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I vini del lago di Caldaro, dove la Schiava regna sovrana

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I vini del lago di Caldaro, dove la Schiava regna sovrana

Il Lago di Caldaro (Kalterer See in tedesco) è un lago alpino, il più grande lago naturale dell'Alto Adige, collocato tra il massiccio della Mendola e il Monte di Mezzo, in un bacino che prima era il letto del fiume Adige. Siamo a 216 m di altitudine, nel comune di Caldaro sulla strada del vino, a circa 20 km da Bolzano. Di origine alluvionale, il lago è alimentato da sorgenti subacquee. La superficie è di 1,4 km² ed ha una profondità massima di 5,6 m. Le acque sono balneabili, ed, essendo il lago del territorio con le acque più calde, è molto frequentato dai turisti, anche dagli appassionati di windsurf: tutti i giorni, da marzo a settembre, intorno alle ore 13.00, arriva il vento “Ora” dal lago di Garda, rendendo lo specchio d'acqua un campo di regata perfetto per velisti e surfisti.
Quello che mi preme maggiormente raccontare è la vocazione vitivinicola del territorio intorno a Caldaro ed al suo lago: vi sono quasi 800 ettari di vigneti, formati in leggera prevalenza da vitigni a bacca bianca, anche se il vitigno più diffuso è a bacca rossa, la Schiava.
In questa zona la vite trova infatti condizioni ottimali per svilupparsi: a nord le Alpi formano un bastione che tiene lontano il vento freddo e da sud si sentono ancora gli effetti del clima mediterraneo, con terreni che si riscaldano facilmente grazie alle molte ore di sole. Venti e precipitazioni in quantità adeguata contribuiscono a creare un microclima ideale. La forma prevalente di allevamento della vite è sempre stata la pergola, anche se negli ultimi anni si è diffusa la spalliera, che rende più facile l'uso dei macchinari.
Estremamente variegati i terreni, con caratteristiche geologiche che cambiano quasi da vigneto a vigneto, passando dal terreno ghiaioso dei pendii collinari derivato dai movimenti dei ghiacciai e dalla conseguente erosione, al suolo prevalentemente di origine vulcanica attorno a Caldaro, costituito da porfido rosso mescolato ad argilla e sabbia.
Il comune di Caldaro è, insieme ad Appiano, il più importante per la produzione di vino in Alto Adige. Probabilmente è la più antica zona vitivinicola di tutta l'area di lingua tedesca : si produceva vino già nel 500 a. C. Vino apprezzato anche dai Romani che lo spedivano a Roma, mentre durante il Medio Evo veniva inviato soprattutto in Austria e Germania. Prima di parlare della Schiava, il vitigno di riferimento dell'area, e di presentare, come sempre, un paio di cantine, voglio raccontare una leggenda sulla creazione del lago di Caldaro.
Si dice che dove ora sorge il lago vi fosse una città i cui abitanti si distinguevano per avarizia e malvagità. Una sera Gesù si presentò, sotto le spoglie di vagabondo, nell'unica casa distanziata dalle altre, sulla collina, dicendo al proprietario di essere affamato e assetato. Quest'uomo, povero ma gentile, non aveva nulla da dare a Gesù, se non una brocca d'acqua, ma gli consigliò di andare in città a chiedere del pane. Nessuno degli abitanti della città gli diede qualcosa, per cui Gesù per punire l'avarizia e l'indifferenza degli abitanti gettò l'acqua contenuta nella brocca, generando un'inondazione sull'intera città e creando un lago. Si salvò solo la casa dell'uomo povero che gli aveva donato la brocca, che potè sfamarsi pescando nel nuovo lago ricchissimo di pesci !
Torniamo a parlare dei vini del lago di Caldaro: la Schiava, in tedesco Vernatsch, dal latino vernaculus – domestico – è un vitigno autoctono a bacca rossa di cui si hanno tracce documentali risalenti al tardo Medioevo. E' sempre stato il vitigno di riferimento nella viticoltura altoatesina: in passato era arrivato a rappresentare l'80 % delle uve prodotte in Alto Adige, e l'area del lago di Caldaro è sempre stata la più importante. Col passare degli anni, pur rimanendo il vitigno più coltivato in Alto Adige con circa 850 ettari, all'incirca il 16 % dei vigneti, la Schiava è stata espiantata per fare posto ad altre varietà, soprattutto internazionali. La Schiava veniva prodotta principalmente per autoconsumo e per i mercati austriaco e tedesco. Si tratta di vini prevalentemente leggeri, di grande bevibilità, dai tannini delicati, non eccessivamente alcolici. Tra tutte le cantine della zona, quella che più ha puntato sulla Schiava è sicuramente la Cantina di Caldaro

