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Anche a Milano è Bubble Tea mania, il tè dei manga

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Anche a Milano è Bubble Tea mania, il tè dei manga

E' l'ultima moda beverage di New York. E ora si sta diffondendo anche in Italia: il bubble tea o boba, bevanda-simbolo della “generazione manga”.
Inventato a Taiwan negli anni '80, si tratta di un soft drink a base di tè e/o latte, aromatizzato con sciroppi cui vengono aggiunte perle di tapioca o di gelatina di frutta (da succhiare con un'enorme cannuccia e far esplodere in bocca).
“Un vero fenomeno di massa che da Taiwan si è espanso dapprima in tutta l'Asia, soprattutto Cina, Giappone e Filippine – spiega Stefano Scaratti, fondatore di Mister Tea a Milano – per giungere negli anni '90 negli Stati Uniti, Brasile e Nord Europa. Oggi, finalmente, anche in Italia. Ci è voluto del tempo da noi, poiché l'Italia è grande esportatrice di alimenti, ma stenta ad accogliere novità dall'estero”. E quindi quella che era nata da noi come una curiosità, relegata soprattutto ai tea bar cinesi, ora comincia a prendere piede stabilmente. Solo a Milano si trova in quasi una decina di punti vendita (tra gli specializzati, per esempio Frankly Bubble Tea and Coffee, QQTea Taiwan Bubble Tea, Boba, Chateau Dufan, Bubble Tea), mentre sono oltre una quindicina in tutta Italia. “Noi abbiamo aperto a settembre e abbiamo già due punti vendita – afferma Scaratti – uno in Città Studi e un laboratorio in zona De Angeli dedicato al delivery. Entro il prossimo gennaio inaugureremo un altro punto a Milano, ma il progetto è di allargarci anche in altre città”. Scaratti, 35 anni, un passato da commercialista in una multinazionale ha deciso di lanciarsi in questa avventura con la socia Antonella Sinigaglia.
Uno studio dell'Università di Milano
“Non credo sia un fenomeno passeggero: nel resto del mondo dura da oltre 30 anni e anche i locali italiani hanno buoni riscontri”. Nato, pare, a Taichung, nella catena Chun Shui Tang Teahouse di Liu Han-Chieh, il bubble tea deve il suo successo a una donna: la manager Lin Hsiu Hui che un giorno durante una riunione fece scivolare delle palline di tapioca nella bevanda tradizionale dell'isola e la bevve. Il riscontro fu tale che ben presto nacquero una trentina di locali specializzati. Poi è stata la volta di Tokyo, dove i bubble bar si moltiplicarono, anche grazie alla passione dei giovani per i manga, di cui la bevanda ricorda i colori un po' “fumettosi”, Corea del Sud e Cina. Agli inizi del 2000 gli Stati Uniti lo indicarono come uno dei grandi trend dei consumi per gli anni successivi.

Coloratissimo, dolce e gustoso, da consumarsi sia freddo sia caldo, è stato sdoganato dalle Chinatown nostrane per suscitare l'interesse anche del mondo accademico. Tanto che persino la Facoltà di Scienze e Tecnologie Alimentari dell'Università degli Studi di Milano si è presa la briga di spiegare il procedimento scientifico di sferificazione che sta alla base delle famose bubbles durante la scorsa edizione della Milano Food City.

Anche vegan e senza zucchero
Ne esistono infinite versioni, anche vegan e senza zucchero, aromatizzate ai frutti o ai fiori. Si inizia con una base di tè in foglia nero o verde. A piacere si può aggiungere latte scremato, di soia o senza lattosio e fruttosio. E' possibile scegliere di aromatizzarlo con sciroppi di frutta o creme. Si shakera tutto come fosse un cocktail e si versa in un bicchiere capiente nel quale sono state adagiate le palline di tapioca o di gelatina. Si sigilla il bicchiere per l'asporto e il tutto si consuma attraverso una grande cannuccia. “E la prossima novità sarà il ‘Latte di Unicorno', altra moda in arrivo dagli States”. Promette Scaratti. Aspettiamo.

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