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Soave, il bianco vulcanico del Veronese

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Soave, il bianco vulcanico del Veronese

Soave è un comune veneto, in provincia di Verona, noto per il castello Scaligero e per il vino bianco che porta il suo nome. Una curiosità sul nome Soave: diverse sono le teorie sulla sua origine, la più accreditata lo fa derivare da "Suaves", nome che indicava gli Svevi, popolo germanico calato in Italia nel 568 con re Alboino ed i suoi longobardi. Guardando dal castello di Soave il paesaggio circostante, si vede un mare di vigneti, circa 7.000 ettari, tra i cui filari spuntano i campanili e le case dei tredici comuni che costituiscono il territorio delle tre denominazioni del Soave: le Docg Soave Superiore e Recioto di Soave, e la Doc Soave.

Siamo nella parte orientale dell’arco collinare della provincia di Verona, a nord dell’autostrada Serenisssima: una zona climaticamente caratterizzata da inverni non eccessivamente rigidi ed estati piuttosto temperate, un clima che potremmo definire mite, tranne in alcuni casi eccezionali, come accaduto pochi giorni fa con le gelate che hanno danneggiato gravemente i vigneti non solo qui ma in molte aree d’Italia. Le colline del Soave sono costituite da terreni vulcanici e sedimenti calcarei, dai tratti paesaggisticamente inconfondibili, ricchissime di fossili, di cui è visibile un’ampia collezione al Museo di Roncà.

Sono proprio questi terreni tufacei, di origine vulcanica, a marcare il Soave, donandogli un’inconfondibile mineralità, che va a completare i sentori fruttati e floreali, contribuendo alla sua pienezza gustativa. Realizzato principalmente con la Garganega, in parte con il Trebbiano di Soave, entrambi vitigni autoctoni, e lo Chardonnay, a cui si possono aggiungere in percentuali decisamente minori – inferiori al 5 % – tutti i vitigni a bacca bianca idonei alla coltivazione per la provincia di Verona.

Il Soave è forse il vino bianco italiano più conosciuto ed esportato: della sua produzione, oscillante negli ultimi anni tra i 53 ed i 58 milioni di bottiglie, ben l’84% va all’estero, il 64 % in Europa – in particolare il 30% in Germania e il 24% in Gran Bretagna – e il 20% nel resto del mondo, con gli Usa al 6 per cento.

Tra i vari format di comunicazione del Soave ideati in questi anni dal Consorzio di Tutela, due sono stati secondo me particolarmente azzeccati: Tutti i colori del bianco, per focalizzare l’attenzione sul potenziale di longevità dei vini bianchi, e Vulcania, che, essendo molti dei terreni del Soave di origine vulcanica, utilizza il vulcano come chiave di comunicazione. Questo ha portato alla nascita dell'Associazione delle Doc Vulcaniche, per poi arrivare alla creazione di “Volcanic Wines”, il forum internazionale dei vini da suolo vulcanico.

Come sempre concludo il mio racconto presentando un paio di cantine: l’Azienda Agricola Monte Tondo e la Cantina di Soave Azienda Agricola Montetondo - Soave (Vr).

