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Nino Negri, 120 anni nel segno dello Sfursat

Vino

Nino Negri, 120 anni nel segno dello Sfursat

La Cantina Nino Negri, la più grande e famosa fra le case vinicole valtellinesi, vero e proprio simbolo del territorio, festeggia quest'anno i 120 anni dalla sua fondazione, ed ha deciso di celebrare questa ricorrenza a Milano, martedì 10 ottobre al Palazzo delle Stelline, con un banco di degustazione gratuito e aperto al pubblico, in cui di ognuna delle etiche in assaggio venivano proposte due annate, quella attualmente in commercio ed una più vecchia. I festeggiamenti continueranno nelle prossime settimane con un altro evento in Valtellina, proprio a Chiuro, per poter ringraziare tutti coloro che hanno collaborato con l'azienda, primi fra tutti i conferitori delle uve.

La giornata di martedi continuava, per gli ospiti, con un percorso “magico” aperto da una degustazione verticale del vino simbolo della Nino Negri, lo Sfursat 5 Stelle, da una successiva visita guidata al Cenacolo Vinciano, alla Sacrestia del Bramante ed alla Basilica di Santa Maria delle Grazie, e si concludeva con una cena a 6 mani, a cura di 3 chef, i valtellinesi Luca Cantoni e Pierino Canclini, e Daniele Armila. La cena è stata anche l'occasione per assaggiare il Castel Chiuro Valtellina Superiore Docg Riserva 2009, in edizione limitata e numerata, realizzato per l'occasione da Casimiro Maule, enologo e direttore della Nino Negri.
Prima di dedicarmi ai vini degustati, voglio ripercorrere velocemente questi 120 anni di storia. Tutto inizia nel 1897 con il matrimonio tra Nino Negri, originario di Aprica, sempre in Valtellina, ed Amelia Galli, proprietaria di Castello Quadrio, fatto costruire a Chiuro, a pochi chilometri da Sondrio, nella prima metà del '400 da Filippo Visconti per il condottiero valtellinese Stefano Quadrio. Nino inizia l'attività vitivinicola, facendo del Castello la sede dell'azienda. Nel 1927 gli si affianca il figlio Carlo, detto Carluccio, tra i primi enotecnici italiani, si era diplomato proprio quell'anno. E' Carluccio il vero artefice dello sviluppo e della crescita qualitativa della Nino Negri: acquista nuovi vigneti, migliora le tecniche di coltivazione, affina i processi produttivi. Il vino prodotto dalle uve Nebbiolo, chiamato in Valtellina Chiavennasca, non viene più venduto sfuso, ma imbottigliato ed esportato all'estero, in Europa e negli Stati Uniti. Nel 1956 viene prodotto il primo Sfursat per come lo intendiamo ora. Alla fine degli anni '60, poichè le due figlie Erina e Carla non intendevano affiancare il padre nella conduzione dell'azienda, l'impresa veniva ceduta alla società svizzera Winefood, ma Carluccio resta in azienda.
Nel 1971 succede una cosa all'apparenza normale ma in realtà di straordinaria importanza se si pensa a quanto successo nei 46 anni successivi: Carluccio ha bisogno di un collaboratore fidato, di un giovane enologo a cui trasmettere e con cui condividere le sue conoscenze del vigneto e del vino valtellinese. Si reca alla prestigiosa scuola di San Michele all'Adige e chiede al preside di poter assumere il giovane più promettente: c'è un certo Casimiro Maule, di una solida e numerosa famiglia contadina, da poco diplomato e già chiamato a fare l'insegnante. Inizia così una collaborazione ed un'avventura che per Casimiro dura ancora ora. Nel 1977 si spegne Carlo Negri e le responsabilità di conduzione dell'azienda passano a Casimiro. Gli anni successivi sono difficili, soprattutto quando il mancato rinnovo degli accordi bilaterali tra Italia e Svizzera fa crollare gli ordini dal paese elvetico: il mercato Svizzero assorbiva allora il 75 % del vino valtellinese. Non è sbagliato parlare di rischio collasso per l'azienda e per il comparto della viticoltura valtellinese !
