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Il Gin della Regina Vittoria? Si fa nell'ex-cartiera che produceva…

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Il Gin della Regina Vittoria? Si fa nell'ex-cartiera che produceva sterline

Come in un film di James Ivory. Intorno alla storica mansion alberi secolari, prati impeccabili, strade strette e quel cielo grigio, quel misto di nebbia e pioggia che fa subito British countryside.
Arrivati alla meta ci accoglie la maestosa serra a vela. Un contenitore prezioso di tutte le erbe - i famosi botanicals - che sono la firma di ogni gin che si rispetti. Siamo a Laverstoke, nell'Hampshire, dove Bombay Sapphire distilla i propri gin da circa un triennio. Questi fabbricati di mattoni rossi fino all'arrivo dei nuovi proprietari ospitavano un'antica cartiera. Qui si produceva la carta su cui la Zecca britannica stampava le sterline (ma anche le rupie indiane) e quella di molti documenti ufficiali del Regno Unito.

La storia si respira mentre si visita tutta la struttura al seguito di Sam Carter, un Cicerone vulcanico, affabile e competente che è la vera anima di questo luogo. Si parte dai silos dove sono stoccati gli spirits che dovranno raggiungere la Scozia per l'imbottigliamento (sia gli autisti dei camion che convergono a Laverstoke per consegnare l'alcol sia quelli che invece caricano il gin da imbottigliare sono tenuti a consegnare le chiavi del veicolo: a scanso di equivoci durante le procedure di carico e scarico saranno custodite in un contenitore di vetro ben sigillato).
E poi i laboratori, le sale in cui sono conservati i botanicals, i locali di distillazione, la serra, il piccolo museo che ripercorre la storia di Bombay e la Dry Room voluta da Ivano Tonutti, il cacciatore di erbe aromatiche che ha l'ultima parola sulla “ricetta” segreta a base del gin prodotto a Laverstoke: qui si possono vedere, toccare, annusare tutte le erbe e radici utilizzate nella distillazione.

La regina in etichetta
Il gin dalla bottiglia di cristallo color zaffiro con la regina Vittoria in etichetta fece il gran salto nel 1959, quando venne “scoperto” da Alan Subin, importatore newyorkese venuto in Gran Bretagna a caccia di un gin premium da offrire sul mercato statunitense. Fu lui ad avere l'idea della regina in etichetta (intuizione vincente) e a decidere il nome, Bombay Dry Gin. Da allora molta acqua - o meglio molto alcol - sono passati sotto i ponti e oggi Bombay fa parte del gruppo Bacardi-Martini.
Caratteristiche salienti: per la distillazione si usano solo cereali provenienti dalla Scozia, l'acqua invece è quella cristallina del lago Vyrnwy, in Galles. Ma ovviamente sono le erbe a far la differenza. Arrivano dai quattro angoli del mondo e da vent'anni è l'italiano Ivano Tonutti a cercare quelle più speciali e adatte a garantire il gusto particolare di Bombay. Mandorle amare e limoni dalla Spagna, liquirizia dalla Cina, bacche di ginepro e radici di giaggiolo dall'Italia (il ginepro è toscano), radici di Angelica dalla Sassonia, coriandolo dal Marocco, corteccia di Cassia dall'Indocina. Questi gli otto ingredienti storici del Bombay a cui sono state aggiunte nel 1987 bacche di Cubebe - una specie di pepe - dall'isola di Giava e “grani del Paradiso” dalle coste occidentali dell'Africa.

Il segreto sta nel vapore
La vera grande differenza sta nel metodo di infusione. A Laverstoke le erbe non vengono affondate nell'alcol ma poste in particolari ceste di rame cui, pervasivamente, ascendono i vapori dell'alcol. Aromi più delicati e allo stesso tempo più definiti, grazie a questa “Vapor infusion” che richiede più tempo e pazienza (John, che da vent'anni custodisce i quattro alambicchi Carter-Head, unici al mondo, conferma fieramente). In sostanza erbe aromatiche e alcol non vengono distillati separatamente (l'alcol etilico lo è per tre volte). I vapori successivamente si aromatizzano con le fragranze delle dieci erbe.

Produzione sostenibile
Tutto il Bombay Sapphire venduto nel mondo proviene da questa distilleria ed è imbottigliato a Glasgow. Mentre degustiamo il primo di una serie di Gin&Tonic eseguiti a regola d'arte Carter spiega l'impegno dell'azienda sul fronte della sostenibilità. L'energia usata in distilleria è in larga parte autoprodotta. E molti sforzi sono impiegati anche nel reperimento dei botanicals.
L'intera coltivazione dell'Iris in Toscana, incluso il raccolto e il controllo delle erbe infestanti, sono fatti a mano e senza l'uso di sostanze chimiche. Ciascun raccolto è lavato e pelato a mano. In Ghana circa un anno fa, Bombay Sapphire ha varato insieme a una ONG locale un'iniziativa per garantire una un programma di sostenibilità A-Z. E azioni simili vengono condotte in Vietnam e a Giava.

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