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Storie di eccellenza

Dammann Frères: obiettivo Cina per le boutique con 3mila ricette di tè aromatizzati

È tra le maison del tè più antiche d'Europa, ha selezionato i migliori giardini del mondo per importare i tè più puri e pregiati. E se l'importazione dai Paesi asiatici, soprattutto Cina e Giappone, ha una lunga tradizione in Dammann Frères, è grazie al lavoro sapiente nella aromatizzazione che l'azienda francese - oggi controllata dal Gruppo Illy - ha costruito un rapporto di reciprocità, rafforzato negli ultimi due anni con l'apertura di due Boutique in Giappone e due in Sud Korea (una nel 2016 e una prossimamente).

Boutique oltre l'eccellenza nell'infusione
Le due boutique aperte in Giappone ospitano la sala da tè e degustazione congiuntamente al retail, ma all'interno hanno ciascuna un ristorante dove è possibile degustare specialità da chef.
Un modello analogo è stato applicato in Korea e a sentire lo stesso Riccardo Illy, presidente del Gruppo, anche la Cina sembra essere un obiettivo a medio termine.
Perché boutique sia, è necessario infatti soddisfare requisiti precisi. Gli stessi dettati dall'esperienza francese, dove la prima è stata aperta nel 2009 e dove oggi le 6 sale parigine in gestione diretta garantiscono ciascuna un fatturato di un milione di euro, mentre sono state aperte in licensing le boutique a Strasburgo, Tolosa, Lione e Nimes.

«Abbiamo impostato un progetto preciso con un obiettivo di redditività unito alla qualità dell'esperienza garantita dall'eccellenza di Dammann Frères - rimarca il presidente Illy - Le boutique devono avere uno spazio di almeno 80 mq, per dare respiro a tutta la linea di tè bianchi e neri e alle 3mila ricette di tè aromatizzati».
Lavorando sul contenimento dei costi e sullo sviluppo della relazione con il consumatore, il Gruppo Illy ha accompagnato Dammann Frères ad un fatturato di 32 milioni di euro con un'ottima redditività (a partire dai 22 milioni al momento dell'acquisizione). «Abbiamo creduto nelle potenzialità di un marchio storico e di un'azienda familiare - prosegue Illy - e oggi quella grande tradizione di miscele e aromi ha percentuali di crescita importanti».

Ora le strategie di mercato del gruppo triestino puntano su un consolidamento in Francia e in Europa attraverso l'horeca e con l'apertura di nuove boutique. E al di fuori del Vecchio Continente si aprono però le maggiori opportunità per un modello esclusivo di relazione con il pubblico: dal consumo accompagnato da pietanze dolci e salate fino all'utilizzo delle essenze di tè per il cocktail.
Target? Usa, Canada e appunto Cina.

Il fil rouge che lega all'Oriente
Dammann Frères fa del rapporto privilegiato con l'Asia un vanto costellato di aneddoti e successi. Negli anni Cinquanta alcuni clienti giapponesi chiedono a Jean Jumeau-Lafond di creare un blend che possa rappresentare il Giappone. Forse per errore nasce un tè aromatizzato alla mela e non alla ciliegia, ma oggi gran parte degli esportatori verso il Giappone hanno un Apple Tea.
Negli anni Settanta Didier Jumeau-Lafond, in Giappone per rappresentare la gastronomia francese assieme a chef del calibro di Troisgros, Guerard e Bocuse, incontra l'ingegner Sano che sta sviluppando una macchina per il packaging di sacchetti di tè e la adatta per il tè, creando la Cristal bag (oggi Dammann Frères ne produce quasi 120 milioni l'anno).
Oggi l'Asia rappresenta il 17% del mercato per Dammann Frères.

Oltre tre secoli di arte del tè
Savoir-faire, innovazione e creatività sono i valori di riferimento di Dammann, la cui Carta propone tè neri classici e aromatizzati, tè verdi classici e aromatizzati, rooibos, carcadet, infusi e tisane. Un'ampia gamma composta da oltre 270 varietà di tè puri o aromatizzati (esclusivamente con aromi naturali), tutti di qualità assoluta
È il 1692 quando re Luigi XIV accorda a Monsieur Dammann il privilegio della vendita in Francia di caffè, tè e cioccolato. Solo nel 1925, però, i fratelli Robert e Pierre Dammann danno vita alla sociétè de négoce Dammann Frères, mentre la sorella, Vèra, a New York apre uno dei primi negozi di tè.
Prima della Seconda Guerra Mondiale, Robert Dammann incontra Jean Jumeau-Lafond, cultore del tè impegnato nel trasmettere la sua passione al pubblico francese. Dammann condivide la sua conoscenza con Jumeau-Lafond e nel 1954 mette nelle sue mani il destino della società.

Oggi Dammann Frères - che dal 2007 vede il Gruppo Illy come azionista di maggioranza – è guidata dalla terza generazione della famiglia Jumeau-Lafond.

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