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Bottiglie Aperte: a Milano 900 vini e premi alla comunicazione del vino

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Bottiglie Aperte: a Milano 900 vini e premi alla comunicazione del vino

Si è appena conclusa la sesta edizione di Bottiglie Aperte, la manifestazione voluta e creata da Federico Gordini a Palazzo delle Stelline con l'obiettivo di creare un appuntamento a Milano in cui il vino ed i mondi ad esso collegati fossero protagonisti. Il pubblico, prevalentemente costituito da operatori del settore, ha potuto conoscere circa 150 produttori di tutta Italia, con oltre 900 referenze in degustazione.

Il programma è stato poi arricchito da ben 17 masterclass, tavole rotonde e workshop, in cui si è parlato dei problemi derivanti dal cambiamento climatico, di visioni generazionali del mondo imprenditoriale vitivinicolo e delle prospettive di investimento vinicolo a livello nazionale ed internazionale.
Fra tutte le masterclass io ho scelto di partecipare a due, la prima dedicata a Rocca di Frassinello, la seconda a Falesco.
Rocca di Frassinello è una cantina nata come joint venture tra Castellare di Castellina e Domaines Baron de Rothschild-Lafite. Siamo al centro della Maremma, a Gavorrano, tra Bolgheri e Scansano. La cantina è stata concepita da Renzo Piano, coniugando funzionalità e bellezza. Protagonista della Masterclass è stato Baffonero, il Merlot in purezza che prende il nome dalla vigna piantata ai piedi della cantina, nato con prospettive estremamente ambiziose, ovvero sfidare Masseto, come dichiarato sul sito dell'azienda! Francamente non so quanto sia lungo ancora il viaggio per arrivare alla meta, posso però dire che l'annata 2015, che non credo essere già in vendita, mi sembra avere straordinarie prospettive.

Falesco è l'azienda fondata a Montefiascone dai fratelli Renzo e Riccardo Cotarella, che nel 2004 si è espansa con l'acquisto di un'azienda in Umbria. I fratelli Cottarella hanno poi di fatto ceduto l'azienda alle loro figlie, Dominga, Marta ed Enrica. La Masterclass era incentrata sul loro famoso Merlot, il Montiano, di cui abbiamo assaggiato 4 annate non semplici, climaticamente piuttosto complicate, 2014-2008-2005 e 2004, proprio per meglio comprendere che è il territorio, inteso come terreno, ambiente, microclima, aria, che determina il vino e non l'enologo. Forse è un'estremizzazione, ma è sicuramente un interessante spunto di ragionamento se proviene da quello che è il più famoso enologo d'Italia, Riccardo Cotarella appunto, presidente di Assoenologi e recentemente insignito in Francia del titolo di 'Chevalier de l'Ordre di Mérite Agricole'. Riccardo si è speso molto per Bottiglie Aperte, partecipando a quasi tutti gli eventi, proprio perchè è uno dei più convinti a credere all'importanza di avere a Milano un evento di traino dedicato al vino.

Federico Gordini ci tiene a ribadire che il suo obiettivo non è “scippare” il Vinitaly a Verona – il tentativo fatto anni fa da Fiera Milano fallì miseramente – ma far crescere un evento diverso, non una fiera ma un momento legato all'anima dinamica della città, con focus sull'innovazione, sul legame vino-ristorazione, sulla comunicazione, con una particolare attenzione ai giovani ed al modo di raccontare il vino alle diverse generazioni.
In questa logica rientrano gli Awards, i premi assegnati a Bottiglie aperte, che sono di due tipi. I Wine Stile Awards premiano le aziende vitivinicole per i loro modi di comunicare: Migliore Presenza Fieristica, Miglior Comunicazione Social, Miglior Sito Web, Miglior Packaging e Miglior evento aziendale.

I Wine List Awards premiano la migliore carta vini, con un occhio attento non solo a prezzi e varietà, ma anche ad originalità ed estetica. Premiano il mondo della ristorazione italiano suddiviso in 6 categorie, dal wine bar al ristorante stellato.
Per sapere tutti i premiati: http://italiadelvino.com/upload/users/pdf/gli%20awards%20di%20bottiglie%20aperte%202017.pdf
Come sempre voglio concludere con qualche nota di degustazione, supportato anche da Augusto Gentilli e Luca Vittori.

Centopercento Pinot Noir 2012 di Prime Alture – Casteggio (PV)
Roberto Lechiancole, imprenditore di successo, lasciata l'azienda alla famiglia, si inventa una seconda vita dedicandosi ad accoglienza, ospitalità e cucina, realizzando una cantina, Prime alture, un Resort di alta qualità, con il Pinot Nero al centro del progetto. Premiato a Bottiglie Aperte con l'Award per il Miglior evento in cantina: La Cantina degli Chef. L'idea è di invitare cuochi importanti, anche stellati, a cucinare i loro piatti nella sua cantina.

E' un Pinot nero in purezza, di buona finezza ed eleganza. Prevalgono i piccoli frutti del sottobosco, con lievi tocchi speziati ed erbacei. Vivo nei tannini, ha una chiusura fresca e leggermente amarognola, di buona persistenza

Pecorino 2016 di Tenuta I Fauri – Chieti (CH)
Azienda familiare situata nel sud dell'Abruzzo, condotta da Domenico Di Camillo e dai figli Valentina e Luigi, entrambi enologi. A bottiglie Aperte era presente Valentina, un vero vulcano che ti racconta i suoi vini con grande passione, premiata con l'Award per il Miglior Sito Web.
Il Pecorino 2016 è di colore giallo paglierino dai riflessi dorati, si distingue al naso per la franchezza, per i freschi sentori di fiori bianchi, per la frutta tropicale, le striature di miele e la decisa nota minerale. In bocca corpo e struttura ne accompagnano la freschezza, con piacevoli idee balsamiche ed un tocco di sapidità.