Cantina di Caldaro – Caldaro (BZ)
La Cantina di Caldaro nasce nel 1992 come risultato della fusione di 2 cantine altre cantine sociali, nate nel 1906 e nel 1908: la Bauernkellerei (Cantina dei contadini) e la Jubiläumskellerei (Cantina del Giubileo). La presenza di più cantine sociali nello stesso comune è dovuta al fatto che a Caldaro ci sono quasi mille viticoltori che nella maggior parte dei casi possiedono meno di un ettaro di vigneto: da qui la necessità di riunirsi in cooperazione per poter vinificare e produrre. Alla fine dello scorso anno si è poi concretizzata un'ultima importante fusione con l'altra cantina sociale di Caldaro, Erste+Neue. Importante la decisione di portare però avanti i marchi di entrambe le cantine.
Il risultato della fusione è una realtà con 680 soci conferitori, per 480 ettari vitati. La produzione è di circa 2,2 milioni di bottiglie a marchio Cantina di Caldaro, 1,3 milioni a marchio Erste+Neue.
A differenza della maggior parte delle cantine sociali dell'Alto Adige la produzione dei vini rossi è prevalente, seppur di poco, rispetto ai vini bianchi. Questo soprattutto per la scelta di avere come vino bandiera la Schiava della DOC Lago di Caldaro, i cui vigneti rappresentano poco più del 25 % dei vigneti dei soci, rispetto ad una media provinciale vicina al 15 %.
A dirigere la cantina sono il Presidente Helmuth Hafner, il Direttore Tobias Zingerle, e l'enologo Andrea Moser. Il responsabile della parte agronomica, che si occupa di aiutare tutti i soci conferitori, è Gerhard Sanin, che prima della fusione dello scorso anno era l'enologo di Erste+Neue. Ho assaggiato il loro Pfarrhof Kalterersee

Pfarrhof Kalterersee (Lago di Caldaro) Classico Superiore DOC 2016
E' ottenuto con uve Schiava ed una piccola percentuale, di Lagrein, circa il 5 %, provenienti da vecchie vigne ad altezze comprese tra i 230 e i 500 m sopra il livello del mare, coltivate a pergola. La produzione è di circa 70.000 bottiglie. La vinificazione è in acciaio, a cui seguono 6 mesi di affinamento parte in acciaio e parte in grandi botti di legno.
Nel bicchiere è di colore rosso rubino brillante. Si caratterizza per i profumi fruttati di lampone, marasca e fragola, una mandorla appena accennata, forse un tocco di cedro. Non mancano note floreali di iris e peonia e lievi sentori speziati, di liquirizia, di grafite e di cuoio. Al sorso si conferma un vino varietale, preciso, morbido nei tannini, fruttato, di buona persistenza
Prezzo in enoteca: € 11 - 13
L'altro importante vitigno autoctono a bacca rossa dell'Alto Adige, coltivato con successo anche nell'area del Lago di Caldaro, è il Lagrein. Ha delle affinità con Teroldego, Marzemino e Syrah.
La superficie di produzione su tutta la provincia di Bolzano è di circa 450 ha. Se vinificato nella versione rosée è noto anche col nome di Lagrein Kretzer.
Nell'area del Lago di Caldaro ho molto apprezzato quello di Baron di Pauli.

Baron Di Pauli – Caldaro (BZ)
La famiglia dei Baroni Di Pauli è originaria di Carano in Val di Fiemme, e si è dedicata alla produzione vino da più di 300 anni, da quando il Barone Andreas si trasferì a Caldaro. La Tenuta Baron Di Pauli ha potuto fregiarsi del titolo di “fornitrice di corte imperiale e reale d'Austria-Ungheria”. La famiglia Di Pauli diventò anche proprietaria di tutto il lago di Caldaro, fino a quando fu acquistato nel 1901 dal Comune di Caldaro. L'attuale proprietario, Georg Di Pauli, è Generale dei Carabinieri.
Fino al 1931 è stata una cantina privata, poi è stata fondata una cooperativa, che si è fusa negli anni Ottanta con Erste+Neue. La famiglia Di Pauli non ha partecipato alla fusione, per cui per alcuni anni non hanno più prodotto vino, ma si sono limitati a vendere le loro uve. Nel 1999 è partito un progetto di collaborazione con la Cantina di Caldaro che ne vinifica le uve, l'enologo di riferimento è Thomas Scarizuola, per cui è tornato sul mercato il marchio Baron Di Pauli. La Tenuta Baron Di Pauli ha circa 14,5 ettari di vigneto collegati a due Masi: Arzenhof a Caldaro e Höfl unterm Stein a Söll, presso Termeno, ed ha una produzione annua di 50.000-60.000 bottiglie. Ho assaggiato il loro Lagrein.

Alto Adige Lagrein Riserva Carano 2015 DOC
Si tratta di un Lagrein in purezza, prodotto in circa 7.000 bottiglie. Il nome richiama il paese della Val di Fiemme, Carano, da cui proviene la famiglia Di Pauli. La vinificazione è in tini di legno, a cui seguono 16 mesi di affinamento in legno, in botte piccola, utilizzando legni nuovi per il 50 %.
Nel bicchiere è di colore rosso porpora. Molto ampio il bouquet: fiori rossi appassiti, note di frutta matura e confettura, tra cui spiccano ciliegia, mora, fragola, mirtillo e prugna. Gradevoli le spezie, come il pepe, i chiodi di garofano e la noce moscata, senza dimenticare la liquirizia ed una nota chinata. Al sorso è rotondo, equilibrato, piacevole, elegante e di buona persistenza.
Prezzo in enoteca: € 25 – 30 €

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