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Brindisi in Franciacorta nel segno del Pas Dosé

Andar per vini

Brindisi in Franciacorta nel segno del Pas Dosé

Terza tappa del mio consueto Tour del Metodo Classico che tengo ogni 12 mesi a cavallo tra dicembre e gennaio: oggi è il turno della Franciacorta. Siamo in provincia di Brescia, in un'area a cui appartengono 19 comuni, delimitata ad ovest dal fiume Oglio, dal lago d'Iseo a Nord, dal fiume Mella ad Est e dal monte Orfano a Sud, territorio costituito prevalentemente da dolci colline moreniche che arrivano fino alla pianura. Documenti testimoniano una tradizione vitivinicola del territorio risalente al Medio Evo, ma probabilmente si può arrivare fino ai Romani. Il nome Franciacorta potrebbe derivare dalle “curtes francae”, piccole comunità di monaci benedettini che bonificavano i territori e istruivano il popolo su come coltivare i campi, ottenendo spesso in cambio di questi servigi l'esenzione dai dazi per il trasporto ed il commercio delle merci. Il gran numero di abbazie e conventi sul territorio avvalora questa ipotesi. Sul Catasto Napoleonico del 1809 è certificata l'esistenza di quasi 1.000 ettari vitati.

La moderna vitivinicoltura in Franciacorta nasce negli anni 60: nel 1961 abbiamo 11 produttori, 29 ettari di vigneto e una produzione di 2 mila ettolitri di Pinot di Franciacorta. Nel 1967 la Franciacorta ottiene, fra i primi territori in assoluto, la DOC. Il Consorzio Franciacorta nasce nel 1990: oggi riunisce 113 cantine. La DOCG arriva nel 1995: come per lo Champagne si unisce il nome del territorio al vino, ottenendo così un brand. Con una sola espressione - Franciacorta – si definisce un territorio, un metodo di produzione, la rifermentazione in bottiglia, ed un vino. Gli ettari vitati Franciacorta DOCG sono circa 2.800, a cui si aggiungono all'incirca 350 ettari della DOC Curtefranca. La produzione annua oscilla intorno ai 15 milioni di bottiglie, a seconda delle annate. I vitigni utilizzati sono Chardonnay, in prevalenza, Pinot Nero, in buona quantità, e Pinot Bianco, solo in parte.
Oggi presento due produttori, Barone Pizzini e Faccoli. Voglio però prima citare la mia compagna di degustazioni, Sara Lazzeri, una delle più brave e giovani sommelier AIS di Lombardia

Barone Pizzini – Provaglio d'Iseo (BS)
I Pizzini, nobile famiglia di Rovereto, Baroni dell'Impero Asburgico, arrivarono in Franciacorta intorno al 1840. Erano una casata molto importante, tanto che durante il terzo viaggio in Italia di Mozart e suo padre, tra il 1772 e il 1773, sostarono a Rovereto nel palazzo del Barone Gian Giulio Pizzini. Nel 1870 fondano in Franciacorta l'Amministrazione Agricola Pizzini: il capostipite è il Barone Giulio Pizzini Piomarta Von Thurberg (1847-1911). Voglio raccontare un aneddoto che lega il Barone Edoardo Pizzini Piomarta (1882-1966), il leggendario colonnello ed aviere Francesco Baracca ed Enzo Ferrari, il Drake: Francesco Baracca, lasciato il comando della Scuola Cavalleria di Pinerolo proprio al Colonnello Barone Edoardo Pizzini, intratteneva una corrispondenza con lui, in cui fra l'altro chiedeva notizie di un cavallo molto vivace che aveva lasciato presso il reggimento.

Sembra che il Barone Pizzini, a margine di una lettera, schizzò un cavallino rampante annotando: ”Il tuo cavallino sta bene ma quando si vuol montare è sempre così”. Lo schizzo piacque a Francesco Baracca che lo usò come simbolo della sua squadra aerea. Certo è che nel 1923, a seguito di una vittoria in una corsa a Ravenna, Enzo Ferrari conobbe i genitori di Francesco Baracca, e che la mamma, Contessa Paolina gli disse: “Ferrari, metta sulle sue macchine il cavallino rampante del mio figliolo. Le porterà fortuna.”. Dopo questa parentesi storica, torniamo alla cantina: Barone Pizzini è tra i primi produttori ad iscriversi nel 1967 alla DOC. Ad inizio anni '90 alcuni imprenditori del territorio si affiancano prima al Barone per poi rilevare da lui tutta l'azienda. Nel 2001 tutti i vigneti sono certificati biologicamente, l'anno successivo vengono acquistate 2 cantine in Toscana e nelle Marche.

