Food24

Trentodoc continua la corsa: Riserve e Millesimati guidano la volata

Vino

Trentodoc continua la corsa: Riserve e Millesimati guidano la volata

(Marka)
(Marka)

Non fa i fuochi di artificio come il Prosecco, ma il suo cammino di crescita continua senza intoppi e con incrementi stabili a due cifre. Il metodo classico trentino, le bollicine prodotte dai 45 soci dell'Istituto Trentodoc (8 milioni di bottiglie vendute, per l'80% sul territorio nazionale) ha archiviato un ulteriore anno di incremento. Più 10% in volume ma +14% in valore a testimoniare che è cresciuta la consapevolezza dei consumatori e la richiesta di Riserve e Millesimati (+16,6% a volume).

Il fatturato 2016 ha toccato gli 88 milioni (erano stati 78 l'anno prima). “Viene premiata l'eleganza, la freschezza e l'acidità del prodotto - sottolinea Enrico Zanoni, presidente da cinque anni dell'Istituto e direttore generale di Cavit - e sempre più il Trentodoc diventa l'abbinamento ideale a tutto pasto”. Il Trento è stato il primo metodo classico in Italia a veder riconosciuta la Doc nel 1993: le viti, prevalentemente coltivate a pergola trentina, crescono ad altitudini comprese tra i 200 e gli 800 metri.

Aumenta l'interesse delle aziende trentine a produrre metodo classico, sulla spinta di un successo che negli ultimi anni ha avuto il traino eccezionale di Cantine Ferrari. L'obiettivo è spingere maggiormente sull'estero. “Come Istituto abbiamo avviato un progetto pilota negli Stati Uniti - spiega Zanoni - è già attivo da due anni e riguarda otto case vinicole”. L'istituto, che non opera come un consorzio (Trentodoc “Bollicine di montagna” segue un disciplinare di produzione), ha soprattutto compiti promozionali e conta su un budget derivante dalle quote degli associati.

Invertite, rispetto Trentodoc, le percentuali Italia-estero delle vendite di Cavit, l'altro “cappello” di Zanoni: l'80% delle bottiglie prodotte va infatti all'estero.
Cavit, tra le altre, produce oltre 500mila bottiglie di metodo classico con l'etichetta Altemasi: qualche timore desta la situazione in Gran Bretagna, che rappresenta il terzo paese di sbocco: “ad oggi gli effetti di Brexit sono ridotti - annota Zanoni - ma temo per il futuro, sia per effetto del cambio che dell'imposizione di dazi, oltretutto su un mercato a marginalità già molto compressa”.

© Riproduzione riservata