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Riconciliarsi con Rigopiano alla tavola de La Bilancia

Storie di eccellenza

Riconciliarsi con Rigopiano alla tavola de La Bilancia

I giorni di Rigopiano rimarranno indelebili nella memoria di chi ha conosciuto il Gran Sasso nella sua versione più feroce e lunare, sepolto per due settimane da muri di neve e colonne di nebbia. Grovigli montuosi e di stati d'animo inframezzati da un paesaggio ermetico, come se pure la montagna coltivasse un intimo senso di colpa.
Dopo giornate intere appostati al municipio di Farindola o di sentinella davanti l'ospedale di Pescara o al Palasport di Penne, ai più fortunati dei giornalisti (ma c'erano anche i Vigili del fuoco e gli uomini della Polizia di Stato) è toccato in sorte rintanarsi a “La Bilancia” di Loreto Aprutino. Da cacciatori di storie a cacciatori di una minestra bollente.
Sergio Di Zio, il patron, sfoggia il sorriso bonario di un abruzzese che insieme con la moglie Antonietta, da mattina a sera davanti una grande cucina a vista con brace e ceppi di legna eternamente accesi, ha realizzato un sogno. Entrambi hanno il dono della semplicità e della simpatia, due stimmate degli abruzzesi onesti. La mission la traccia la mamma di Sergio, la prima cuoca de La Bilancia: «Compra le cose più buone che poi cucinarle è facile».

Un paese carico di storia

Siamo a Loreto Aprutino, un paese carico di storia famoso per il suo eccellente olio extravergine, le cantine Valentini, il maieuta del Montepulciano d'Abruzzo, e gli affreschi della chiesa di Santa Maria in Piano.

Di Zio comincia alla chetichella negli anni 70. Qualche camera contesa dai rappresentanti e cucina del territorio, la summa di un amore tangibile per le materie prime impeccabili di questa terra.
La qualità è sempre stato il chiodo fisso di Sergio, premiato un anno fa con la chiocciola di Slow Food, un riconoscimento forse tardivo. Perché Di Zio, un giovane-vecchio di 73 anni, è il pioniere abruzzese di quei valori che Carlin Petrini ha elevato a sistema. Prova ne è il piccolo shop dove da tempi non sospetti vende i prodotti tipici della sua terra: miele, lenticchie e salsicce sottolio («un amico di Farindola alleva due maiali solo per noi»).
Dovrebbe essere un posto in cui venire in processione un anno dopo l'altro, invece Di Zio rimpiange i bei tempi andati, quando i piazzisti che arrivavano dal Nord Italia riempivano albergo e ristorante. È il paradosso dei territori svelati dalla sequenza dei terremoti che hanno colpito l'Appennino centrale. Luoghi istintivamente genuini immersi in un panorama fiabesco, sconosciuti purtroppo da gran parte degli italiani.

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