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DCasadei: perché abbiamo dichiarato fedeltà assoluta alle anfore

Vino

DCasadei: perché abbiamo dichiarato fedeltà assoluta alle anfore

La famiglia Casadei
La famiglia Casadei

DCasadei fra tradizione e innovazione, tra vitigni del territorio e internazionali. Alla famiglia fiorentina piace parlare di vino in anfora, una pratica che risale al 200 a.c. legata agli Etruschi, sviluppata non solo come contenitore ma anche per la fermentazione. Per Stefano, Anna ed Elena Casadei vinificazione e affinamento in anfora sono il recupero di pratiche legate alla tradizione agronomica ed enologica, uno dei presupposti del BioIntegrale, approccio etico all'agricoltura diventato metodo di lavoro nelle cantine del gruppo.
Comunque per la famiglia un omaggio alla tradizione che regala ottimi risultati: vini che esprimono fedelmente le varietà dei diversi terroir perché valorizzate proprio dall'affinamento in anfora. La selezione destinata a Le Anfore, ogni anno diversa, attinge alle varie Tenute del Gruppo DCasadei (Olianas in Sardegna, Castello del Trebbio nel Chianti Rufina, Tenuta Casadei in Alta Maremma) dove, ogni anno, Elena sceglie le varietà che con la terracotta hanno prodotto i risultati migliori.

Punti di vista
L'anfora per alcuni è un vino di nicchia, per altri è una questione di moda, ma dai risultati non troppo convincenti. Per l'azienda DCasadei è una pratica collaudata da tempo. Tanto da dedicarle una linea ad hoc: Le Anfore.
“Nel 2006 mi trovavo in Caucaso - racconta Stefano Casadei - per un lavoro di consulenza vitivinicola in un società con sede tra Georgia ed Azerbaijan. E lì ho appreso della lavorazione del vino in anfore di terracotta: sono rimasto fulminato. Da quel momento mi sono messo alla ricerca di esperienze simili a quella georgiana. Nel 2008 ho incontrato Josko Gravner e i suoi vini in anfora mi hanno definitivamente convinto sull'utilizzo della terracotta come strumento di lavorazione del vino. Dopo aver acquistato 10 anfore dalla Georgia, ho iniziato la sperimentazione. L'anno dopo ho acquistato altre anfore all'Impruneta ma ancora oggi lo studio sull'evoluzione delle uve a contatto con la terracotta e con l'ossigeno non è ancora concluso. Ciascuna delle mie aziende vinifica circa 250 ettolitri di vino in anfora”.

Perché preferire l'anfora? “Perché i vini esprimono al massimo le caratteristiche varietali del vitigno: vini fruttati, dal colore vivace ma, al contempo, morbidi e piacevoli. Ciò è dovuto all'apporto dell'ossigeno che, grazie alla porosità dell'argilla, entra in contatto con il vino fin dalle prime fasi della sua lavorazione. L'anfora come il legno, ma senza le interferenze e la complessità de legno”.

Dalla Toscana alla Sardegna
Al Castello del Trebbio, nel Chianti, il viticoltore produce vini che, da un lato, sono la grande tradizione del territorio rappresentata dalle Docg Chianti Superiore (a base di Sangiovese, Canaiolo e Ciliegiolo) e Lastricato Chianti Rufina (una riserva a base di solo Sangiovese vinificato in anfora e affinato in botte). Dall'altro, sviluppa le potenzialità del territorio: da un blend di Merlot e Syrah nasce “Pazzesco”; l'unione di Riesling e Pinot grigio dà vita a “La Congiura”.

Nella tenuta sarda di Olianas si lavorano vitigni autoctoni: Cannonau, Vermentino, Nasco, Bovale e Carignano. In purezza o assemblati. In Sardegna si producono Cannonau (anche in versione Riserva, fermentato in anfora e affinato in botte), il rosso Perdixi (fermentato in anfora), un Rosato, e, naturalmente, il Vermentino.

Produrre vini di stampo internazionale a conduzione BioIntegrale è il presupposto da cui nasce il progetto Tenuta Casadei. Qui Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Petit Verdot, Merlot, Grenache, Mourvèdre, Syrah e Moscato danno vita a quattro Igt Toscana, di cui due in purezza.
Perché insistere troppo sui vitigni internazionali, in questo momento trascurati dai consumatori? “E' vero - ammette Casadei - gli internazionali sono in fase calante. Ma il mondo è una ruota e così i gusti dei consumatori”.

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