (SO)
32° Edizione de ‘Il Grappolo d’Oro': appuntamento con i vini della Valtellina: storia, cultura, spettacoli, incontri col gusto, musica e molto altro
Per info: http://italiadelvino.com/news.asp?id_news=1113

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