Nel 2007 viene inaugurata la nuova cantina. Gli ultimi anni sono nel segno di un grande successo commerciale e di numerosi premi legati alla sostenibilità, oltre che alla qualità dei vini. A capo dell'azienda vi sono Ugo Colombo, Presidente, Piermatteo Ghitti, Amministratore Delegato e Silvano Brescianini, Direttore Generale ed anche Vicepresidente del Consorzio Franciacorta. La conduzione enologia è di Leonardo Valenti, quella agronomica di Pieluigi Donna. Gli ettari vitati sono 50, con una produzione di circa 290.000 bottiglie di Franciacorta e 75.000 Curtefranca DOC e Sebino IGT. Ho assaggiato il Bagnadore 2009.

Franciacorta Pas Dosé Riserva DOCG Bagnadore 2009
Il nome fa riferimento al torrente Bagnadore, breve corso d'acqua immissario del lago d'Iseo presso Marone. Quando ad inizio anni '90 l'azienda fu rilevata dal Barone Pizzini, fra i nuovi soci c'era il Dott. Ghitti di Bagnadore, che volle una Cuvée dedicata alla sua famiglia, con Pinot Nero, uso del legno e poco zucchero. La prima annata è del 1993: da allora si fa solo nelle annate migliori. E' costituita da Chardonnay e Pinot Nero in egual misura, provenienti da un'unica vigna di oltre vent'anni, vinificati in parte in acciaio e in parte in barrique. Prima del tiraggio matura per 6 mesi in barrique e per 6 mesi in acciaio. Resta in catasta sui lieviti per 60-70 mesi. La bottiglia assaggiata è stata sboccata nel novembre 2016.

Di colore paglierino, nel bicchiere è solcato da bollicine finissime e di rara persistenza. Al naso il primo impatto è con gli agrumi, limone e mandarino, per passare al biancospino ed alla lavanda, ai pinoli ed al muschio bianco. Dopo qualche minuto emergono i sentori balsamici e mentolati. Al sorso è deciso, di grande freschezza, equilibrato, dal finale avvolgente, sapido ed agrumato, direi di pompelmo. Ho sperimentato, trovandolo perfetto, l'abbinamento con i gamberi rossi di Mazara del Vallo, scottati in griglia, passati al forno e bagnati con il Bagnadore.
Prezzo in enoteca: € 30 - 35

Faccoli – Coccaglio (BS)
L'azienda nasce nel 1964 per merito di Lorenzo Faccoli, padre degli attali conduttori, i figli Claudio e Gian Mario. Claudio si occupa della parte enologica, aiutato da Cesare Ferrari, mentre Gian Mario segue quella agronomica, supportato da Giuseppe Turrini. Importante anche il lavoro di Stefania, la moglie di Claudio: i loro figli poi, Stefania e Giorgio, per studi e passione garantiranno la continuità aziendale. I vigneti, poco più di 5 ettari, di età variabile dai pochi anni fino a oltre i quaranta, sono sul Monte Orfano, terrazzati, di non facile coltivazione, su terreni ricchi di ciotoli, calcare ed argilla rossa, particolarmente adatti a produrre vini di corpo e struttura. Concetti che si ritrovano nelle idee dei Faccoli, che amano dire che “...la bolla per noi è la massima esaltazione del vino: ci piace secca ed evoluta. Mai scontata” ed ancora “...vogliamo che il lievito sia riconoscibile nei nostri vini. Dosaggio zero ne è la prova”. Le prime spumantizzazioni risalgono al 1979, per opera del papà Lorenzo. La produzione annua è di 50.000 bottiglie, tutte Metodo Classico, in 5 etichette diverse. Claudio, un vero e proprio artigiano del vino in Franciacorta, è stato anche per anni Vice-presidente prima e Presidente poi, del Consorzio Franciacorta. Mi sono concentrato sul loro Dosaggio Zero

Franciacorta Dosaggio Zero DOCG 2011
E' ottenuto da uve Chardonnay al 65 %, Pinot Bianco al 30 % e Pinot Nero al 5 %, vendemmiate e vinificate separatamente in acciaio. Dopo l'assemblaggio ed il tiraggio, resta in catasta per 48 mesi sui lieviti. La produzione è di circa 8.000 bottiglie dal tenore alcolico del 12,5 %. La sboccatura della mia bottiglia è del II° semestre del 2016.
Si presenta di colore paglierino tendente decisamente al dorato, brillante nel suo perlage raffinato e continuo. Al naso si caratterizza innanzitutto per il lievito, il pan brioche, le note burrose, la frutta candita, le spezie dolciastre: sembra quasi di essere in un laboratorio di pasticceria. La parte floreale è ben rappresentata dall'acacia, non manca il fieno e per la parte fruttata vengo colpito da pesca, susina e da una piacevolissima castagna bollita. In bocca è fragrante, con una bollicina cremosa ed avvolgente, dai sapori agrumati e correttamente sapida, equilibrata e di grande struttura.
Lo abbinerei con uno dei piatti più tradizionali della Valtellina, di cui sono personalmente ghiottissimo, gli Sciatt, croccanti frittelle tonde di grano saraceno al cui interno vi è un cuore di formaggio filante.
Prezzo in enoteca: € 30 – 35

I RIASSAGGI
In questa sezione della mia rubrica vado a riassaggiare le nuove annate di vini recensiti negli scorsi anni, indicando anche il link della precedente recensione. Sono vini legati al tema del giorno, per cui in questo caso si tratta di due Franciacorta.

