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Pacifico, il Perù doc approda a Roma

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Pacifico, il Perù doc approda a Roma

La riscossa di Roma – alla rincorsa di una Milano che ha preso il potere culinario negli ultimi anni – passa anche per una maggiore attenzione alla cucina etnica. Ecco perché fa notizia (e piacere agli appassionati) l'apertura di Pacifico Roma, il secondo locale italiano della catena creata da Jaime Pesaque, uno dei più famosi chef peruviani che ha piantato la sua bandiera a Hong Kong, Miami, Oslo, Madrid, Punta del Este, Dubai e in Italia. Il primo locale nel nostro Paese, realizzato dai fratelli Signani, è appunto a Brera – all'angolo tra via Moscova e via San Marco – dove è diventato un piccolo cult per chi ama una delle cucine più interessanti del mondo. Basti dire che nei primi 50 della The World's Best ci sono tre ristoranti a Lima. Jaime è considerato il più internazionale dei cuochi peruviani, specialista in cucina nikkei che è nata dall'incontro tra quella locale – ricchissima di prodotti – e quella nipponica, portata dalla folta comunità giapponese, presente nel paese sudamericano da circa 150 anni.

Per lo sbarco a Roma, i Signani hanno trovato un approdo di gran classe quale Palazzo Dama, cinque stelle a pochi metri da Piazza del Popolo che occupa gli spazi di un antico palazzo nobiliare. Il ristorante è davvero suggestivo: luci soffuse ed equilibrate, tavolini con divanetti in velluto, splendidi lampadari di cristallo e una vegetazione ricca di palme.

Il plus è la piscina – oasi di silenzio circondata limoni e olivi – dove si può bere l'aperitivo o un drink dopo cena. Che Jaime Pesaque – allievo storico dei Roca - non voglia fare brutte figure, è confermato dall' executive chef scelto per Pacifico Roma: Nazaev Esparza Zaragoza, prelevato dal Mayta di Dubai e considerato il suo braccio destro.

Il menu è ricco di specialità – ferma restando la disponibilità di ceviche e tiradito – dove i vari ingredienti vengono abbinati in modo elegante e gustoso. Qualche piatto: Roca de Camote con spuma di aji amarillo e sashimi di branzino (meringa di camote - patata dolce americana - con spuma di peperoncino giallo peruviano); Crab and chupe (dim sum di granchio reale e zuppa di bisque di crostacei); Lingua di vitella sope (frittella nikkei con sesamo e farina di mais messicano, germogli e salsa di chipotle - peperoncino messicano); Anticuchos Asiatico (spiedino di gambero con salsa di peperoncino peruviano, pasta di miso e salsa asiatica); Chiccarron plate (maialino crispy, demi-glace al bergamotto, purea di sedano rapa); Tres leches (pan di spagna al tè verde yuzu, latte condensato, latte parzialmente scremato e latte di soia, gelato alla miso bianca, crumble e polvere di tè sencha). Tutti piatti ad alto livello.

Cosa bere con piatti del genere? La cantina di Pacifico Roma – come del resto quella milanese – non manca di buoni vini e di bollicine anche francesi. Ma noi siamo per i cocktail a base di Pisco, il distillato di vino per eccellenza del Perù, più che mai attuale nella mixology. Da dieci il Pisco Sour che abbiamo assaggiato: 1615 Quebranta (ossia la varietà pura, ottenuta da viti non aromatiche) , shakerato con sweet & sour – la miscela limone-zucchero - e albumina pastorizzata. Con un tocco Amargo Chuncho (l'Angostura peruviana), si entra nello spirito del Pacifico e ci si sente più a Lima che sul Lungotevere (peraltro gradevole) della Capitale.

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