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Cioccolatitaliani: una startup col turbo con obiettivo puntato sulla Cina

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Cioccolatitaliani: una startup col turbo con obiettivo puntato sulla Cina

Tutto parte dal cioccolato. Quello vero: il cacao “fino de aroma” della Colombia, il più pregiato, come base per tutti i suoi prodotti. Persino nel caffè e nel gelato ci va un pezzo di cioccolato puro.

Si vede tutto nel concept store milanese di via De Amicis, una sorta di “fabbrica a vista” dove si lavora il cioccolato dalla fava alla tavoletta. Ma di negozi Cioccolatitaliani ne ha 23 in tutto il mondo.

Da dove nasce l'idea? “Mi sono ispirato – risponde Vincenzo Ferrieri, 33 anni, ex bocconiano e ceo di Cioccolatitaliani - all'esperienza americana e australiana di Max Brenner, ma mettendoci il gusto italiano”.

Nel passato di Giovanni Ferrieri (padre di Vincenzo) c'è una lunga attività nella ristorazione a Napoli. Nel 2009 però la famiglia ha dato vita a Cioccolatitaliani, il primo format italiano completamente dedicato al mondo del cioccolato. E il problema della stagionalità del cioccolato? L'obiettivo del gruppo è la creazione di una rete di punti vendita che combinassero il cioccolato con i tipici prodotti della tradizione italiana: gelato, caffè e pasticceria. “Un'offerta completamente innovativa anche in termini di prodotto: il vero cacao sudamericano prodotto dalla piantagione colombiano Luker, che vorremo acquisire” sostiene l'imprenditore partenopeo.

Maxi finanziamento
A spingere questa start up è stato anche un finanziamento di circa 5 milioni di euro di Interbanca per finanziarne lo sviluppo. Tramite la società controllante Gesa è stato chiusa un'operazione di finanza strutturata con la sottoscrizione di più linee di finanziamento per un ammontare di 4,7 milioni di euro: l'obiettivo è di supportare il gruppo nel percorso di crescita e nella realizzazione degli obiettivi fissati dal piano industriale 2016-2018 che vedrà la start up milanese rafforzarsi in Italia, sbarcare in nuovi mercati europei e svilupparsi nel canale travel retail, con aperture in stazioni e aeroporti. L'obiettivo a breve è di raddoppiare gli attuali 23 punti vendita entro il 2018.

Un riconoscimento per Cioccolatitaliani che ha chiuso il 2016 con un fatturato catena di 30 milioni realizzato da 23 store tra Italia (15) ed estero (in franchising). Il fatturato complessivo della società nel 2016 è stato di 12 milioni. Sulla sostenibilità del modello Ferrieri mette la mano sul fuoco. “Non abbiamo mai chiuso un esercizio in rosso. Grom e Eataly? Il tempo ha dimostrato che Grom non aveva una marginalità sufficiente e il gelato, da solo, è un prodotto troppo stagionale; alla fine serviva il supporto di una multinazionale. Per Eataly non so. La ristorazione è un ottimo volano e il retail non sarebbe sufficiente a trainare il business. Lo dirà il tempo”.

Fare squadra
Dall'apertura del primo flagship store in via De Amicis a Milano nel 2009, si contano 23 punti vendita tra Italia ed estero, di cui 4 a gestione diretta. Tra il primo e il secondo negozio sono passati due anni: perchè? “Prima di fare il salto - ricorda Ferrieri - abbiamo elaborato metodologie di lavoro e procedure standard valide per tutti. Un passaggio fondamentale per un'azienda che voglia crescere”. Della squadra di Ferrieri fa parte anche l'ex Lavazza Marco Valle.
Nel prossimo triennio Ferrieri punta all'apertura di nuovi punti vendita nelle città più turistiche: Roma, Venezia, Firenze. E all'estero? “Ci piacerebbe tanto aprire in Cina - conclude Ferrieri -. Stiamo discutendo con un partner, ma il mio problema non è tanto aprire negozi quanto posizionare il mio brand”.

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