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Miscusi, a Milano il fast-food è un piatto di pasta (e una…

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Miscusi, a Milano il fast-food è un piatto di pasta (e una cucina con mini-mulino)

L’idea è semplice: un buon piatto di pasta, condita a piacimento, e un bicchiere di vino. Però come. Ecco, il come è importante almeno quanto le parole. Pasta creata dal grano macinato al momento, grano bio di Altamura, nelle murge baresi, patria del celebre pane. Condimenti con ingredienti selezionati, non il primo ciliegino che passa. Il vino? Associato ai gusti personali grazie a un algoritmo (c'è un algoritmo per tutto, ormai). Succede a Milano da Miscusi, in via Pompeo Litta 6, praticamente in piazza Cinque Giornate.

E succede proprio mentre a Milano si discute molto dell'arrivo di Starbucks, il colosso americano del caffè, ennesima realtà multinazionale che un po' vive di rendita sullo stile italiano. Quante altre catene hanno fondato le proprie fortune sul cibo del Belpaese? PizzaHut, per dirne una.

Una startup con radici solide

Ed ecco l'altro punto che incuriosisce dell'appena nato Miscusi. I due giovani fondatori, entrambi 27 anni, hanno una certa ambizione: creare una catena globale fast-food che promuova lo stile semplice e l'amore per i sapori veri. Alberto Cartasegna, radici liguri e piemontesi, bocconiano, e Filippo Mottolese, origini salentine, laurea magistrale in economia alla Bicocca, hanno già un curriculum alle spalle. Alberto è stato cofondatore e country manager di Helpling. Filippo ha già avviato un locale a Milano e ha preso parte al lancio della startup spagnola Xceed.

I fondatori di Miscusi, Filippo Mottolese e Alberto Cartasegna

Per raggiungere il loro scopo i fondatori hanno cercato e trovato due business angels italiani e uno dei maggiori incubatori di aziende della rete, i tedeschi di Rocket Internet, che in passato hanno lanciato, fra l'altro, Zalando e City Deal. In Europa e nel mondo, se ce la faranno, Cartasegna e Mottolese dovranno vedersela con realtà consolidate come Vapiano (altra società tedesca, altra multinazionale che vive di luce riflessa sullo stile italiano).

Cucina con mulino a vista

Il McDonald's-to-be davvero tricolore della pasta (ok, suona forte, ma l'idea è questa, se non si fosse capito) alla prova del look and feel e del sapore parte con il piede giusto. Arredo minimal con strizzatine d'occhio alla tradizione della trattoria di una volta. Cucina con mulino a vista (le macchine per macinare il grano al momento, che così conserva proteine e vitamine, insieme a più crusca, ricca di minerali e aminoacidi). Vino selezionato da un'altra startup milanese, Vino à porter, i ragazzi dell'algoritmo che indovina la migliore scelta per ogni cliente.

I piatti sono curati, incluso il tagliere adattato a vassoio, grazie al quale il bicchiere non corre il rischio di cadere. La pasta (si sceglie fra paccheri, spaghetti e tagliatelle, anche in versione integrale; c'è anche quella ripiena: ravioli, pansotti e tortelli, eccellenti con baccalà alla veneta) è cotta al dente anche quando è senza glutine. La materia prima si abbina a una scelta “classica e contemporanea”: dal pesto fresco alla carbonara, dalle cime di rapa e acciuga alla bottarga e mollica tostata. Non manca il più classico dei classici, il pomodoro ciliegino e basilico, condito con un formaggio a scelta (raccomandata la ricotta di pecora rigorosamente pugliese, magra e saporita), pesto tradizionale o mediterraneo oppure nduja o ancora crema di pistacchio e il croccante (pinoli o mandorle o pistacchio o noci, a scelta).

Il prezzo di un piatto oscilla fra i 7 e 13 euro, il calice (ci si serve da soli anche più volte) fa 3 euro. E si esce facilmente di buon umore.

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