Gino Magnabosco ha fondato l'Azienda Agricola Montetondo a fine anni Settanta, ampliando l’attività di suo padre che, su pochi campi in verità, produceva vino per la famiglia, gli amici e per un po’ di vendita in damigiana. Gino in questi quasi quarant’;anni ha saputo far crescere molto la sua azienda, che oggi vanta quasi quaranta ettari di vigna, con una produzione annua tra le 200.000 e le 250.000 bottiglie, oltre al vino sfuso venduto ai privati. I vitigni coltivati sono in maggior parte Garganega e Trebbiano di Soave, tra le varietà a bacca bianca, e Corvina, Rondinella e Molinara tra quelle a bacca rossa. Alcuni dei vigneti coltivati a Garganega sono molto vecchi, con un'età compresa tra i 60 e 100 anni: addirittura nella zona del Soave Classico, nella località del “Casette Foscarin”, molte viti sono a “piede franco”, ossia non innestate su Vite Americana, essendo sopravvissute alla Filossera, che ha distrutto la maggior parte delle viti europee tra il XIX e il XX secolo. I suoli variano da zona a zona, da vulcanico a calcareo, caratterizzando i diversi vini prodotti. I rossi della tradizione veronese, Valpolicella, Ripasso ed Amarone sono prodotti in una seconda sede, in Valpolicella. La grande forza di Gino è stata quella di aver coinvolto negli anni tutta la famiglia, dalla moglie Paola, che gestisce l’agriturismo, ai figli Luca, Stefania e Marta. L’enologo di riferimento è Nico Danesi.
Foscarin Slavinus Soave Superiore Docg Classico 2014
L’uva proviene da vigneti nella zona classica del Monte Foscarino. Il termine Slavinus ricorda la difficoltà di impiantare vigne in quella zona a causa del rischio di slavine quando piove. L’uva è Garganga al 100%. Si ottengono 10.000 bottiglie con un tenore alcolico del 13,5%. La vendemmia è a fine ottobre, tranne che per una parte delle uve lasciate in vigna fino a fine novembre per avere una surmaturazione. La fermentazione inizia in acciaio e si conclude in botte grande. Dopo una sosta di un mese in legno, il vino passa in acciaio per 1 anno, per poi essere imbottigliato ed affinare almeno 6 mesi in bottiglia.
Nel bicchiere si presenta come oro fuso lucente, quasi seducente nei suoi profumi di fiori di pesco, di camomilla, di salvia, di agrumi, di frutta esotica come banana e mango. Lo completano i successivi sentori di nocciole tostate, pepe bianco, vaniglia e pietra focaia. Decisa la nota minerale, al sorso è possente, ma al contempo equilibrato, di buona acidità, pieno e persistente.
Prezzo in enoteca: € 20 - 22

Cantina di Soave - Soave (Vr)
Fondata nel 1898, nel 1970 inizia ad imbottigliare i propri vini. Conta 2.200 soci che lavorano circa 6.000 ettari di vigna. A capo della cantina sono il presidente Attilio Carlesso e il direttore generale Bruno Trentini. La Cantina di Soave produce attualmente oltre 30 milioni di bottiglie, ma il potenziale è molto maggiore, dato che il 42 % del vino viene venduto sfuso. Non a caso lo scorso anno è iniziato un progetto di riorganizzazione ed ampliamento dell’azienda che porterà a partire dal 2018 a produrre tra i 70 e gli 80 milioni di bottiglie per anno.È presente con i propri vini in 60 paesi nel mondo. Il fatturato aziendale è di 116,5 milioni. I vigneti della cantina si trovano principalmente in 3 denominazioni: Soave, Valpolicella e Lessini Durello. Voglio dare qualche numero in proposito, perchè sono veramente significativi: la Cantina di Soave gestisce il 48% dei vigneti dell'area di produzione del Soave Doc e il 43% del Soave Classico; gestisce il 49% dei vigneti dell'area di produzione del Valpolicella Doc e gestisce ben il 70% dei vigneti dell'area di produzione del Lessini Durello Doc.
Vediamo quali sono stati i momenti fondamentali della storia della cantina che l’hanno portata a raggiungere queste dimensioni. Nel 1996 viene incorporata la Cantina di Cazzano di Tramigna e nel 2005 la Cantina d’Illasi, entrambe in zone vocate alla produzione di vini valpolicella. L’ultima incorporazione è del 2008, la Cantina di Montecchia di Crosara, territorio vocato per la produzione delle basi spumante di Lessini Durello. Nel frattempo nel 2003 viene inaugurato Rocca Sveva, il centro produttivo dei vini di eccellenza della Cantina di Soave e degli spumanti metodo classico, ottenuto dalla trasformazione di un borgo medioevale a ridosso del Castello di Soave: vi sono le cantine sotterranee, la villa antica, il Parco Botanico e il Vigneto Sperimentale, che richiamano ogni anno oltre 50mila visitatori da tutto il mondo. Nel 2010 nasce Cantina di Soave Usa, nel Massachusetts.
Ho assaggiato il Soave Castelcerino.
Rocca Sveva Soave Classico Superiore Docg Castelcerino 2015
Ottenuto da uve Garganega in purezza, vendemmiate dopo una una leggera sovramaturazione in pianta. Vinificazione in acciaio, a cui seguono 12 mesi di affinamento sempre in acciaio. Nel bicchiere è di colore giallo paglierino con delle sfumature dorate. I profumi sono eleganti e complessi, spaziando dalle delicate note erbacee a menta e camomilla, dai fiori di acacia alle nespole, dalla salvia alla mela cotogna, fino alla mandorla ed alla pietra focaia. Nel sorso si caratterizza per mineralità, sapidità, eleganza: è delicato, morbido e rotondo, di grande persistenza, con un caratteristico finale di mandorla amara. Le bottiglie prodotte sono 30.000, con un tenore alcolico del 13%.
Prezzo in enoteca: € 11 – 12