Le Cantorie – Gussago (BS)
Di anno in anno i vini della cantina della famiglia Bontempi riescono a regalare sempre nuovi spunti: cantina giovane, le prime bottiglie sono del 2006, è arrivata oggi a produrre circa 70.000 bottiglie. Siamo al confine orientale della Franciacorta, quasi in cima alla collina di Casaglio, lungo una salita ripidissima: non a caso i vigneti sono quasi tutti terrazzati con muretti a secco. Un plauso alla bella Elisabetta per la sua passione e la sua determinazione.
Al seguente link trovate il mio precedente articolo con una dettagliata storia dell'azienda ed una recensione del Franciacorta Docg Pas Dosè Riserva 2008 “ARMONIA”:
Nel mio riassaggio parlerò dell'annata 2009.

RIASSAGGIO:
Franciacorta Docg Pas Dosè Riserva 2009 “ARMONIA”

Dopo il 2006 ed il 2008, questa è la terza annata del Pas Dosè Armonia, prodotto solo nelle annate migliori. E' un uvaggio di Chardonnay all'80 % e di Pinot Nero al 20 %. La vinificazione è in acciaio e in piccolissima parte in legno. I vini per la cuvée sono restati in affinamento fino al tiraggio, effettuato nella primavera del 2010, prevalentemente in vasche d'acciaio ed in minima parte in piccole botti di rovere (20%). Resta almeno 60 mesi, ma spesso anche 72, in catasta sui lieviti. La produzione è di 3.500 bottiglie, con un tenore alcolico del 13 %. La bottiglia assaggiata è stata sboccata nel 2016.

Nel bicchiere si presenta di colore giallo paglierino con raffinati riflessi dorati, solcato da un perlage di grande finezza e persistente. Al naso è fresco e delicato, caratterizzato dalla crosta di pane e da variegate note floreali, tra cui emergono il bucaneve, il sambuco ed il biancospino. Ortica, menta e fieno, a cui si aggiungono leggere note speziate e di pasticceria, completano un bouquet di straordinaria freschezza. Al sorso è elegante, fine, delicato, con un tocco di agrume, giustamente sapido, di grande piacevolezza, particolarmente adatto ad accompagnare il cibo. Suggerisco dei ravioli di carne con crema di scimudin, formaggio vaccino a pasta molle della Valtellina.
Prezzo in enoteca: 40-45 Euro

Biondelli – Cazzago San Martino (BS)
A sud del Lago d'Iseo, nella nuova cantina inaugurata nel 2010 ristrutturando la cinquecentesca Cascina Breda, Joska Biondelli continua nel suo lavoro di produzione di ottimi Franciacorta applicando i principi dell'agricoltura biologica e sostenibile. La produzione è di poco inferiore alle 50.000 bottiglie, per 3 etichette diverse, nell'attesa che arrivi il suo Rosé.
Al seguente link trovate il mio precedente articolo con una dettagliata storia dell'azienda ed una recensione del Biondelli Brut Franciacorta:
Il mio riassaggio avviene 2 anni dopo.

RIASSAGGIO:
Biondelli Brut Franciacorta

E' uno Chardonnay in purezza, con tenore alcolico del 12,5 %, prodotto in circa 35.000 bottiglie. Vinificazione in acciaio: dopo il tiraggio rimane in catasta a maturare sui lieviti per almeno 24 mesi.
Nel bicchiere si presenta di colore giallo paglierino dai riflessi dorati di grande lucentezza. Fin dai profumi se ne percepisce la territorialità: crosta di pane, direi di segale, note burrose, glicine, mandorle, erbe dì montagna, radice di liquirizia. Anche la parte fruttata non manca: mela cotta, frutta secca, susine, sentori agrumati, in particolare di cedro. Piace la mineralità ed un accenno di pietra focaia. E' una bollicina decisa nell'attacco in bocca, di grande personalità, che si contraddistingue per freschezza e bevibilità: ripulisce perfettamente la bocca, invoglia al secondo bicchiere, con le sue note agrumate e la sua piacevole sapidità, ottimamente persistente. Voglio abbinarlo ad un piatto poco noto, il “Riscunc”, un riso lesso con patate e coste, ripassato con abbondante burro e formaggio casera
Prezzo in enoteca: 19-21 Euro

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