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Italiani sempre più Beer-lover: +45% le presenze tricolori all'Oktoberfest

Tutto è cominciato su un prato il 12 ottobre 1810. Sposi il principe bavarese Ludwig, ancor prima di diventare re, e la principessa Therese von Sachsen-Hildburghausen di Sassonia. Cinque giorni di festeggiamenti sull'erba del Theresesienwiese alla periferia di Monaco di Baviera. A ogni anniversario, la corsa dei cavalli e la festa dell'agricoltura, le giostre e le altalene. Dentro grandi tendoni, fiumi di birra Marzenbier (commercializzata ancora oggi da Spaten) e boccali da un litro. La festa d'ottobre è andata avanti fino ai primi del '900: grandi Luna Park, la musica della Oberland Brass Band ed ettolitri di birra spillati dalle autobotti. Interrotta dalle guerre, l'Oktoberfest è tornata in auge negli anni'50. Da allora ogni anno il sindaco di Monaco tocca per primo un grande fusto di birra esclamando “O'zapft ist!”, “Stappata!”. Dal 2014 lo fa il primo cittadino Dieter Reiter, davanti a 7 milioni i visitatori (quest'anno quasi il 20% sono italiani). Ma tutto il mondo festeggia la birra: a ottobre c'è una festa in Argentina, in Brasile, in Canada, a Hong Kong. Anche a Genova, Torino, Trento e in altre città europee.

Boom di presenze italiane all'Oktoberfest
È un boom annunciato quello della 184 edizione dell'Oktoberfest che inizia il 16 settembre con il tradizionale ingresso degli osti e dei birrai e una sfilata di carrozze decorate e carri delle fabbriche di birra monacensi tirati da cavalli. Dall'Italia in tanti sono pronti a partire. Le prenotazioni crescono del 45% rispetto al 2016. E se lo scorso anno sono aumentate del 33% durante l'Oktoberfest, rispetto alle due settimane che hanno preceduto l'evento, nel 2017 l'incremento registrato è del 78%. Picchi di voli e hotel prenotati da mezza Europa fino al 1 ottobre (giornata di chiusura): complessivamente l'80% in più rispetto alle due settimane che anticipano la festa (l'anno scorso era il 60%). Lo rileva un'indagine di Volagratis.com.

Tre giorni di birraturismo a Monaco di Baviera
Più numerosi degli italiani, solo i britannici (il 67%), gli spagnoli si attestano al 9% (+2% rispetto al 2016), mentre i tedeschi calano al 5%. Rinunciano alla birra i visitatori francesi, che lo scorso anno erano il 4 per cento. In partenza per almeno 3 giorni single (12%), coppie (46%), gruppi e famiglie (31%). Per il soggiorno spenderanno circa 500 euro. È birraturismo.

In Italia si beve meno, si produce di più
Eppure gli italiani non sono grandi bevitori: risultano in 49° posizione nella lista dei paesi che bevono più birra, mentre in vetta alla classifica si collocano i cechi (149 lt a testa), gli austriaci e, al terzo posto, i tedeschi. Ma se come consumatori diamo poca soddisfazione, con poco più di 31 litri a testa in un anno, a livello di produzione conquistiamo posizioni: siamo decimi con oltre 14 milioni di ettolitri (2,3 milioni destinati all'export). E sostenibili: in 25 anni le aziende italiane hanno ridotto di due terzi la quantità di acqua consumata per la produzione di birra (un risparmio di 8,8 miliardi di litri) e di un quarto il consumo di energia per ogni ettolitro. Abbattute del 40% le emissioni di anidride carbonica.

Assobirra, fatturato di 2,8mld di euro per il 2016
In Italia le prime dieci aziende per fatturato coprono l'86% del volume d'affari dell'intero comparto. Sfiorati complessivamente nel 2016 i 3 miliardi di euro (2,8 per l'esattezza, come anticipa Assobirra che fra un mese presenta il nuovo report). Il potenziale è altissimo. La crescita continua: già i primi mesi del 2017 registrano un aumento dei consumi del 3,5% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Ma i livelli dell'import (37,3%) penalizzano l'industria italiana.
Il 3,5% del mercato (500.000 hl) invece è dei birrifici artigianali: sono circa 800, più i beer firm, gli operatori senza impianto. Un'eccellenza del Made in Italy agroalimentare con un fatturato 225 milioni di euro.

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