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Dopo la tutela Unesco, il Parco: la nuova scommessa agricola di Pantelleria

Sono passati quasi tre anni. Il 26 novembre di tre anni fa per la prima volta l'Unesco decideva di tutelare non un luogo ma una pratica: la coltivazione della vite ad alberello a Pantelleria.
Una grande vittoria per l'isola a 70 miglia marine dalla Sicilia: oggi però Pantelleria è chiamata a darsi un nuovo obiettivo. Come valorizzare al meglio la tutela dell'Unesco in armonia con il nuovo Parco Nazionale dell'isola, il primo parco agroalimentare d'Italia.
Il grande asset di Pantelleria è indubbiamente il Passito. Già nel Settecento Casanova lo offriva alle nobildonne veneziane: oggi i vini - tutelati da una Doc istituita più di 45 anni fa - hanno lavorazioni e sapori più adeguati ai tempi ma mantengono una fortissima identità.

Così difenderemo il Passito di Pantelleria

Dei 4mila ettari vitati che un tempo disegnavano le colline scoscese dell'isola, custoditi dal mosaico dei muretti a secco, ne restano solo 600, ma il Consorzio, che riunisce 320 agricoltori e 6 aziende, ha idee chiare sul futuro per i due milioni di bottiglie prodotte oggi sull'isola. Dalle incursioni nella mixologia per promuovere un consumo contemporaneo a maggiori sinergie con gli operatori turistici. Tutto nell'ottica di offrire incentivi ai giovani che scommettono sulla produzione agricola nell'isola.

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