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La Pita che porta al Ticinese i sapori del Mare Nostrum

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La Pita che porta al Ticinese i sapori del Mare Nostrum

Datemi una Pita (con hummus e falafel di ceci) e veganizzerò il fast food milanese. La mission è di quelle da prendere sul serio. Ariel Klein, milanese innamorato di Israele ed ex manager di tre compagnie aree internazionali (United, El Al e Continental), può solo volare alto.
Vegan per caso, si potrebbe apostrofare il fast food di Corso di Porta Ticinese, a neppure venti passi dalle colonne di San Lorenzo, il posto più anticonvenzionale della movida milanese. Ariel con il suo socio Udi sfatano due miti in un colpo solo: gli ingredienti senza proteine animali non sono meno sapidi dei soliti hamburger. Così come non è vero che non ci si possa reinventare imprenditori del cibo a cinquant'anni.

L’effetto di questa sinfonia vegana (Ariel è un appassionato di musica lirica e barocca) lo si può ammirare al Pita Concept, il progetto di un architetto di Tel Aviv, la città israeliana dove Ariel ha trovato l'ispirazione di un fast food con queste caratteristiche: legno, vetro e luci calde. Gli ingredienti sono tutti rigorosamente vegan: falafel e hummus di ceci con i quali si farcisce la pita. Idem i contorni che si aggiungono alle polpettine (cetrioli, cavolo rosso, tahina, melanzane, salsa di peperoncino verde e coriandolo).
Il risultato è una variazione di consistenze, gusti e temperature che concentrano in un panino da 5 euro tutta la gamma dei sapori del Mediterraneo. Un viaggio da Tiro e Sidone, la terra fenicia, attraverso Israele, la Palestina e il Nord Africa.

Un trattato di semiotica del gusto in cui appena accennati riemergono tracce di aceto, limone e zucchero che sgrassano la frittura seppure leggera dei falafel.
Pita concept ha aperto il cinque dicembre. E da allora Klein e Udi spiegano con passione didattica agli avventori che le polpette non sono di carne (come molti erroneamente pensano) e che per casualità tutti gli ingredienti sono privi di proteine animali. Un manifesto anti kebab, insomma, che i due proprietari vogliono estendere ad altre zone della città.
Il giochino prosegue con i dolci, anch'essi rigorosamente vegan. Noi abbiamo assaggiato la panna cotta al caramello, in alternativa alla quale si può optare per il Malabi, un budino alla rosa con granella di cocco e sciroppo di rosa. Dolci che ti aspetteresti di ordinare in un ristorante stellato e invece compri a qualche euro alla fine di un viaggio molto concept intorno alle civiltà e ai sapori del Mare Nostrum.

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