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Champagne Socialist, la nuova casa milanese dei vini naturali

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Champagne Socialist, la nuova casa milanese dei vini naturali

Il nome vuole esser una provocazione all'approccio radical chic nel vino, eppure il nuovo Champagne Socialist - che apre oggi in via Lecco a Milano - potrebbe diventare un punto di riferimento proprio per un pubblico alla ricerca di nuove nicchie su cui posizionarsi. E in quel piccolo locale in zona Porta Venezia il gruppo del Botanical Club ha voluto creare una nicchia dedicata ai cosiddetti 'vini naturali' o 'vini vivi'.
“È un percorso cresciuto in maniera quasi naturale in relazione alle tendenze emerse in un anno al Botanical Club - evidenzia Alessandro Longhin - Ci siamo accorti dell'impatto che il nostro approccio, nelle botaniche ricercate per il gin e nella materia prima nel raw food in via Tortona, poteva avere sui nostri ospiti anche nel consumo di vini naturali, ovvero non imbalsamati della chimica”. Osservando le tendenze in atto a New York, a Tokyo o a Londra sulla scelta radicale per i vini naturali, la strada era tracciata.
“Il Botanical è stato il terreno di sperimentazione - aggiungono allo Champagne Socialist - perché soprattutto i ragazzi più giovani hanno iniziato a mostrare insofferenza per lo stile della generazione precedente e per il vino mainstream. Abbiamo iniziato ad introdurre i vini naturali, all'inizio con una selezione dei più 'abbordabili' e comprensibili, ma subito abbiamo visto una reazione interessante”.
Educando i propri clienti alla conoscenza di questo universo delicato e complesso, il gruppo di Botanical si è letteralmente innamorato e ha iniziato a costruire amicizie forti con chi sta seguendo questa strada - da Barcelona a Londra. “Abbiamo scoperto un movimento molto genuino - rimarcano - e ora cerchiamo di portare questa esperienza allo Champagne Socialist. Vorremmo evitare l'esperienza a volte respingente dell'enoteca, l'apnea che alle volte impone la carta dei vini. Abbiamo nel Dna l'osteria, ma cerchiamo una qualità alta”.

Ecco allora un luogo “brutale e sofisticato”, bel quale conoscere sapori e storie di giovani vignaioli indipendenti e pure un po' matti. Il gruppo del Botanical ha fatto una selezione diretta di etichette da Francia, Austria, Italia. E poi ci sarà il Socialist ovvero vino naturale - bianco, rosso e bollicina, in bottiglia e alla spina - prodotto da giovani vignaioli a rotazione, in una sorta di percorso di ricerca.
Pregiudizi? Sembra che a Champagne Socialist si abbattano. Il vino Socialist sarà sotto i 10 euro a bottiglia e anche le etichette non avranno prezzi spropositati. E lo stupore che annunciano non è solo per le storie incredibili, a volte surreali dei produttori, ma anche per la bevibilità dei vini. “Sono vignaioli che recuperano la vinificazione di 150 anni fa e quindi qualche errore glielo perdoniamo- dicono da dietro il banco -, ma non si parla più di sapori estremi. Si bevono vini sapientemente bilanciati e con nasi eleganti”.
Si parte con 400 erichette, due spine naturali e 3 etichette Socialist.

Storie di donne e uomini dentro il vino
Più che etichette, quelle di Champagne Socialist sono storie dentro la bottiglia.
Classe 1972, Marco Buratti è un padovano che ha alle spalle un pezzo di scuola di enologia, locali pubblici a Padova, una trasferta da chef in Nuova Zelanda. Grazie a un'eredità e a una scommessa, fonda l'Azienda Agricola Farnea sui Colli Euganei con la barra fissa sul traguardo della biodinamica e una scommessa zero-chimica. E mentre vinifica in cemento e affina in botti di legno, non si cura delle percentuali precise degli uvaggi nei blend, ma piuttosto della coerenza del prodotto con una filosofia dall'apparenza anarchica e scanzonata. Il risultato son vini che mutano, che cercano di fare felice chi li beve, in alcuni casi con la semplicità beverina e in altri casi con una struttura più matura.
Dopo aver dedicato molti anni all'università - agli studi ebraici e alla filosofia lui – e dopo esser transitati per il digitale lavorando a Londra, nel 2013 Melanie e Michael sono tornati in Germania e hanno convertito l'azienda vinicola a Kitzingen, che apparteneva alla famiglia di Michael dal 1843, ad una filosofia semplice: “Nothing added, nothing taken away”. Dopo notti di brainstorming e molte bottiglie nasce 2Naturkinder “La maggior parte di quanti bevono vino non conosce tutti gli additivi utilizzati per dare al vino il giusto sapore, il colore e il boccato – rimarca la coppia con base in Franconia - I vini naturali possono sembrare insoliti e folli, anche nel sapore, ma sono molto più autentici e individuali”. I vini 2Naturkinder non vengono filtrati né corretti con SO2, mentre i vini della famiglia Vater & Sohn vengono lievemente filtrati e hanno 2-3 grammi di solforoso.
Ispirato dalla f$*k-all/do-anything attitude del punk della California, nel 1970 Brendan Tracey si trasferisce da San Francisco a Parigi dove lancia una radio, fa il dj e il giornalista, ma molla tutto per studiare la vinificazione al Lycée Viticole di Amboise. Ispirato da Thierry Puzelat e Philippe Tessier, impiega lieviti naturali e una macerazione semi-carbonica sui suoi vini rossi. Vinificando da uva biologica, Brandan si percepisce come un umile assistente alla natura. “Ogni anno - spiega - ogni varietà, terroir e situazione climatica impone decisioni sul modo in cui le uve vengono coltivate, raccolte e fermentate”.
Le sue etichette sono Pour Une Poignee de Bouteilles, con un'etichetta alla Sergio Leone e dentro un rosé da Pinot Noir ottenuto in macerazione carbonica, o Geroge Sèche, blend di Pinot d'Aunis, Cot e Gamay, una vecchia varietà rara, oppure il Red Capitalism Rouge, che è due terzi Gamay e un terzo Cot a macerazione carbonica. Cerca di fare vini che ama bere e vino rosso con una “energia punk rock” che è la sua firma.

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