Nel 1986 la Winefood cede l'azienda al Gruppo Italiano Vini, attualmente il primo gruppo italiano del settore per fatturato, terzo in Europa e decimo nel mondo: il GIV ha garantito negli anni stabilità, risorse e fiducia a Casimiro, consentendogli di portare la Nino Negri su un cammino di costante ricerca della qualità che ha permesso negli anni di ottenere premi e riconoscimenti in tutto il mondo.
Nel 1983 nasce lo Sfursat 5 Stelle. L'annata 1989 ottiene la medaglia d'oro al concorso enologico di Bordeaux. L'annata 2001 è dichiarata nel 2004 Vino Rosso dell'anno dal Gambero Rosso. Nel 2007 Casimiro Maule ottiene il riconoscimento di Enologo dell'anno dal Gambero Rosso. Attualmente la Nino Negri produce tra le 850.000 e le 900.000 bottiglie all'anno, divise su poco più di 20 etichette. Gli ettari vitati di proprietà sono 31, a cui si aggiungono oltre 170 ettari di conferitori che vengono seguiti da tecnici specializzati dell'azienda per garantire un alto livello qualitativo delle uve raccolte.
Veniamo ora al vino nato per festeggiare e raccontare l'anniversario, quasi a voler racchiudere 120 anni in un bicchiere. Castel Chiuro Valtellina Superiore DOCG Riserva 2009
Castel Chiuro è un omaggio che Casmiro Maule ha voluto fare a Carlo Negri, riproponendo il vino più celebre prodotto dal Carluccio negli anni '50 nel castello di cui porta il nome.
Le uve della vendemmia 2009 sono state raccolte a mano alla fine di ottobre nei vigneti di Grumello e Valgella, ad altitudini superiori ai 500 metri. La vinificazione è in acciaio, per poi passare, dopo un breve passaggio in cemento, a maturare per 5 anni in botti di rovere di capacità tra i 14 e i 35 hl. Affina per almeno 10 mesi in bottiglia.
L'etichetta di ogni bottiglia è stampata su carta marmorizzata, decorata a mano da artigiani fiorentini. Un particolare gioco di colori da forma ad un motivo sempre diverso che rende ogni esemplare unico. E' confezionata in un prestigioso cofanetto contenente un libro sulla storia della Nino Negri.
Nel bicchiere è di colore rosso granato, al naso il frutto rosso va a braccetto con le spezie. E' dotato di corpo, struttura, con i tannini decisi ma morbidi. Possiamo senza dubbio definirlo vino territoriale, capace di trasformare la durezza e l'asprezza della montagna in eleganza. Persistente nel finale, ha davanti a sè almeno un decennio per completare la sua evoluzione.
Il momento però per me più emozionante è stata la degustazione verticale di Sfursat 5 Stelle, 6 annate dispari - 2013, 2009, 2001, 1999, 1997, 1989 – tra le migliori di sempre, condotta da Casimiro Maule e da Luciano Ferraro, giornalista del Corriere della Sera. Ne approfitto per ricordare che domenica 12 novembre al Merano Wine Festival io e Casimiro Maule condurremo insieme una Masterclass sullo Sfursat 5 Stelle, questa volta su 8 annate.
Prima di andare nel dettaglio delle annate voglio fare una breve introduzione sulla viticoltura valtellinese e sullo Sforzato.
Parliamo di poco più di 700 ettari vitati letteralmente strappati al versante retico della montagna, coltivati su terrazzamenti sostenuti da muretti a secco che si sviluppano linearmente per oltre 2.500 km. E' viticoltura di montagna, da molti definita eroica. Il vitigno è da sempre il Nebbiolo, in Valtellina chiamato Chiavennasca. Leonardo da Vinci già parlava della Valtellina e del suo vino: “Fa vini potentissimi e assai .....”. Veniamo allo Sforzato (o Sfursat) di Valtellina, un passito rosso secco, che ha ottenuto la DOCG nel 2003, vero vino bandiera del territorio.
