Food24

Da Tokyo a Los Angeles è mania per il cibo bonsai

Gadget & design

Da Tokyo a Los Angeles è mania per il cibo bonsai

Non sono tapas, petit plat per manicaretti alla francese, amuse-bouche che introducono la portata principale. Il tiny food è un vezzo tutto giapponese per chef miniaturisti. Rientrano fra i “miniacs”, gli amanti dello small world, una nuova generazione di artigiani (molti sono designer), antitesi dei creativi digitali, che creano oggetti in miniatura, li collezionano e fanno affari sul web. Ormai sono un vero movimento con proseliti in tutti i continenti.
Tiny food, nuovo immaginario estetico
Gli antropologi sostengono che quella delle miniature è una pratica benefica, perfino terapeutica: racchiudono ciò che non possiamo avere nella vita reale, recuperano il tempo andato dell'infanzia. Non proprio una deriva maniacale, quindi, semmai un nuovo immaginario estetico: Merry White, docente di Antropologia alla Boston University che studia la cultura e la cucina giapponese, spiega che il tiny food incarna l'ossessione nipponica per tutto ciò che è “kawaii”, carino, amabile, incantevole. Ed è evidentemente “contagiosa”. A New York, nel Greenwich Village ha appena aperto Zagat, tiny caffè specializzato in cibo piccolissimo. Si spende tra i 4 e i 25 dollari, non proprio per saziarsi.

Piatti al di sotto dei 3 centimetri
Su Instagram Tinyfood pubblica foto e video per la realizzazione di piatti perfetti. Tutti al di sotto dei 3 cm. La danese Celine Hedegaard, con migliaia di followers sui social (e video che contano 4 milioni di visualizzazioni), è una miniacs a tutto tondo e si dà anche alla cucina, con torta e pane in stile bonsai.

Ingredienti di qualità in chicchi, fiocchi, schegge e dadini
Gamberi in tempura, pancake al miele, tacchino arrosto, sushi e carbonara, stir fry thailandese con manzo e verdure, bottoncini di apple pie, instant noodle in micro ciotole. Tiny pizza e tiny hamburger, patatine fritte in mini wok e zuppa di miso cotta su fornelli da campeggio. Gli ingredienti sono di prima qualità ma le quantità micro: fiocchi, schegge, polveri, chicchi, dadini. Uova di quaglia al posto di quelle di gallina, gamberini di fosso lunghi 2 cm, microverdure. Pinzette al posto dei mestoli e la fiamma di una candela per alimentare fornelli da bambola. Necessaria precisione, meticolosità e pignoleria. E tanta capacità di controllo.

In California web series dedicata al cibo in miniatura
Tastemade, società californiana che produce video di cucina a Santa Monica, ha dedicato al tiny food una serie web di 50 episodi (Tiny Kitchen). Milioni di visualizzazioni tra Facebook, Snapchat, Instagram e YouTube. Le mani riprese nei video sono quelle della food stylist Hannah Aufmuth, esperta in miniature gastronomiche. Quando è all'opera dice di sentirsi «come un chirurgo, con una spatola al posto del bisturi».

Tiny fruit in Italia
L' Italia per il momento si limita solo al tiny fruit: poche aziende commercializzano frutta e verdura di dimensioni ridotte, meno che baby. La Longino&Cardenal, specializzata in cibi rari, ha in catalogo mini-zucchine (non più di 4 cm), mini-cipolle, mini-porri, mini-carote, mini-ananas. Sono prodotti coltivati in serra che arrivano da Sudafrica, Francia e Olanda.

© Riproduzione riservata