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Saigon, sapore di Indocina a Milano

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Saigon, sapore di Indocina a Milano

Il primo ristorante ‘cool' di cucina vietnamita non poteva che nascere sotto la Madonnina e portare la firma di Luca Guelfi, imprenditore con ampia esperienza nella ristorazione. Saigon è innanzitutto un posto importante, molto curato: occupa lo spazio che era di un magazzino di attrezzature, in via Archimede, ed è un altro tassello della ‘gentrification' di una zona ormai cool. Guelfi è specializzato nell'incapsulare angoli di mondo e portarli a Milano. Da Petit, il bistro che richiama il fascino della campagna francese, al Canteen messicano, tutto tapas e tequila, fino alla brasserie Ricci (quella con soci Joe Bastianich e Belen Rodriguez) con mood americano. E da New York arriva anche l'ispirazione per il nuovo locale: l'Indochine, in Lafayette Street, che mantiene una fedele clientela dall'84.

Arredi d'epoca
“Sono rimasto affascinato dallo stile dell'impero coloniale francese nel Sud Est asiatico. In Vietnam ci sono palazzi meravigliosi, come li puoi trovare solo a Parigi – racconta il patron milanese – con soffitti alti, marmi bianchi, boiserie. Ho voluto replicare gli interni nella loro originalità. Abbiamo fatto una ricerca di materiali dell'epoca: due anni di lavoro, visite, sopralluoghi, contatti con gli artigiani”. In effetti si vede, lo stile è classico e contemporaneo al tempo stesso. Il pavimento è in rovere intarsiato, le sedie e gli sgabelli in paglia di Vienna rivestite con velluto rosso a nido d'ape. Le luci di Venini ripescate dai cataloghi degli Anni 30 e 40. C'è un'esuberante vegetazione di kenzie e banani, nati in Malesia, comprati all'asta in Olanda e messi a dimora dentro grandi vasi di ceramica grezza. Tocco di classe, i ventilatori a pale per il soffitto importati dall'India. La tappezzeria floreale francese, anche questa originale Anni 20, che arreda il bagno-gioiello. Il posto sarà poco illuminato – per qualcuno – ma non manca di suggestione ed è provvisto del bancone bar, che va tanto di moda dove si preparano i signature cocktail della Casa, tra l'altro molto gradevoli.

Cucina “europeizzata”
Tanto di cappello alla ricerca stilistica e complimenti anche alla cucina: leggera, ‘europeizzata' il giusto e con materie prime di qualità. Capace di soddisfare l'esperto e di sorprendere il neofita. Il menu - dove sotto il nome del piatto in vietnamita c'è una precisa spiegazione in italiano - si divide tra una lista di appetizers da gustare convivialmente (ravioli al vapore, polpettine di granchio, involtini in varie ricette…) e le main courses di pesce e di carne. Due esempi: fagottini di cernia marinati in salsa di yogurt, zenzero rosa, curcuma e cordiandolo cotti nella foglia di banano con purea di patate al wasabi e filetto di manzo saltato nel wok con verdure in salsa di ostriche. I dolci sono della casa, il servizio giovane e preciso. È già un successo dopo un mese, sicuramente Saigon troverà imitazioni (o tentativi d'imitazione).

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