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Lidia Bastianich ambasciatrice dell'enogastronomia calabrese

STORIE DI ECCELLENZA

Lidia Bastianich ambasciatrice dell'enogastronomia calabrese

Lidia Bastianich
Lidia Bastianich

A parte i suoi tratti slavi e il suo bagaglio internazionale, Lidia Bastianich incarna alla perfezione le virtù della Calabria. Comprende il senso dei luoghi, lo spirito e i valori di una terra che a tavola esprime la sua essenza (e tutta la sua biodiversità) in una cucina ricca di sfumature: sociale, economica, culturale. Che nei piatti degli chef emergenti e stellati è già gourmet.

50 milioni di spettatori per la Bastianich
In origine cuoca, poi imprenditrice di successo e star televisiva, Lidia, nata a Pola, esule bambina in un campo profughi a Trieste, ha conquistato l'America con il gusto della cucina italiana: si è messa ai fornelli proponendo i piatti delle tradizioni regionali sul network Pbs. Una nuova e moderna Giulia Child, che continua a sfornare ricette per 50 milioni di spettatori. La signora del food in America, mamma di Joe, giudice di Masterchef, appassionato dell'Italia e del suo vino, ha contribuito a creare un impero di famiglia che vale 250 milioni di dollari.

Ambasciatrice dell'enogastronomia calabrese
Da qualche mese la Bastianch è ambasciatrice dell'enogastronomia calabrese oltreoceano: un ruolo che le è stato assegnato con lungimiranza dal presidente della Regione «per proiettare a livello internazionale le peculiarità della Calabria», ha affermato Mario Oliverio nel corso di un incontro alla Cittadella regionale sulle strategie di sviluppo dell'agroalimentare. In un momento in cui tutto converge: in questi giorni Caterina Ceraudo, migliore donna chef dell'anno secondo la Guida Michelin, tiene lezioni di enogastronomia calabrese all'università di New York e a quella di Boston.

In tour dalla Costa degli Dei alla Sila
Così il Sud risplende nelle ricette di Lidia Bastianich: dopo un tour lungo la costa tirrenica, dalla Riviera dei Cedri alla Costa degli Dei e dentro i boschi della Sila, si è lasciata guidare dai sapori decisi e soavi della Calabria. Dal pescespada alla bagnarota ai peperoni e patate, dagli spaghetti con mollica e acciughe alla minestra di San Giovanni in Fiore con cavoli, patate e fagioli. Cucina tradizionale, ma, con il tocco dei nuovi chef, anche sperimentale e contemporanea, come l'ha definita il New York Times, invitando a visitare la regione. Soprattutto biologica: in Calabria sono bio 7mila aziende. Ne ha di più solo la Toscana.

Un nuovo libro di ricette
Un patrimonio che l'imprenditrice del food porta negli Usa, in Canada, in Sudamerica, fino in Sudafrica, grazie ai suoi canali tivù e web. E che è in parte racchiuso nel suo ultimo libro “Lidia's celebrate like an Italian”, in uscita fra qualche giorno: 220 ricette ispirate alla grande tradizione italiana. «Il prodotto più richiesto dai grandi chef di New York? La ‘nduja di Spilinga. Si sposa con tutto: con il pesce, con la pizza, con la pasta», spiega la Bastianich. «Quello che ha colpito maggiormente i miei sensi e la mia fantasia? - aggiunge - Il caciocavallo con tutti i profumi dei pascoli della Sila. Ma anche la patata: mi è bastato tagliarla a metà, vederne la consistenza e il colore per capirne il gusto».

«La Calabria ha tanto da dire e gli americani vogliono sapere»
Il suo compito di messaggera delle eccellenze agroalimentari calabresi la Bastianich lo vive fino in fondo: «Sento l'autenticità di questa terra, ne colgo la ricchezza e tutte le potenzialità. È una regione poco conosciuta, che ha tanto da dire. E gli americani, come il resto del mondo, sono curiosi di sapere. Il mercato per i prodotti di nicchia della Calabria c'è, basta posizionarli nel modo giusto», afferma in visita alla cooperativa “Le Agricole” di Lamezia Terme. Lidia è volata in Calabria proprio per testimoniare tutta la sua vicinanza alle 12 donne che gestiscono in comune 7 ettari di terreno: fanno agricoltura sociale e biologica, ma di frequente subiscono intimidazioni. L'ultimo “avvertimento” a fine settembre.

“Le Agricole” di don Panizza
È a loro che Francesca Comencini e Fabio Pellarin hanno dedicato un cortometraggio nell'ambito del progetto Nuove Terre: cinque minidocu sull'agricoltura sociale. «Siamo imprenditrici, professioniste, casalinghe. Di varie etnie, alcune con disabilità o con fragilità sociale», spiega la presidente Annamaria Bovaro. A guidarle c'è don Giacomo Panizza, bresciano, da 40 anni in Calabria: prete antimafia che educa alla legalità, promuovendo nuova imprenditorialità e opportunità lavorative con Progetto Sud, comunità che si occupa di handicap e di minori, tossicodipendenti, disagio giovanile, immigrati e Rom. Gestisce beni confiscati alle cosche.

Un brindisi alla Calabria positiva
L'evento, organizzato da Calabria film commission, che ha seguito il tour della Bastianich e prodotto un bellissimo video, è l'occasione per stringersi intorno a don Panizza, nel mirino della criminalità locale: «Non sei solo, hai accanto le istituzioni, la comunità, la Calabria positiva, la buona politica», lo ha rassicurato il presidente della Regione. Poi un brindisi di rosso locale tra Lidia, il sacerdote e Mario Olverio. E grissini ai pomodori secchi, polpette di melanzane e ai funghi porcini della Sila, cudduriaddi (ciambelle di patate), carpaccio di pesce spada vibonese con cipolle di Tropea, crocette di fichi e mousse di ricotta silana con cedro e bergamotto. Mise en place accurata e creativa, come il servizio al tavolo e al buffet dei ragazzi di Progetto Sud.

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