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Damilano: otto nuovi ettari per la Barbera e il debutto dello Chardonnay

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Damilano: otto nuovi ettari per la Barbera e il debutto dello Chardonnay

Otto ettari già condotti in affitto da anni e altri otto ettari “nuovi” da acquisire: si tratta dei vigneti ceduti da Gancia e ora in attesa del perfezionamento legale a favore della cantina Damilano. «È tutto pronto per il passaggio di proprietà - annuncia Paolo Damilano, contitolare dell'omonima azienda di Barolo - . Noi siamo pronti da tempo. I venditori invece devono risolvere alcune partiche burocratiche. La produzione sarà di Barbera, un vino in crescita e in cui crediamo da tempo».

L'azienda agricola Damilano controlla 53 ettari di vigne collocate nel cuore della zona di elezione dei grandi vini piemontesi, tra Barolo, Monforte, Grinzane Cavour, Novello, La Morra, Casorzo e Vezza d'Alba. La cantina dichiara una produzione di 320mila bottiglie. L'anno scorso ha realizzato ricavi per 3,6 milioni ma l'operatività del gruppo Damilano-Pontevecchio si allarga anche nel business delle acque minerali e della ristorazione.

L'azienda ha una conduzione prevalentemente familiare, ma con alcuni innesti manageriali, per esempio un export manager per il Far East. «Fino a ieri ero in vigneto in maglietta - dice Guido Damilano - e oggi siamo qui a presentare il G.D., il bianco di famiglia. Ma domani saremo ancora in azienda a imbottigliare, etichettare e poi volare a Berlino o negli Stati Uniti per alcune degustazioni».

Fiocco bianco
L'ultimo nato in casa Damilano è G.D., uno Chardonnay in purezza, prodotto in 2.700 bottiglie, annata 2015, presentato a Milano nel ristorante di Cracco. Il progetto del vitigno bianco è dedicato al pioniere Giacomo Damilano che negli anni ‘20 aveva intuito la vocazione e le potenzialità dei vigneti di casa costruendo le basi della cantina. «Abbiamo voluto dedicare a lui questo vino che è concepito per essere all'altezza del nostro Cannubi» sottolinea Guido Damilano.

Rievocazioni a parte, un banco di prova importante e rischioso per la famiglia Damilano, da generazioni impegnata con il Nebbiolo, in particolare, appunto, quello della collina di Cannubi (un ettaro arriva fino a 1 milione). Perché rischiare? «È un vino che nasce per sfida e per passione - sostiene Paolo Damilano -. Lo abbiamo fortemente voluto con la convinzione che le Langhe diano sempre voce a grandi interpretazioni, anche in bianco. E poi far pesare i valori della nostra esperienza in vigna e in cantina, anche se con un'altra tonalità».

Ma perché puntare sullo Chardannay? «Lo Chardonnay - risponde Paolo - è, al tempo stesso, vitigno di grande tradizione nel nostro territorio ed è indiscusso leader internazionale». «G.D. ha la struttura e l'eleganza dello Chardonnay - spiega l'enologo Alessandro Bonelli -. In tutti i passaggi, dalla vigna fino alla cantina, dedichiamo a questo vino bianco le stesse cure destinate ai nostri crus di Barolo, incluso un uso mirato del legno e, come loro, lo custodiamo a lungo in cantina, senza fretta».

In vigna la resa è stata di 70 quintali per ettaro. Nel menu, Cracco lo ha accostato a un piatto delicato con triglia, lenticchie, frutto della passione e nocciole. Nel bicchiere si avverte la freschezza insieme a sentori di agrumi e ginestra.

Si parte dal Top
Il menu è però partito con il fuoriclasse della scuderia, il Barolo Riserva Cannubi 2010 “1752”, con un petto di faraona marinato in limone, rape affumicate e barbabietola. Il vino rimane in un'unica botte da 50 ettolitri per 60 mesi e poi affina in bottiglia per 24 mesi. La produzione è di 6mila bottiglie. Nonostante i 7 anni, il vino all'inizio sembra chiuso, per aprirsi soltanto a fine pasto, sprigionando profumi e note di frutti di bosco.

Infine il Barolo Docg Cannubi 2013 su un'animella di vitello arrosto, fagiolini, cipollotto e succo di peperone. Il 2013 è ritenuta un'annata meno favorevole, intermedia tra il 2010 e il 2015. Ma interessante e con un futuro.

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