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Cristina Bowerman: con Romeo e Giulietta la fantasia al comando

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Cristina Bowerman: con Romeo e Giulietta la fantasia al comando

Cristina Bowerman e Fabio Spada stanno avviando una nuova avventura gastronomica, sempre a Roma, questa volta nel quartiere del Testaccio. Coppia nel lavoro e nella vita, sono una fucina di idee nuove, che trovano sempre una realizzazione concreta. Abbiamo incontrato Cristina per farci raccontare un po' di novità.
A breve l'apertura di Giulietta e Romeo, l'ultima delle vostre grandi sfide. Di cosa si tratta?
Romeo è un concept di ristorazione inedito. Desideravamo fondere ristorante, pizzeria, forno, gastronomia, cocktail bar e gelateria, seguendo il nostro carattere, la nostra storia ma anche la sfida della novità.
Tutto inizia con il concreto bisogno di spazio che ci ha portati a spostarci da Prati a Testaccio. Così, trovandoci a poter progettare oltre duemila mq, ci siamo molto divertiti a combinare innovazione, comodità e creatività sulla base delle esigenze e delle esperienze sperimentate insieme in questi anni.

Abbiamo quindi chiesto al nostro architetto, Alberto Lupacchini, di pensare zone modulabili così da aprire, chiudere o isolare gli spazi in base all'uso e alle richieste. Nell'area ristorante, vogliamo che la sfida di Romeo sia quella di realizzare una sintesi naturale di concetti e modelli che paiono usualmente distanti - come street food e alta cucina - nell'intento di mettere insieme la cucina quotidiana tradizionale italiana alla mia visione di cucina senza confini. Il risultato è una serie di piatti creativi e ricchi di immaginazione che non perdono di vista un principio per me fondamentale: la riconoscibilità degli ingredienti e dei sapori.

Come saranno modulati i diversi spazi?

Romeo sarà aperto tutti i giorni, dal mattino fino a tarda notte, con differente menu sia a pranzo che a cena. Per il pranzo ci siamo ispirati ai bistrot francesi con un menu degustazione che cambierà molto di frequente. A cena, invece, ci piaceva l'idea di suddividere il menu per ingredienti (carne, pesce, verdura) e non per portata (antipasto, primo, secondo). I piatti proposti saranno in costante evoluzione, con forte attenzione alla stagionalità e materie prime d'eccellenza. Poi abbiamo la zona bar con bartender, carta dei cocktail e long drinks, un'ampia selezione di vino alla mescita con creazione di abbinamenti ad hoc al menu degustazione.

Giulietta, la pizzeria, è la nuova nata: forni a legna professionali e di design, pizze gourmet con scelta fra pizza napoletana e romana, spaziando dai grandi classici della tradizione alle proposte più originali con due consulenze d'eccellenza per entrambe le culture pizzaiole: i fratelli di Salvo e Marco Lungo. E poi Frigo, un concept che si evolve di continuo a cui Fabio e io siamo molto affezionati: nato come ice cream Van nella forma di food truck, poi approdato al banco di Romeo nel Mercato Testaccio, adesso vera e propria gelateria in piazza dell'Emporio con una proposta che varia dai gusti classici a quelli più particolari e inediti.

E poi gastronomia, sala conferenze, saletta lezioni, chef table e tanto altro che dobbiamo ancora sperimentare: Romeo è strutturato su un concept talmente ricco da generare una sorta di marketing al contrario, le richieste e i desideri dei clienti creano in noi il bisogno di risolverli!!!
Facciamo un riassunto di quelli che sono i progetti che al momento avete in corso?
Penso che, indipendentemente dai riepiloghi che ne possiamo fare, la nostra progettualità si possa rappresentare come un unico orizzonte in cui il nostro sguardo è in continua evoluzione. Ogni traguardo è generato un po' dal sogno ma anche della sua stessa esperienza: Glass, Romeo, Ape Romeo, CUPS, Frigo e Giulietta sono parte di sogni e idee che Fabio e io condividiamo da sempre e che abbiamo già immaginato; è bello osservare, passo dopo passo, il modo in cui si realizzano davanti ai nostri occhi.

Chef, imprenditrice, opinionista: quanto è difficile riuscire ad avere visibilità mediatica su attività concrete e non legate al mondo dell'effimero?
A questa domanda mi vengono spontanee due risposte: la prima è che per fortuna il mondo della cucina e della ristorazione accresce di continuo la propria capacità di senso, incontrando sempre più nuovi settori disciplinari sul suo cammino che ne valorizzano i contenuti e viceversa. Quindi arte, architettura, scienza, letteratura, sociale, politica, finanza, antropologia, studi culturali eccetera esplorano il food includendolo come contenuto e parte integrante della storia sociale passata e futura e chiedono a noi chef di dire la nostra, di esserci e pensare. La seconda è che con questo principio io ci vado letteralmente a nozze!

Sono molto affascinata da questo processo interdisciplinare, lo trovo costruttivo, accettando e incoraggiando l'idea che la cucina, oltre a essere cucina in senso stretto, possa incontrare i saperi come teoria e come contenuto. Una delle sfide dell'Associazione Ambasciatori del Gusto: promuovere la qualità dialogando con saperi e istituzioni.
Cosa manca davvero per affermare sempre di più lo stile culinario italiano nel mondo?
Credo che il settore della cucina italiana sia in ottima forma, ma che abbia bisogno di un aiuto concreto da parte di tutti, incluso il Governo. La parola chiave è secondo me “valorizzare”. Come stiamo provando a fare con ADG, valorizzando il settore attraverso un dialogo franco e sincero con le istituzioni, per proteggere ma al contempo diffondere nel mondo la qualità e la bellezza della cucina italiana.
Grazie al vostro lavoro, incontrate tante persone che cercano di entrare nel mondo della ristorazione: cosa consigliare? E cosa manca in Italia per formare nuovi addetti all'altezza della situazione?
La mia idea di lavoro si muove in uno spazio pieno di istinto ma anche di regole che amo superare continuamente (per stabilirne delle altre, per ridere delle cadute, per capire i miei limiti). Suggerisco disciplina, coraggio e capacità di osare senza perdere di vista la ricerca di un equilibrio. Rischiare sì, ma prima di tutto sentirsi lucidi, forti e in grado di sopportare gli effetti dell'andare oltre. Uscire fuori dai bordi delle immagini precostituite di una professione credo sia la linea fondante di quella che, prima di essere una creatività concreta e rivolta a un prodotto, un cibo, un piatto, una ricerca di successo vana e immediata, deve essere rivolta a noi stessi. Questo lavoro è un lavoro bellissimo quanto duro e come per tutti gli altri lavori del mondo, occorre inventare noi stessi con fantasia e coraggio, guardando sempre oltre.
Il consiglio che posso dare è sicuramente quello di avere dei punti di riferimento a cui ispirarsi. All'Italia non manca nulla e credo che la formazione dei giovanissimi possa pian piano migliorare se le istituzioni continuano a dialogare con noi.

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