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Vuoi esportare negli Usa? Nasce l'"Amazon del food” che vende…

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Vuoi esportare negli Usa? Nasce l'"Amazon del food” che vende solo Made in Italy

Dal bancone sotto casa a un “supermercato della qualità”. Con quasi 100 milioni di clienti, apertura 24 ore su 24 e un bacino grande quanto gli Stati Uniti. Si presenta così Taste It, l’iniziativa ideata dalla società di consulenza ExportUsa per la promozione nel mercato americano dei prodotti di qualità della filiera agroalimentare italiana. Il principio è quello di un “Amazon del made in Italy” che seleziona, pubblicizza e rivende le specialità di casa nostra che non sfonderebbero la muraglia di certificazioni e Gdo al di là dell’oceano: l’imprenditore invia il suo prodotto, ExportUsa valuta la qualità e – se il responso è positivo – l’articolo sbarca prima nel carrello della piattaforma di e-commerce di Jeff Bezos e poi sulle tavole della clientela.

Dalla microproduzione all’America. Con un clic

Il funzionamento è quello descritto già dal titolo: Taste it, “assaggialo”, l’invito a due tra una microproduzione che può conoscere il mercato Usa e – viceversa – un mercato Usa che può scegliere con prezzi competitivi quando e come mangiare made in Italy. Le imprese interessate contattano ExportUsa, presentano la propria specialità, inviano sei cartoni alla sede di Rimini della società (l’altra è a New York, ndr) e aspettano un feedback. Quando scatta il sì, l’articolo fa la sua comparsa nel carrello di Amazon gestito da ExportUsa: un bacino di e-commerce che nei soli Usa conta 80 milioni di consumatori, con una spesa media di 45 dollari al giorno. Quanto basta per aggiudicarsi due bottiglie di olio extravergine della Toscana o della crema di tartufo dall’Umbria. «L’iniziativa è il frutto della nostra esperienza con i piccoli imprenditori italiani – spiega al Sole 24 Ore Alessandro Colnago, vicepresidente di ExportUsa – Le aziende vogliono esportare all’estero ma spesso non trovano i canali: la giusta consulenza, le strategie marketing. Se si aggiunge che i tempi non invitano a investire le aziende restano con prodotti qualitativamente eccezionali che non vengono scoperti dal mercato americano». A vantaggio, magari, di un “italian sounding” che fa breccia tra gli appassionati più generici? «I prodotti che veicoliamo, pasta e olio per dirne due tra i più noti, costano il 10-20% in più. Ma si tratta di un’offerta premium rispetto a quella commerciale».

Vantaggio doppio: 40% in più per il produttore, sconto del 20% per il cliente

Secondo Colnaghi, Taste It può sciogliere la pratica con un processo di selezione che «fa guadagnare chi vende e chi compra»: il produttore paga solo lo stock di merce inviato alla società, ExportUsa trattiene una quota per le spese di logistica, il cliente acquista il prodotto con un prezzo più leggero rispetto a quello della concorrenza della Gdo. Risultato: 40% in più di ricavi per  un imprenditore dispensato dal groviglio di certificazioni e sovrapprezzi richiesti dallo sbarco a New York; 20% di sconto per il consumatore, a tu per un tu con un costo che è tenuto sotto la media dei prodotti analoghi.  «Un concetto molto semplice: un supemercato virtuale di qualità, con prodotti a tiratura limitata che l’americano medio non troverebbe altrove – spiega Colnaghi – Oltreché un banco di prova: l’imprenditore può valutare come vanno le vendite di un certo prodotto all’estero, e decidere di conseguenza su cosa investire».

Ma qual è il target? Se dici “e-commerce” in Italia  pensi a una platea giovane , pratica con tutto quello che fermenta nei social media… «La fascia di clienti potenziali  è varia, perché Amazon e l’e-commerce si rivolgono a clienti molto diversi fra loro. Certo, c’è una buona rappresentanza di giovani sotto i 35 anni, ma si può salire con l’età» spiega Colnaghi. Anche perché, in futuro, l’esportazione di qualità potrebbe “andare offline”: «In prospettiva vogliamo proseguire con l’esportazione di qualità andando “off”, ma sempre nell’ottica di parlare direttamente con il consumatore. Insomma: showcase, incontri, dialogo. Se c’è la qualità, quello degli Usa è un mercato che premia».

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