Buttafuoco Vigna Sacca del Prete 2012 di Fiamberti – Canneto Pavese (PV)
Giulio Fiamberti insieme a papà Ambrogio continua una tradizione familiare che risale al 1814: siamo a Canneto Pavese, in una delle aree più vocate delle colline dell'Oltrepò Pavese. La loro produzione riflette la tradizione del territorio: Bonarda, Riesling, Sangue di Giuda e Pinot Nero, con una passione particolare per il Buttafuoco, il rosso “potente” del territorio, fatto solo con uve autoctone: Croatina, Barbera, Uva Rara e Ughetta di Canneto. Giulio è anche Presidente del Club del Buttafuoco Storico.
Vigna Sacca del Prete nel bicchiere è di colore granato, dagli intensi profumi di frutto rosso e nero, , evidente la mora, deciso nei sentori di spezie, tamarindo, noce moscata, pepe nero, caffè e cacao. Al sorso si percepiscono tannini equilibrati, una buona acidità, morbidezza e rotondità: l'uso del legno è decisamente misurato.

Nerobufaleffj 2011 di Gulfi – Chiaramonte Gulfi (RG)
Gulfi è l'azienda della famiglia Catania, protagonisti di una bella storia di emigrazione di successo: nonno Raffaele emigra a Parigi con la famiglia nel dopoguerra per bisogno, dopo anni di sacrifici e di doppio lavoro torna nella sua Sicilia e con i soldi risparmiati in Francia acquista terra.
Dopo la sua morte il figlio Vito decide di aprire un'azienda agricola dedita non solo al vino, azienda in lavorano anche i figli Davide e Matteo.
Nerobufaleffj è un'ottima espressione di Nero d'Avola. Splendido il colore granato nel bicchiere, piacciono i profumi di frutta rossa in confettura, la noce moscata e la cannella. Un lieve tocco erbaceo che col passare dei minuti diventa balsamico. In bocca è caldo, rotondo, di buon corpo, appena sapido.

Vincenzo Comi Riserva del Fondatore Brut 2008 di Travaglino – Calvignano (PV)
La Tenuta Travaglino risale al 1111, si tratta di 400 ha a corpo unico, di cui 80 a vigneto. Nel 1868 viene acquistata dalla famiglia milanese Comi, ed ora è condotta da qualche anno da Cristina Cerri, giovane erede della famiglia. Tra le decisioni importanti prese quella di affidarsi per la parte enologica a Donato Lanati. L'azienda è nota per i suoi vini a base di Pinot Nero e Riesling.
Vincenzo Comi è il metodo classico più importante dell'azienda, fatto solo nelle annate migliori, con remuage manuale. E' un blend di Pinot nero, 85 %, e Chardonnay, 15 %. Nel bicchiere è di colore giallo paglierino, con un perlage fine e persistente, un attacco in bocca quasi croccante. I profumi sono fini ed eleganti, con prevalenza di fiori e frutti bianchi, piacevole crosta di pane. Fresco al sorso, di buon corpo, convince anche per la persistenza.

Riserva di Fra Ambrogio 2009 de Il Calepino – Castelli Calepio (BG)Ad Ambrogio da Calepio, detto il Calepino, è dedicato sia questo Metodo Classico sia il nome dell'azienda. Chi era costui ? Un frate agostiniano bergamasco del 1400 che compilò un famosissimo “Dictionarium” della lingua latina, citato anche da Manzoni e Verga: poichè i vigneti dell'azienda sono dove passò la sua infanzia, quando nel 1972 Angelo Plebani aprì la sua cantina decide di dedicargli il nome. Famiglia contadina, negli anni '50 Angelo Plebani apre un ristorante, investendone i guadagni nella vitivinicoltura. Grande merito dei Plebani, oggi l'azienda è gestita dai figli Franco e Marco, è stato essere i primi a produrre Metodo Classico in Valcalepio, già negli anni Settanta. Alcuni li hanno soprannominati i franciacortini del bergamasco !Riserva di Fra Ambrogio è un Metodo Classico ottenuto al 70 % da uve Chardonnay e al 30 % da uve Pinot Nero. La vinificazione avviene per un 25 % in legno. Nel bicchiere è di colore paglierino, brillante, con decisi profumi di frutta gialla, erbe aromatiche e liquirizia. Buon corpo, freschezza, persistenza lo rendono piacevole al sorso.

Cortese Col Fondo di Marchese Luca Spinola – Gavi (AL)
La famiglia Spinola ha radici risalenti all'XI secolo nel territorio del Gavi, dove da secoli possiede terre e vigneti. Nel 2006 Andrea Spinola, erede dei vigneti di famiglia, decide di lasciare il suo lavoro in una grande multinazionale a Milano per tornare nelle terre dove ha trascorso l'infanzia. Nel 2015 tutta la famiglia Spinola si trasferisce a Rovereto di Gavi. Il Cortese è un vino bianco, di colore paglierino intenso. Profumi di fiori di campo, camomilla, frutta bianca. Al sorso è morbido, fresco, fine e di grande pulizia.

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