I RIASSAGGI
In questa sezione della mia rubrica vado a riassaggiare le nuove annate di vini recensiti negli scorsi anni, indicando anche il link della precedente recensione. Sono vini legati all’articolo in essere, per cui in questo caso si tratta di due Soave.
Azienda Agricola I Stefanini - Monteforte d’Alpone (Verona)
Francesco Tessari conduce la sua azienda aiutato da tutta la famiglia: genitori, zii e zie, non c’è più la moglie dalla quale si è separato. L’azienda è in crescita, le bottiglie sono arrivate a 120.000-130.000 all’anno.
Al seguente link trovate il mio precedente articolo con una dettagliata storia dell’azienda e una recensione del Monte di Fice 2011:
http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2013-04- 05/soave-bianco- vulcanico-bevuto-120255.shtml?uuid=AboskWkH
Nel mio riassaggio parlerò dell’annata 2016.
RIASSAGGIO:
Monte di Fice Soave Classico Superiore Docg 2016
Ottenuto da uve Garganega in purezza, provenienti da vigneti di età compresa tra i 30 ed i 60 anni, su terreni vulcanici tufacei neri. Vendemmia ad ottobre, vinificazione in acciaio, resta in affinamento sui lieviti fino all’imbottigliamento. È un vino di grande freschezza, adatto a durare nel tempo, dalla solforosa molto bassa. Riflette le caratteristiche dell’annata, con grandi escursioni termiche. Di colore giallo paglierino, piace per i profumi che si evolvono lasciandolo alcuni minuti nel bicchiere: dalle note floreali di sambuco ai sentori mentolati, dal fruttato di pesca ed albicocca fino alla frutta esotica. Non manca la pietra focaia. Al sorso è di grande espressività, con una decisa nota acida, strutturato, armonico e persistente. La produzione è di 6.666 bottiglie, con una gradazione del 13%.
Prezzo in enoteca: 12 - 15 Euro

Le Battistelle - Broligo di Monteforte d’Alpone (Verona)
L’azienda di Gelmino e Cristina dal Bosco è nel cuore del Soave Classico. Negli ultimi anni sono riusciti ad aumentare le bottiglie prodotte, ora sono 30.000, diminuendo la quantità di vino che vendono ancora sfuso: la qualità del prodotto è tale che meriterebbero di venderlo tutto in bottiglia! Obiettivo che forse potrà essere raggiunto anche grazie all’aiuto dei figli, Andrea e Gloria, sempre più presenti in azienda.
Al seguente link trovate il mio precedente articolo con una dettagliata storia dell’azienda e una recensione del Battistelle 2010 Soave Classico Doc http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2013-04- 05/soave-bianco- vulcanico-bevuto- 120255.shtml?uuid=AboskWkH
Nel mio riassaggio parlerò dell’annata 2014. Voglio però ricordare, sempre dell’annata 2014, il Soave Classico Roccolo del Durlo: eccellente.
RIASSAGGIO:
Battistelle 2014 – Soave Classico Doc
Ottenuto esclusivamente da uva Garganega, proveniente da vigneti coltivati su terrazzamenti su terreni basaltico-tufacei, utilizzando la pergola semplice. La vendemmia è ad inizio ottobre, con vinificazione e successiva maturazione in acciaio. La produzione supera le 6.000 bottiglie e il tenore alcolico è del 12,5%.
Nel bicchiere si presenta di colore giallo paglierino con delicati riflessi dorati. Intense le note floreali, soprattutto di ginestra, di agrumi, di frutti come pera, albicocca e mela cotogna. Piacevoli le erbe aromatiche. Al sorso è morbido e fresco, sapido, minerale, dal tipico finale ammandorlato che caratterizza la sua decisa persistenza.
Prezzo in enoteca: 12 - 15 Euro

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