Il primo a parlare di Sforzato fu Ortensio Lando (ca 1510 – ca 1558): cito dal bel libro di Casimiro Maule (Valtellina: la vite, il vino e il paesaggio): “bevei di un vino detto il vino delle sgonfiate [uve appassite], credo fermamente ch'egli sia il miglior, che al mondo si beva”. Quel vino era talmente potente, “di potentia uguale a Iddio”, che s'era veduto più volte “l'infermo abbandonato da medici, et per morto da cari parenti pianto, et solo col vino delle sgonfiate essersi risanato”.
Si ottiene dai migliori grappoli di uve Nebbiolo che, subito dopo la vendemmia, vengono posti ad appassire per circa tre mesi su graticci in locali asciutti e ben ventilati detti “fruttai”.
Dopo l'appassimento l'uva ha perduto il 40% del proprio peso, ha concentrato i succhi, ha sviluppato particolari fragranze aromatiche ed è pronta per la pigiatura.
Seguono almeno 20 mesi di invecchiamento ed affinamento in legno e bottiglia.
E' cugino dell'Amarone della Valpolicella, simile ad esso per tipologia e lavorazione, diverso per i vitigni utilizzati: in Valtellina Nebbiolo, in Valpolicella Corvina Veronese, Corvinone e Rondinella.
Per quanto riguarda la maturazione in legno, il 5 Stelle fa 20 mesi in barrique francesi nuove.
Dopo l'imbottigliamento affina per 4 mesi in bottiglia.
Veniamo alla degustazione
ANNATA 2013: colore granato di media intensità, profumi di frutta matura – prugna e mora - di spezie dolci, ma anche leggere note balsamiche. I tannini sono decisi, esuberanti. Presenta corpo, persistenza, ma soprattutto prospettive lunghissime davanti a sè. Maule dice: “...in bocca sembra di avere un grappolo d'uva”.
ANNATA 2009: annata straordinaria, nel bicchiere è di colore granato intenso. Fresco e balsamico, passa al frutto rosso in confettura ed infine ad un ampio panorama di spezie. Liquirizia, cacao, pepe nero, tabacco dolce lo rendono piacevole e di grande complessità. Non dimentichiamo i sentori di fiori e fichi secchi. Al palato è delicato, quasi sussurrato, preciso, piacevolmente tannico, con appena accennato un tocco di vaniglia.
ANNATA 2001: è la mia annata preferita tra quelle in degustazione. Il colore è granato intenso, al naso nella varietà dei profumi è intenso, complesso ma ben equilibrato: passiamo dalla confettura di marasca ai sentori di caffè, di cioccolato fondente ed anche ad un'intrigante nota balsamica. Piace, presente a dire il vero in tutte le annate, la leggera nota sapida. In bocca ha eleganza, grande finezza, equilibrio, pienezza. E' molto persistente e decisamente appagante.
ANNATA 1999: di colore granato. Vino di personalità, perfettamente bilanciato tra frutta, spezie ed aromi. Al sorso è forse meno potente ma morbido, caldo, con una leggera nota mielosa. Vino rigoroso, di grande equilibrio, persistente.
ANNATA 1997: la seconda tra la mie preferite dopo il 2001. Il colore è ancora granato con un'appena percettibile sfumatura aranciata. Ricchissimo nei profumi: frutta rossa molto matura, anche in confettura, tabacco, caffè, cannella e noce moscata. E' deciso, grintoso, scattante, ricco nei tannini perfettamente equilibrati. Caldo e persistente, ha ancora delle prospettive di longevità.
ANNATA 1989: è l'annata che ha fatto conoscere il 5 Stelle fuori dalla Valtellina, vincendo la medaglia d'oro a Bordeaux. Ve ne sono pochissime bottiglie in giro, ed è la prima volta che lo assaggio. E' di colore granato con unghia rosso mattone. Necessita di parecchi minuti nel bicchiere prima di esprimersi nel modo migliore: intenso nei profumi di confettura di frutta rossa e di ciliegia sotto spirito. Molto tamarindo, e poi chiodi di garofano, caffè ma anche piacevoli striature balsamiche. Il sorso è caldo, rotondo, delicato, di grande persistenza.

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