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Il segreto vulcanico del Soave

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Il segreto vulcanico del Soave

Foto Ennevi
Foto Ennevi

Soave Preview, giunta alla decima edizione, si è conferma una manifestazione in crescita, per durata – è passata 3 a 4 giorni – per il gran numero di giornalisti presenti – oltre 100, con una numerosa presenza estera: Stati Uniti, Inghilterra, Cina, Norvegia, Lituania, Polonia, Estonia, Danimarca, Canada e Giappone – e per la ricchezza dei contenuti proposti da Aldo Lorenzoni, Direttore del Consorzio del Soave.

L'appuntamento è stato dal 18 al 21 maggio nello splendido Palazzo del Capitano, sede del Municipio di Soave. Le aziende partecipanti sono state 62, ed hanno proposto nelle degustazioni 134 etichette.

Come ho scritto in un recentissimo articolo, il Soave è un vino bianco prodotto principalmente con uve Garganega ed in parte con Trebbiano di Soave e Chardonnay.

L'area di produzione è sulla parte orientale dell'arco collinare della provincia di Verona, a nord dell'autostrada Serenissima, circa 7.000 ettari di vigneto nel comune di Soave e nei comuni circostanti. Sono terreni vulcanici ed in parte calcarei, responsabili della principale caratteristica da tutti riconosciuta a questo vino: la grande mineralità. La produzione, che negli ultimi anni è stata tra i 53 e i 58 milioni di bottiglie annue, vendute principalmente sui mercati esteri, per il 64 % in Europa, soprattutto in Germania e Gran Bretagna, per il 20 % nel resto del mondo, con gli USA come primo mercato. In Italia resta il 16 % delle bottiglie. La filiera del Soave rappresenta un valore superiore ai 250 milioni annui.

I temi principali trattati in questa edizione, sia nelle degustazioni, sia nel convegno del venerdì mattina, sono stati la biodiversità, i cru, la pergola e la mineralità.

Tra i tanti interventi ho particolarmente apprezzato venerdì 19 il Professor Attilio Scienza che, nel convegno “Sotto il segno della pergola”, ha fatto un percorso di qualche migliaio d'anni, partendo dalle prime espressioni della pergola come forma d'allevamento della vite risalente addirittura all'antico Egitto, utilizzata poi dai Romani nei giardini delle loro ville, fino a Leonardo da Vinci che se ne serviva nel suo vigneto di Milano.

Ai giorni nostri, come ha completato l'ottimo Maurizio Gily, direttore della testata Mille Vigne, possiamo dire che la pergola è tipicamente italiana, presente soprattutto nelle piccole aziende agricole di tipo familiare: si stima che in Italia siano a pergola l'11-12 % dei vigneti, percentuale che nel veronese sale in modo esponenziale: in Valpolicella all'80 % e nel Soave addirittura all'85 %.

Interessante anche l'ultimo Focus, dal titolo “Does minerality exist ?”, con interventi di Alessandro Brizi, Salvo Foti, enologo impegnato nella zona dell'Etna, e John Szabo, Master Sommelier, che ha presentato il suo libro “Volcanic Wines”.

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